| Italia R.S.I. |
| RARISSIMA COMUNICAZIONE DELLO STATO MAGGIORE DELLA MARINA R.S.I. CON FIRMA AUTOGRAFA DEL COMANDANTE JUNIO VALERIO BORGHESE |
| Prezzo: venduto - cod.
nr. 12459 |
( Com/te J. Valerio Borghese ) comunica, in data 3 marzo 1945, ai Comandi Operativi della Marina della Repubblica Sociale Italiana nelle sedi di La Spezia, Genova, Venezia, Trieste, Pola e Fiume le nuove disposizioni riguardanti il Personale delle Capitanerie di Porto. Quello che rende eccezionalmente raro il documento, oltre al suo contenuto, e' la firma autografa del Comandante Junio Valerio Borghese che con la stessa penna ha corretto personalmente la data e il numero di protocollo del documento che e' stato redatto nella localita' indicata dal numero 867 di Posta da Campo ( Montecchio Maggiore ). Prima sede del Sottosegretariato di Stato per la Marina fu Belluno ma, verso la fine del 1943, il comando della Marina da Guerra del Reich in Italia fece sapere al governo della RSI che, per l'istituzione in Alto Adige della zona operativa "Voralpen-Tirolenland" sotto controllo militare germanico, la presenza dell'organismo repubblicano non era opportuna. Agli inizi del 1944 pertanto il sottosegretariato venne trasferito a Vicenza e di qui, poco dopo, a Montecchio Maggiore. In quello stesso periodo assunse la carica di Sottosegretario il Contrammiraglio Giuseppe Sparzani che mantenne fino al febbraio 1945 quando si dimise per il continuo peggioramento dei suoi rapporti con i tedeschi. Il principe Junio Valerio Borghese nasce a Roma il 6 giugno 1906, da nobile famiglia romana di lontane origini senesi. Frequenta il liceo a Londra e, l'Accademia navale a Livorno. Attratto dalla vita militare, nel 1922 viene ammesso ai corsi della Regia Accademia Navale di Livorno, dalla quale esce nel 1928, con il grado di Guardiamarina; deve comunque attendere quasi un anno per avere il suo primo imbarco, sull'incrociatore Trento. Nel 1930 viene promosso Sottotenente di vascello e imbarcato su una delle torpediniere operanti in Adriatico; l'anno successivo frequenta il corso superiore dell'Accademia Navale, e nel 1932 viene trasferito ai sommergibili. Dopo aver frequentato il corso di armi subacquee, nel 1933, promosso Tenente di vascello, viene imbarcato dapprima sulla Colombo, quindi sulla Titano. Nonostante abbia nel frattempo conseguito i brevetti di palombaro normale e di grande profondità, e' solo nel 1935 che riceve il primo incarico di sommergibilista, partecipando alla guerra d'Etiopia, dapprima imbarcato a bordo del sommergibile Tricheco, successivamente del Finzi. Nel 1937 assume, infine, il primo comando: con il sommergibile Iride prende parte alla Guerra civile spagnola, venendo decorato, l'8 aprile 1939 della medaglia di bronzo al Valor Militare. Trasferito successivamente presso la base di Lero, nel Dodecaneso, vi rimane fino all'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940. Nelle prime fasi del conflitto, come comandante del sommergibile Vittor Pisani, prende parte alla battaglia di Punta Stilo e a una serie di falliti tentativi di forzare il porto di Gibilterra, tra il settembre e l'ottobre del 1940. Dopo aver frequentato, nell'agosto del '40, la scuola tedesca del Mar Baltico per sommergibili oceanici ed essere stato promosso Capitano di corvetta, nel 1941 viene designato alla X Flottiglia MAS (il nome di Decima Flottiglia Mas, che resterà poi invariato fino alla fine del conflitto, nasce, come nome di copertura, il 15 marzo del 1941, su iniziativa del capitano di fregata Vittorio Moccagatta, nuovo comandante del gruppo, che viene suddiviso in due reparti: reparto subacqueo, al comando di Borghese, e reparto mezzi di superficie, al comando del capitano di corvetta Giorgio Giobbe), dove assume gli incarichi di comandante del sommergibile Scirè e di capo del reparto subacqueo. Anche con il suo contributo vengono pianificati e realizzati i progetti per il forzamento delle rade di Gibilterra (20-21 settembre 1941) e Alessandria (18-19 dicembre 1941, operazione che conduce all'affondamento delle navi da battaglia inglesi Queen Elizabeth e Valiant), venendo per questo decorato con la medaglia d'oro al Valor Militare el'Ordine militare di Savoia. Il 1 maggio 1943, e' promosso Capitano di fregata ed assume il comando dell'intera Xª Flottiglia MAS. La storia operativa fino all'otto settembre del 1943 della Decima Flottiglia Mas si riassume brillantemente nel suo medagliere: ventisei medaglie d'oro (di cui dieci alla memoria), una medaglia d'oro allo stendardo della Flottiglia e un'altra allo stendardo del sommergibile Sciré fanno della Decima Flottiglia Mas il reparto militare italiano più decorato, insieme al Terzo Reggimento Bersaglieri. Il brillante sommergibilista, anch'egli Medaglia d'Oro, non ancora trentasettenne, è già conosciuto e stimato in patria e all'estero. Con lo Scirè ha fatto cose impossibili, è passato e ripassato a Gibilterra beffando gli inglesi, ha portato ad Alessandria i protagonisti dell'impresa omonima. Forte personalità, entusiasta, è amatissimo dai suoi uomini, con quel vincolo tutto speciale che si forma tra la gente di bordo, ancora più accentuato in un microcosmo qual è un sommergibile; questo tipo di rapporto si trasferirà su tutto il personale della Decima, facendo sì che il Reparto si identifichi sempre più con il Comandante. Borghese ha allo studio una nuova azione a Gibilterra e un'incursione con sommergibili oceanici contro gli Stati Uniti, quando arriva la data fatale dell'otto settembre. L'armistizio viene appreso per caso, accendendo la radio in caserma a La Spezia. Nessun organo superiore aveva dato comunicazione, anche e soprattutto perché gli organi superiori erano stati i primi a sbandarsi. Il suo superiore, il duca Aimone d'Aosta, cugino del re, era uno dei tanti dileguatisi assieme al sovrano e a tanti altri suoi nobili e "non nobili" colleghi. Borghese rimane legato ai suoi doveri di ufficiale con le sue responsabilità; e la più importante era quella di salvaguardare non solo l'onore della bandiera, ma prima di tutto i suoi uomini. Senza di lui gli uomini del suo reparto avrebbero fatto la stessa fine degli altri lasciati allo sbando; catturati e deportati in Germania (come quelli di Bolzano) o massacrati dai tedeschi (come quelli a Cefalonia, a Creta) e tanti, tanti altri. Le modalità di annuncio dell'armistizio (comunicato dal generale Eisenhower alle 18.15 da Radio Algeri, nella totale assenza di notizie da parte delle autorità italiane), il fatto di averlo stipulato all'insaputa dell'alleato tedesco, la penosa figura di un Re e di un governo in fuga, lo sbandamento della gran parte dei comandi militari, tutti questi fattori contribuirono senza dubbio a creare un enorme turbamento nelle coscienze. Restando nell'ambito della Marina, all'alba del 9 settembre una flotta di 21 navi, tra cui tre corazzate (Roma, Italia - ex Littorio e Vittorio Veneto) e tre incrociatori, fa rotta per Malta, dove si consegnerà agli Alleati, in osservanza dei patti armistiziali. Solo la Roma non giungerà alla meta, centrata in pieno da un aereo tedesco, che sperimenta per la prima volta sugli ex alleati la nuova bomba radioguidata FX 1400. La reazione tedesca al voltafaccia italiano è stata insomma immediata, per mare e così anche per terra. A La Spezia i soldati della 305° divisione di fanteria tedesca entrano il mattino del 9 e rapidamente sopraffanno le divisioni Alpi Graie e Rovigo, arrestando anche il comandante della piazza, generale Carlo Rossi. I tedeschi impongono il coprifuoco dalle ore 20 alle 6 del mattino e catturano centinaia di soldati italiani che cercano di andarsene. Sulla caserma della Decima Mas invece continua a sventolare il tricolore, e le sentinelle montano, regolarmente armate, la guardia. Il comandante Borghese ha fatto le sue scelte, e le comunica in assemblea ai suoi uomini: "Chi vuole andare in licenza illimitata è libero. Io resto". Borghese si barrica con la sua X Mas a Lerici pronto a difendersi da una imposta disonorevole e infamante resa ai tedeschi. Dichiarerà in seguito al processo "Se un tedesco avesse tentato di disarmare il mio reparto io avrei dovuto difendermi; in questa circostanza se fossi stato ucciso, cosa probabile, oggi sarei considerato un eroe della Resistenza". (come Gandin a Cefalonia). E con questa scelta inizia la seconda parte della storia della Decima Flottiglia Mas: Borghese, come un antico capitano di ventura, si mette direttamente in contatto con i tedeschi. Il suo prestigio, la sua amicizia personale con il comandante della Marina tedesca, Donitz, e con l'ammiraglio Meendsen-Bohlken, gli consentono di stipulare direttamente un patto con i tedeschi, sancito in un documento che porta le firme del tenente di vascello Max Berninghaus, in rappresentanza del generale SS Karl Wolff, plenipotenziario tedesco per l'Italia del Nord e dello stesso Borghese. In questo singolare contratto si prevede che: 1. La Decima Flottiglia Mas è un'unità complessa appartenente alla Marina Militare Italiana, con piena autonomia in campo logistico, amministrativo, organizzativo, della giustizia e disciplinare; 2. è alleata delle FF.AA. germaniche con parità di diritti e di doveri; 3. batte bandiera da guerra italiana; 4. e' riconosciuto a chi ne fa parte il diritto all'uso di ogni arma; 5. è autorizzata a recuperare ed armare, con bandiere ed equipaggi italiani, le unità italiane che si trovano nei porti italiani; il loro impiego operativo dipende dal comando della Marina da guerra germanica; 6. il comandante Borghese ne è il capo riconosciuto, con i diritti e doveri inerenti a tale incarico. L'accordo entra subito in vigore, al di fuori di ogni interferenza con le nuove gerarchie fasciste che ancora non esistono e che si formeranno poi nell'effimera struttura della Repubblica di Salò. Ai tedeschi la Decima piace, perché è un'isola di efficienza nel pressappochismo abituale. Il comandante Borghese ha un piglio autoritario di tipo prussiano e dice che non vuole ammainare la bandiera e buttare a mare la sua esperienza e quella della Flottiglia. Non si puo' dire che Borghese fece questa scelta perché era fascista. Il patto con i tedeschi fu stipulato quando ancora non esisteva alcuna nuova struttura fascista, né Borghese (che peraltro rifiutò la tessera offertagli dal Partito in occasione del conferimento della Medaglia d'Oro) manifestò mai, precedentemente, un filofascismo superiore a quello che avevano tutti gli italiani cresciuti e allevati dal fascismo. Questo ancora prima che si potesse pensare alla nascita della Repubblica Sociale Italiana. Borghese in quei primi giorni non pensa ad altro che a ricostruire il piccolo reparto d'assalto capace, con pochi mezzi, di colpire duro. Accade però qualcosa che lo costringe a rivedere i suoi piani. A La Spezia affluiscono sempre più numerosi volontari per arruolarsi. La fama della formazione, il suo desiderio di combattere per l'onore d'Italia, senza marchi e neppure sponsor politici, fanno in modo che in poco tempo tutte le scuole per le varie specialità navali siano di nuovo attive. Intanto arriva anche buona parte del battaglione Nuotatori Paracadutisti: è una forza d'élite della Marina, madre degli attuali incursori ed allora paragonabile forse solo all' SBS britannico. La Decima diventa anche una forza terrestre. I volontari giungono a ritmo serrato, e alla fine dell'ottobre 1943 nasce un primo battaglione di fanteria di marina, il Maestrale. Un mese dopo viene formato il secondo, il Lupo. Questo successo e l'autonomia di Borghese (conviene sottolinearlo, la formazione da lui comandata è ufficialmente alleata della Kriegsmarine, quasi fosse una nazione sovrana), proprio mentre la RSI cerca di racimolare uomini per le sue Forze Armate, portano ad una serie di scontri e tentativi di inglobamento. Tra il settembre 43 e il febbraio 45 si costituirono 15 battaglioni (di cui uno alpino), tre distaccamenti, tre compagnie autonome, un reggimento di artiglieria, due batterie contraeree, una scuola sommozzatori e una flottiglia mas. Gli uomini della Decima si sentono dei rivoluzionari, e vi si oppongono sfiorando il colpo di stato. Lo stesso Borghese è arrestato a Brescia, nel febbraio del 1944; ma dopo pochi giorni è rilasciato, e la sua Decima può cominciare la seconda fase di espansione. Ma perché la Decima è rivoluzionaria? Gli uomini che vi sono accorsi si danno delle regole semplici. Sono lì per l'onore, e coscienti per la gran parte di combattere una guerra persa. Ma vogliono perderla bene, e rinunciando a molti orpelli propri della tradizione militare. Una sola divisa per ogni occasione, ed uguale per tutti, come uguale per tutti è il cibo. Promozioni, solo per merito di guerra. Disciplina autoimposta ma semplice: chi diserta, ruba, saccheggia o commette violenza è passato per le armi. Tagliata fuori da ogni impiego marittimo, la Decima diviene un insieme di reparti, per lo più usati dai tedeschi nella guerra contro i partigiani, con lo scopo preciso e dichiarato di proteggere le retrovie dell'esercito germanico, o utilizzati con cinismo sul fronte di battaglia, come il Battaglione Fulmine, immolato a Selva di Tarnova, col compito di fermare l'avanzata del IX Corpus jugoslavo. E questa incredibile frammentazione di reparti, che Borghese cerca di tenere uniti viaggiando di continuo in automobile da una sede all'altra, facendo di fatto più l'ispettore che il comandante. Il regolamento della Decima prevedeva infatti il congelamento di tutte le promozioni, tranne quelle ottenute per merito di guerra sul campo. Comunque il duce non perde la sua sfiducia e ordina due inchieste su Borghese. La prima, affidata alla Banda Koch, esclude che il principe romano abbia mire golpiste; la seconda, effettuata dall'ufficio investigativo della Guardia Nazionale Repubblicana, si sofferma, in mancanza di meglio, su pettegolezzi da portineria, raggiungendo vertici di ridicolo laddove si afferma che Borghese era ormai incapace di esercitare un comando perché debilitato dai suoi eccessi sessuali. Dopo essere stato degradato e imprigionato, il processo intentato a Borghese, si concluse il 17 febbraio 1949 con una condanna a dodici anni per "collaborazionismo" ma per nessuna colpa grave. |
|||||
|
| |