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| La copertina in pelle e titoli in oro |
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| Le cartoline originali disposte a due per pagina |
Si tratta di un oggetto unico, di eccezionale valore storico-collezionistico, degno di figurare in qualsiasi museo. L'album, rilegato in pelle marrone scuro con titoli in oro, contiene ben 124 cartoline originali d'epoca prodotte e stampate a Fiume nel 1922 dalle "Edizioni Francesco Slocovich" e numerate progressivamente.
Come se ciò non bastasse, l'anonimo ideatore dell'opera di raccolta ha aggiunto a penna di suo pugno, una didascalia esplicativa su ogni cartolina, creando in tal modo una storia figurata dell'Impresa di Fiume che va dal "Grandioso corteo del plebiscito per l'unione di Fiume all'Italia" del 30 ottobre 1918 alla "Partenza di Gabriele D'Annunzio" del 18 gennaio 1921. Per finire ben 22 cartoline dedicate alle "Cinque giornate di Fiume" ( 24/28 dicembre 1920 ). Le cartoline sono state evidentemente ricavate dagli scatti effettuati "sul campo", giorno dopo giorno, da Francesco Slocovich che ha così potuto immortalare tutte le fasi dell'avventura di D'Annunzio e dei suoi legionari.
Fiume era una delle più floride città dell'impero austro - ungarico e quando questo si decompose alla fine della Grande Guerra e la città venne occupata dalle truppe iugoslave, gli irredentisti insorsero, accampando il fatto che Fiume era un centro etnicamente italiano. Il 12 settembre 1919 D'Annunzio era a Ronchi con un seguito di poche centinaia di uomini; ma ad essi si unirono i legionari di Venturi e buona parte dei Granatieri di Sardegna, che avevano da pochi giorni smobilitato da Fiume. A loro si aggiunsero gli Arditi del generale Zoppi e una compagnia di fanteria. Alle porte della città contesa gli uomini al seguito di D'Annunzio erano oltre duemila, tra granatieri, arditi e fanti. Il generale Pittaluga, successore del generale Grazioli, avrebbe dovuto obbedire agli ordini del suo superiore Badoglio e fermare con le armi questo esercito privato, formato da disertori e comandato da un uomo che si poneva in rotta col governo. Ma al gesto teatrale di D'Annunzio, che aprì il pastrano mostrando la medaglia d'oro e proclamando: "Lei non ha che a far tirare su di me, Generale!", Pittaluga rispose abbracciando il poeta ed entrando con lui in Fiume.
Dopo un anno Giolitti, tornato al potere, concluse con gli alleati il Trattato di Rapallo che lasciava Fiume indipendente. D'Annunzio restava fermo nell'accettare solo ed unicamente l'annessione all'Italia del territorio di Fiume. L'ultimo atto politico rilevante del poeta fu la costituzione della Reggenza, a significare che il potere veniva comunque esercitato in nome del Re d'Italia. Il giorno di Natale del 1920 le truppe regolari entrarono in Fiume, dopo che una cannonata, sparata da una corazzata, aveva colpito la stessa residenza del Comandante.
Dopo il “Natale di Sangue” i legionari, che avevano perso una cinquantina di uomini, abbandonarono Fiume indisturbati; D'Annunzio si trattenne ancora per poche settimane e poi se ne andò, indisturbato anche lui.