Raramente puo' capitare di imbattersi in un lotto di oggetti e documenti del periodo della Repubblica Sociale Italiana, di tale interesse storico collezionistico. Si tratta della copia ministeriale dell'attestato di conferimento della Medaglia di Bronzo al Valor Militare "sul campo" al 1° Aviere Manlio Rossi, in servizio come autista presso il comando del 575° Gruppo Flak pesante italo-germanico, firmata a penna dal Tenente Colonnello Giuseppe Baylon, Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana . Il fatto d'armi era accaduto il 20 giugno 1944 a Genova durante il poderoso bombardamento alleato e l'attestato firmato e consegnato insieme alla medaglia, il 10 febbraio 1945.
L'attestato e' accompagnato da un altro documento forse ancor più raro: la traduzione del rapporto sul fatto d'arme stilato dal Gen. Maximilian Ritter von Pohl, che era il "General der Flieger und Kommandierender General der Deutschen Luftwaffe in Italien"
( Generale d'Aviazione e Comandante Generale dell'Aviazione Tedesca in Italia ), incarico da lui mantenuto fino al 5 maggio 1945. La copia del documento tradotto dall' originale in tedesco, e' inoltre controfirmata dal Capo Uficio di Stato Maggiore dell'Artiglieria Contraerei italiana, Tenente Colonnello Giovanni Buffa.
I due documenti sono accompagnati dalla Medaglia di Bronzo al Valor Militare della Repubblica Sociale Italiana, assolutamente originale d'epoca e di conio S. Johnson, prodotta nel settembre 1944 su commissione del Sottosegratariato dell'Esercito ( conio n° 18817 ).
Sul fronte, tra le foglie di quercia e di alloro, e' raffigurato un gladio repubblicano. Sul bordo corre la scritta "AL VALORE MILITARE". Sul retro, tra le stesse fronde di quercia e alloro, uno spazio vuoto sul quale veniva inciso il nome del decorato e la data del conferimento. In questo caso "ROSSI MANLIO" e "GENOVA 15-2-1945 XXIII". Mentre non vi è alcun dubbio sulla originalità e datazione della medaglia, l'incisione potrebbe anche essere stata fatta nell'immediato dopoguerra a cura dello stesso decorato.
L'organizzazione della difesa contraerea nel nord Italia, dopo lo scioglimento della DICAT e della Milizia Contraerei che l'aveva inizialmente sostituita, si articolava su due rispettive branche di servizio - una tedesca - impostata su una linea di difesa a distanza denominata "Hauptblickrichtung" che utilizzava RDL "Freya" e segnalava presenza, quota, consistenza e provenienza delle formazioni aeree nemiche, dando allarmi di diverso grado e mettendo in funzione i centri avvistamento, le centrali di raccolta notizie, i reparti di intercettazione e l'artiglieria contraerea (Flak da posizione e dei reparti organici) e una italiana, collegata ugualmente alla Luftwaffe, che si appoggiava, oltre che ai reparti da caccia dell'ANR, ai gruppi Ar.Co. dislocati in gran parte sulla zona orientale della RSI fra le provincie di Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Venezia, col compito di difendere la zona di penetrazione aerea orientale che portava le formazioni alleate verso la Germania.
I 7 Gruppi Ar.Co. erano integrati da 32 posti di avvistamento, dai posti di segnalazione stradale (allarmi per bombardamenti/mitragliamenti per gli automobilisti) serviti da ausiliari, mentre la presenza dei bombardieri nemici veniva segnalata con appositi comunicati radio diramati alle popolazioni civili e ai reparti militari italo-tedeschi e controllata visivamente da tutti mediante lettura di una speciale carta quadrettata del nord Italia, contraddistinta da lettere alfabetiche e numeri, distribuita alla popolazione civile e pubblicata anche da alcune riviste, su cui era possibile seguire la rotta degli aerei e prendere le necessarie misure di sicurezza con aggiornamenti regolari della situazione.
Nel 1945 6 gruppi furono assegnati ad altrettanti reggimenti Ar.Co. di nuova costituzione: 5° (gruppi 2°, 5°, 6° Ten. Col. Giovanni Buffa) e I° (gruppi l°, 3°, 4° Magg. Alfonso Amerio), cui erano da aggiungere il 7° autonomo e l'8° nebbiogeno, dislocato a difesa dei ponti del Po, in provincia di Ferrara.
Il contributo dell'Ar.Co. alla difesa aerea fu di 156 aerei di ogni tipo abbattuti, di 654 azioni a fuoco con l'impiego di 700.000 colpi di cannone e mitragliera sparati.
Prima ancora della costituzione dell'Ar.Co. repubblicana, circa 5000 volontari, gia' della Milizia C.A. e dell'Artiglieria C.A. del Regio Esercito, si erano arruolati in reparti della Flak germanica, alla quale, dopo l'armistizio, era stata affidata la difesa delle grandi citta' industriali e delle vie di comunicazione del nord. Con questi uomini, il comando della Luftwaffe in Italia era riuscito a ricostituire a livello organico tre divisioni Flak, ciascuna su tre brigate di due reggimenti Contraerei, per un totale di circa 30 gruppi fra pesanti e leggeri. Alle batterie "leggere" era affidato il compito di difendere strade e ponti attaccati dai caccia e dai caccia-bombardieri nemici; le batterie "pesanti" dovevano occuparsi invece dei bombardieri pesanti.
Dovunque in Italia e fuori dai confini, gli artiglieri delle Batterie Miste combatterono duramente e senza tenetennamenti guadagnandosi la stima e il rispetto dell'alleato tedesco.
L'aviere Rossi, presentatosi volontario al servizio delle Forze Armate Germaniche, venne impiegato come autista nello "schwere Flak-Abteilung 575" ( 575° Gruppo Flak pesante ), dislocato a difesa della citta' di Genova dall'inizio dell'ottobre 1943 alla fine di settembre 1944.
Giuseppe Baylon, che ha firmato di suo pugno l'attestato, e' stato uno dei personaggi militari piu' importanti dell'Aeronautica Repubblicana e della R.S.I. in generale. Qui riportiamo l'articolo scritto il 31 maggio 2005 da Enrico Nistri sul "Secolo d'Italia" in occasione della sua morte:
"Non avrebbe voluto fare l'ufficiale pilota di carriera, e forse, secondo i rigorosi parametri della sanità militare, non avrebbe dovuto farlo. Il suo sogno era di fare l'avvocato, ma la necessità di cominciare presto a guadagnare per mantenere la famiglia, rimasta priva del padre, lo indusse a entrare nell'accademia aeronautica. Nato a Firenze nel 1909, riuscì a farsi ammettere, appena diciassettenne, nella Regia Accademia Militare di Caserta, dopo avere a lungo lavorato con gli estensori per rafforzare i pettorali di un fisico acerbo, che sino all'ultimo gli aveva fatto temere di non riuscire a superare la visita medica. Da allora fino al 1945 la sua fu una carriera folgorante, rapidissima anche per un'arma giovane come l'Aeronautica, in cui, molto più che altrove, le promozioni non erano decise solo dall'annuario. Aveva il cielo nel cuore e i motori nel sangue, tanto che finì per volare con tutti i velivoli dell'epoca, compresi quelli stranieri. Capocorso per tre anni, sottotenente pilota nel 1929, si fece le ossa sugli idrovplanti dell'idroscalo di SantAndrea a Venezia. Straordinario collaudatore, nel 1933 partecipò come pilota organizzatore alla trasvolata atlantica di Balbo, ma fu nella guerra di Spagna che si guadagnò una copertina della "Domenica dei Corriere" e i gradi di maggiore combattendo, con i ventiquattro caccia legionari dei gruppo "La Cucaracha'; contro i "Rata" sovietici dell'aeronautica repubblicana. Un suo scontro dei 26 novembre 1938, in cui ingaggiò un duello aereo a settemila metri d'altezza e a settecento chilometri l'ora, speronando alla fine il pilota avversario, fu immortalato da Beltrame.
Pilota da caccia, non da bombardamento, fu sempre un cavaliere del cielo, lui che in Accademia era eccelso in tutte le discipline, tranne proprio che in equitazione. Dopo la Spagna, combatté in Albania e poi nella guerra dAfrica come comandante del secondo gruppo autonomo caccia, con sede in Libia, a Castel Benito. Nel 1941 fu promosso tenente colonnello, ma non rinunciò mai, quando lo ritenne necessario, a scontrarsi con l'incompetenza delle alte gerarchie, che mandavano i nostri piloti a battersi senza collegamenti radio, costringendoli a intendersi a cenni, e avrebbero preteso che i nostri aerei bombardassero dall'altezza di duemila metri, invece che di quattro o cinquemila, cui erano stati addestrati, esponendoli a inutili rischi. Per questo motivo ebbe un epico diverbio col generale Matricardi, considerato il padre del bombardamento aereo italiano: non per timore della sua vita, ma perché non voleva che venissero messi stupidamente a repentaglio i suoi uomini e i suoi aerei.
Dalla guerra di Spagna all'armistizio collezionò tutte le onorificenze militari, quasi senza sforzo: combattere gli piaceva, come volare. Aveva la guerra nel sangue, e ad Aldo Ricci, figlio di primo letto della moglie Diana, disse di non avere saputo mai cosa fosse la paura.
Non ebbe paura nemmeno l'8 settembre 1943. Quando si costituì la Rsi, nonostante che l'aeronautica fosse la meno monarchica e tradizionalista delle armi, non si trovò un generale disposto a collaborare con il nuovo Stato. I due più alti in grado furono lui ed Ernesto Botto, due tenenti colonnelli. Botto, con maggiore anzianità, venne nominato sottosegretario dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana, lui capo di stato maggiore. ( Botto era stato suo commilitone in Spagna, dove si era particolarmente distinto il 12 ottobre del 1937 quando, ai comandi di un C.R. 32 sui cieli di Saragozza, si imbattè in uno scontro con un caccia sovietico, dal quale riuscì ad uscire vivo seppur con una gamba in meno. In suo onore la 32° Squadriglia Caccia prese il nome di Gamba di Ferro ).Non fu entusiasta di quel rapido scatto di carriera: non era un fanatico fascista (Mussolini, anzi, lo definiva un "afascista') ed era troppo intelligente per credere nella vittoria finale. Pensava però che fosse necessario salvare il salvabile, sottraendo l'Italia alla vendetta tedesca con la nascita di uno Stato sovrano. Con questa consapevolezza accettò la nomina, e insieme a Botto si recò a Padova, dal generale Wolfram von Richtofen, cugino del famoso "barone rosso" della grande guerra, per coordinare i lineamenti organizzativi dell'Arma. In quell'occasione pose alcuni punti fermi cui si sarebbe attenuto fino all'ultimo: l'Aeronautica Repubblicana avrebbe costituito reparti da caccia, aerosiluranti e da trasporto, ma non da bombardamento. Non avrebbe mai accettato che "una sola pallottola italiana colpisse un solo altro italiano, ma nemmeno un casolare italiano". Inoltre, non tollerò mai che i nostri reparti venissero collocati alle dipendenze disciplinari dell'aviazione germanica.
Con questi intendimenti non dovette essere facile convivere con i tedeschi e anche con gli oltranzisti della Rsi. A un certo punto Baylon venne destituito e fu sul punto di essere arrestato dalle SS; ma alla fine fu reintegrato nell'incarico, che mantenne sino al crollo finale. Anche per lui era pronto il calvario dell'epurazione: arrestato il 1° maggio 1945, fu imprigionato prima a Regina Coeli, poi a Forte Boccea, infine a San Vittore, mentre l'Aeronautica degradava a soldato semplice di fanteria uno dei suoi ufficiali più decorati. Ma il 12 gennaio 1946 la sezione speciale della Corte d'Assise di Milano non certo tenera, come tutte le "sezioni speciali"; con gli aderenti alla Rsi lo assolse "per non aver commesso il fatto" dal reato di "collaborazionismo col tedesco invasore" con una motivazione che da sola vale più di una medaglia. "La giuria vi si legge ha avuto la prova indubbia dell'onestà dei Ten. Col. Baylon (...) onestà che nel tempo dell'insurrezione non ha subito nessuna influenza e pur in mezzo a tumulti e sommovimenti è rimasta intatta. (...) hintenzione del Baylon, avvalorata dalle testimonianze, era quella dei soldato che si mette agli ordini della patria".
Reintegrato nel grado nel 1949, Baylon non aveva però voglia di mettersi di nuovo agli ordini di nessuno, nella nuova Italia uscita dalla sconfitta. "Individualista rispettoso della libertà altrui", come amava definirsi, fu posto in congedo illimitato nel 1950 e, senza mai sfruttare il prestigio accumulato durante la guerra, si guadagnò da vivere lavorando nel settore dell'imprenditoria privata. Alieno in guerra e in pace da pose superottimistiche, condusse fino agli ultimi giorni vita appartata ai Bosconi, sopra Fiesole, nella bella villa che sua moglie Diana, pittrice, scultrice e poetessa, aveva ristrutturato e arredato con gusto d'artista." |