 |
| Guglielmo Giannini durante un comizio dell'Uomo Qualunque nel 1946 |
 |
| Il simbolo dell'Uomo Qualunque |
Distintivo originale dell'Uomo Qualunque, il movimento ideato e guidato da Guglielmo Giannini alla fine della seconda guerra mondiale.
Il 27 dicembre 1944 viene fondato e diretto da Guglielmo Giannini un nuovo settimanale, battezzato L'Uomo qualunque. Il successo di questa pubblicazione si riscontra nelle tirature: dalle 25.000 del primo numero, si arriverà alle 850.000 del maggio del 1945. Lo scopo dell'ideatore era quello di dare voce alle opinioni dell'uomo della strada, contrario al regime dei partiti e ad ogni forma di statalizzazione. Fin dal primo numero la posizione del settimanale è chiara; contraria al fascismo, di cui condanna il centralismo decisionale, ma anche al comunismo e agli antifascisti di professione, accostati al primo fascismo per l'accento epurazionista dei primi anni del dopoguerra. Per queste posizioni ben definite il giornale viene considerato filo-fascista. Per questo motivo verrà chiesta a più voci la soppressione della testata. Il 5 febbraio 1945 Giannini viene denunciato dall'alto commissario dell'epurazione, Grieco, senza esito alcuno.
Giannini, di matrice liberale e liberista, detesta le masse:
"Non esiste e non può esistere una politica di massa", come ebbe a scrivere nel 1945. L'accelerazione alla nascita di un partito di massa viene però a crearsi con il governo di Ferruccio Parri, insediatosi il 21 giugno del 1945. Il neo Presidente del Consiglio viene accusato dal settimanale di Giannini di essere inadeguato per la carica ricoperta. Il successo di questa iniziativa è tale che, spontaneamente, numerosi simpatizzanti si uniscono in gruppi definiti amici dell'Uomo qualunque, che assumono il nome di nuclei qualunquisti.
Alla formazione dei nuclei qualunquisti, seguono la nascita di sedi sparse nella penisola italiana, tesseramenti e fondazioni di segreterie. In un primo momento Giannini cerca di confluire questa adesione popolare nel Partito Liberale Italiano, ma l'opposizione di Benedetto Croce fa naufragare questo progetto. A seguito di questo rifiuto, Giannini decide di fondare il suo partito. IL primo congresso del neo nato Fronte dell'Uomo qualunque si tiene a Roma tra il 16 ed il 19 febbraio del 1946.
Il Fronte dell'Uomo qualunque concepisce uno stato non di natura politica, ma semplicemente amministrativa, senza alcuna base ideologica. Uno stato tecnico che funga da organizzatrice di una folla e non di una nazione. Secondo Giannini per governare :"basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione".
Da questa visione ne deriva che lo stato deve essere il meno presente nella società. L'economia deve essere lasciata totalmente ai privati in un sistema totalmente liberista. Se ciò non fosse lo stato diverrebbe etico, e secondo Giannini da questa eticità ne deriverebbe l'oppressione del libero pensiero del singolo, fino ad arrivare ad una visione imperialista dell'organizzazione centrale.
I punti cardini sono quindi:
• Lotta al comunismo
• Lotta al capitalismo della grande industria
• Propugnazione del liberismo economico individuale
• Limitazione del prelievo fiscale
• Negazione della presenza dello stato nella vita sociale del paese
Il 2 giugno 1946 si tengono le elezioni nazionali per la nascita dell' Assemblea Costituente.
Il Fronte dell'Uomo qualunque ottiene 1.211.956 voti, pari al 5,3% delle preferenze, diventando il quinto partito nazionale, dopo la Democrazia Cristiana, il PSIUP, il Partito Comunista Italiano e l' Unione Democratica Nazionale . Vengono assegnati al partito di Giannini 30 deputati.
A Parri succede alla guida del Governo Alcide De Gasperi che attacca duramente la formazione di Giannini, definendola filofascista.
Oltre ai grandi partiti radicati nel territorio, anche la Confindustria guidata da Angelo Costa è ostile al Fronte dell'Uomo qualunque, per gli attacchi ricevuti da Giannini su presunti accordi tra la grande industria ed il sindacato, controllato dai comunisti.
Nel 1947 il partito qualunquista ricopre un ruolo fondamentale per la nascita del terzo governo di De Gasperi. Giannini accetta l'accordo per potere estromettere sia i socialisti che i comunisti dal varo della nuova compagine governativa.
Questo avvicinamento alla Democrazia Cristiana rappresenterà però la fine del successo popolare del Fronte dell'Uomo qualunque. I sostenitori delusi dal nuovo posizionamento dichiaratamente governativo abbandonano il partito. Quest'ultimo si scioglierà nel volgere di pochi anni, confluendo nelle sue componenti maggioritarie nel Partito Nazionale Monarchico e nel neonato Movimento Sociale Italiano. ( Notizie storiche ricavate dal sito Wilkipedia )