Italia R.S.I.
ECCEZIONALE DOCUMENTO FIRMATO DAL COMANDANTE DELLA "XIV BRIGATA NERA "ALFIERI" DI PAVIA NEL DICEMBRE 1944
Prezzo: venduto - cod. nr. 12534
Riunione del PFR di Pavia al Broletto presieduta da Cattaneo nel 1944
Famoso manifesto e cartolina per l'arruolamento nelle Brigate Nere
I militi della Brigata Nera "A.Alfieri" rendono omaggio alle spoglie di un loro camerata ucciso dai partigiani
Veramente raro documento originale su carta intestata della 14° Brigata Nera "A.G.Alfieri" di Pavia redatto il 19 dicembre 1944 e firmato dal Comandante della Brigata e Commissario Federale di Pavia, Dante Cattaneo.
Il documento attiene alla nomina del Commissario Prefettizio del comune di Casei Gerola.

A meta' settembre del 1943 la federazione fascista di Pavia riapri' i battenti sotto la protezione dei mezzi corazzati della Wehrmacht nelle cui mani era ogni potere sul territorio.
Dopo l'8 settembre i tedeschi arrivano dappertutto per primi. A poche ore dall'armistizio sono in grado di controllare senza difficoltà i centri più importanti della provincia. Occupano Voghera, Stradella e l'Oltrepò fin dal primo pomeriggio del 9 settembre; la sera hanno superato il Po e sono alle porte di Pavia. Meno di 12 ore dopo la città è nelle loro mani. Li comanda il capitano Korsemann. Tutto, o quasi, dipende dall'apparato politico-amministrativo imposto dalla Wehrmacht.
La data ufficiale della ricostituzione del Partito Fascista Repubblicano pavese e' quella del 29 settembre 1943 quando, al Broletto, si tenne la prima riunione del fascio repubblicano. Si parla di ritorno alle origini e alla purezza ideologica della prima ora; di ferrea selezione dei quadri e di punizione per i traditori. L'adesione ai "postulati della nuova azione" annunciata da Mussolini la si vuole "assoluta e incondizionata". Del programma si esaltano soprattutto gli aspetti sociali e ci si ricorda, per l'occasione, di quell'anticapitalismo operaio di vecchia maniera col quale si vorrebbe accreditare, per il nuovo partito, una rinnovata immagine popolare e di sinistra. Non mancano mai, nelle tante assemblee o negli echi di quelle solenni dichiarazioni che rimbalzano puntualmente sul "Popolo Repubblicano", il neonato organo della federazione, toni radicali, non privi di arroganza, e atteggiamenti spesso inutilmente intransigenti che varranno al neofascismo pavese i rimproveri degli stessi storici di parte fascista.
Le domande di iscrizione al PFR ( Partito Fascista Repubblicano )sono subito sottoposte al vaglio di un'apposita commissione nominata dall'assemblea del 29 settembre. Al nuovo partito c'è chi aderisce e chi no. A schierarsi sotto la bandiera di Salò sono soprattutto gli squadristi della prima ora, quelli che la normalizzazione aveva emarginato o che prima del 25 luglio avevano assunto "atteggiamenti di assenteismo o di vero e proprio dissidentismo".
Ci sono anche i giovani o i giovanissimi, per i quali il fascismo, quello autentico, comincia soltanto dopo l'8 settembre. C'è, infine, un buon numero di profughi e sfollati dal Meridione e dalla Toscana (ma anche dalla Liguria e dal Piemonte) che a Pavia andranno a infoltire gli scarsi quadri dirigenti locali.
La ricomposizione delle file fasciste e del partito in provincia, se è abbastanza veloce nella forma, è decisamente lenta e non priva di contraddizioni nella sostanza. Fin da ottobre il territorio provinciale è diviso in otto zone a cui sono preposti altrettanti ispettori reggenti. Tutti i fasci maggiori (quelli di Stradella, Voghera, Broni, Casteggio, Vigevano, Mortara e con essi alcuni minori, come quelli di Canneto, Mede e Zerbolò) possono dirsi costituiti già ai primi del mese, anche se le rispettive assemblee si terranno soltanto in novembre. Secondo fonti repubblichine, i fasci riattivati alla fine del '43 sarebbero 126, nel febbraio successivo 144, in marzo 166; gli iscritti, rispettivamente, 1.702, 2.000 e 2.437. Il 20 maggio, annuncia trionfalmente il "Popolo", tutti i 182 fasci della provincia "sono nuovamente in linea". Di questi, agli inizi di settembre, ne restano in funzione ancora 173 con poco meno di 2.400 iscritti, 710 sono quelli del solo capoluogo, dove alla fine dell'anno precedente erano 525.
Nel settembre del '44 i fasci femminili (reggente è Maria Del Conte) hanno in provincia 628 iscritte, l'Opera Nazionale Balilla (presidente provinciale è Mario Parravicini) 14.500. Addirittura poco meno di 36.000 sarebbero, al 31 maggio, gli organizzati dell'OND, suddivisi in 315 sedi, con 80 spacci di bevande, 103 mense aziendali e 39 spacci alimentari.
In effetti, non sono davvero molti coloro che possono dire di appartenere a pieno titolo al nucleo storico dei PFR pavese. Certamente lo sono Piero Asti, commissario provvisorio fino a tutto ottobre e membro del primo direttorio nazionale del partito; Angelo Musselli, responsabile dell'Uffìcio provinciale per la riorganizzazione e il controllo dei fasci repubblicani, segretario federale, prima, e poi questore; Fausto Pivari, vice segretario della federazione e direttore, per un breve periodo, del "Popolo Repubblicano" ed in seguito Vice Comandante della Brigata Nera "Alfieri" con il grado di Tenente Colonnello. Con Salò si schierano subito anche Amore Maggi, consigliere delegato dell'Opera nazionale mutilati e responsabile amministrativo della federazione, Oddo Bacchetta, Callisto Cova, Antonio Riboni, Pierino Poggi e Mario Milanesi. Gli ultimi tre, con Musselli e Pivari, formano la segreteria del fascio di Pavia, che sarà di fatto l'organismo federale fino alla nomina, nel marzo del '44, dei direttorio provinciale e del commissario federale Dante Cattaneo.
Fra gli ex squadristi ci sono, in primo piano, Edoardo Baldi, Gigi Dainotti, Marcello Zuffi e, soprattutto, Arturo Bianchi, cantore del fascismo locale, "uomo di sicura fede, energico e capace", fondatore nel '21 dei fascio di Copiano e organizzatore delle squadre del Basso pavese, che diventera' Capo di Stato Maggiore e Tenente Colonnello della Brigata Nera "Alfieri".

Maglione nero, giubbottino a vita di panno, berretto da sciatore con il teschio: nascono così, in luglio, le "Brigate Nere".
E' il nuovo squadrismo quello che nasce, un po' invecchiato, fanatico, violento e intransigente, non privo di un fondo costante di tragica disperazione. In ogni provincia è di stanza una brigata territoriale, con compiti esclusivi di ordine pubblico. Per combattere i partigiani sono invece costituite le "Brigate mobili", che si spostano là dove c'è da rastrellare e combattere.
"Il tempo di agire è ormai maturo - proclama, ai primi di luglio del 1944, il federale Cattaneo -; dall'opera di propaganda, di persuasione e di pacificazione sinora seguite, si è deciso di passare alla fase dell'azione mirante a schiacciare i rettili antinazionali e i nemici interni di ogni categoria".
La XIV Brigata nera "Alberto Alfieri " di Pavia vede la luce, al Broletto, il 10 luglio, dopo una nutrita serie di incontri preparatori. Se il quartier generale, bene o male, è subito costituito, per il resto le cose non sembrano andare altrettanto bene. Sul piano quantitativo, dati differenti vogliono la forza della Brigata nera oscillante fra i 450 uomini mobilitati a metà settembre e i 600 alla fine di dicembre. Poco meno della metà di essi è senz'armi; molti non hanno neppure l'uniforme. Mancano i mezzi di trasporto e il carburante non abbonda.
Il periodo non era dei piu' felici per la neoformazione fascista. Le bande partigiane, infatti, avevano assunto l'iniziativa nella provincia e, in piu' occasioni, erano riuscite a mettere in difficolta' i reparti dell'esercito e i tedeschi occupando centri importanti come Varzi e Zavattarello.
Per mesi sulle colline e i monti dell'Oltrepò, a Vigevano come nei boschi del Po e del Ticino, i brigatisti si accompagnano ai tedeschi in azioni di rastrellamento e di rappresaglia nel vano tentativo di debellare la lotta partigiana, abbandonandosi spesso, con la giustificazione di dover rispondere colpo su colpo, a eccessi che suscitano, ancora una volta, le proteste di molte autorità civili e religiose.
In città sono loro che fanno incursioni nei cinema e portano via i giovani per mandarli a lavorare in Germania; che piombano nelle case 'nemiche' di notte, alla ricerca di ostaggi da consegnare ai tedeschi; che "combattono il mercato nero requisendo sacchi di farina, formaggi, sale e burro di cui nessuno saprà più nulla".
Ma la violenza e la confusione i brigatisti le portano anche all'interno del partito. E' il loro momento e lo vogliono sfruttare fino in fondo: son sempre pronti a menar le mani o ad alzare la voce. Il confronto di posizioni, con loro, diventa subito rissa.
In novembre, persistendo forti concentramenti di partigiani nella zona dell'Oltrepo', la Brigata partecipo' a una grande azione di polizia unitamenti a reparti della "San Marco" e a forze germaniche costituite da russi, ex prigionieri di guerra, inquadrati nella "Legion Turkestan" ( 162.Infanterie Division ), i cosiddetti "mongoli", cosacchi fuoriusciti dalle fila della Luftwaffe nella speranza di ricevere un salvacondotto, a guerra finita, che li avrebbe salvati dalla riconsegna alle truppe staliniane, e dalla conseguente punizione. La loro azione venne punteggiata da una serie lunghissima di violenze e di rapine. In modo particolare la loro furia venne rivolta verso le donne, senza riguardo all'eta'.
Nella primavera del 1945 i partigiani dell'Oltrepo' pavese riuscirono un'altra volta ad occupare la zona di Zavattarello, che pero' venne ancora ripresa dagli squadristi, questa volta operanti con reparti della Divisione "Italia".
Il 26 aprile, ritiratisi a Pavia i presidi della provincia, si svolsero per piu' ore cruenti combattimenti.
Nelle difficili ore che precedettero la resa fascista in Pavia, davanti all'indecisione dello Stato Maggiore della Brigata Nera Alfieri, combattuto tra l'aderire alle trattative di resa intrattenute sino al 26 aprile dal capo della Provincia Tuninetti o l'obbedire all'ordine di Pavolini, quello di confluire su Milano e poi in Valtellina, Arturo Bianchi fu l'unico ad ostinarsi perché la formazione combattesse fino all'ultimo, terza estrema soluzione.
Allettati dalla promessa di essere consegnati incolumi agli Alleati per un regolare processo, i responsabili della Brigata Nera Alfieri si consegnarono ad Ubaldo Barberis del comitato insurrezionale pavese. Il promesso "regolare processo" si risolse in un sommario giudizio posto in atto dall'istituito "Tribunale del Popolo" costituito dal CLN di Pavia che, nella notte del 30 aprile, giudicava Arturo Bianchi, accusato di rastrellamenti, in effetti organizzati e diretti, colpevole, e lo condanna alla pena capitale mediante fucilazione alla schiena, eseguita all'alba del 1° maggio.Insieme a Bianchi vennero fucilati il colonnello Gigi Dainotti, il capitano Edoardo Baldi, Amore Maggi, comandante della caserma XXVII Ottobre quella dei brigatisti, il vicequestore Fausto Pivari vice comandante della brigata, e il questore Angelo Musselli.

La Brigata Nera "Alfieri" aveva preso il nome di un altro personaggio del fascismo repubblicano pavese: Guido Alberto Alfieri. Ne fa il ritratto Giampaolo Pansa nel suo volume "Il sangue dei vinti": "Alfieri, nato a Brescia,39 anni, tenente colonnello dell'aviazione, era stato giovanissimo legionario con D'Annunzio a Fiume e poi squadrista.
Volontario in guerra, pilota da caccia, aveva ottenuto decorazioni italiane e tedesche.Era rimasto ferito e aveva una guancia rifatta. Nonostante questo, era di bell'aspetto, un romantico militare circondato da una fama di grande soldato e di eroe fascista. Dopo la nascita della RSI, Alfieri si mise subito in azione. Costitui' a Casteggio un suo reparto di polizia alle dipendenze della 162° Divisione tedesca e con un nome tedesco: Sicherheits Abteilung ossia Reparto di Sicurezza. Era una squadra smilza, con una dozzina di agenti, che comincio' a dar la caccia ai renitenti alla leva fscista. Nel maggio del 1944, Alfieri trasferi' il suo nucleo a Voghera e ando' ad abitare presso la famiglia dell'ingegner Felice Fiorentini. Verso la fine del giugno 1944, un evento cambio' la vita di Fiorentini. Una notte nei pressi di Pietragavina, una frazione di Varzi, a 800 metri di altezza sui monti tra la val Staffora e la val Tidone, un gruppo della Sicherheits si tricero' in una casa per timore di essere assalito dai partigiani. Nel buio, i miliziani di Alfieri udirono un veicolo che si avvicinava. Pensando che fossero i ribelli, cominciarono a bersagliarlo di raffiche. Ma in quell'auto c'era il loro comandante che venne colpito. Alfieri agonizzo' per cinque giorni poi mori'. Ebbe esequie imponenti. Nel corteo funebre c'erano anche i suoi uomini che per la prima volta sfoggiarono il loro distintivo: un bracciale giallo con la sigla della Sicherheits.
Il successore piu' imprevedibile al comando dell'unita' fu Fiorentini, anzi il colonnello Fiorentini, anche se non possedeva alcuna esperienza militare, se non quella lontana della prima guerra mondiale.
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La Brigata Nera "Alfieri" sfila per le vie di Pavia nel 1944
 
Membri della Brigata Nera "Alfieri" fotografati a Pavia nell'ottobre del 1944