Italia (1940-1943)
RARO VOLUME FOTOGRAFICO DEDICATO AI CORAZZIERI
( I CARABINIERI GUARDIE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ) STAMPATO NEL 1973

Prezzo: venduto - cod. nr. 14829

Bellissimo volume, ormai introvabile, finito di stampare nell'ottobre 1973 dalla Corporazione Arti Grafiche di Roma, e dedicato ai Corazzieri cioè i Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica. Il volume è stato realizzato per la collana "I Carabinieri" diretta dal Generale di Divisione Arnaldo Ferrara.
Il volume di grandi dimensioni, cm. 28,5 x 22, è rilegato in tela similpelle ed ha 176 pagine di cui la maggior parte a colori con disegni e foto originali. Vi sono inoltre dati uniformologici ricavati dalle tavole di Quinto Cenni e dal Giornale Militare del 1876.

Questo bellissimo libro sui Corazzieri della Repubblica è un opera davvero indispensabile per chiunque sia interessato alla storia di questa gloriosa unità d’elite delle nostre forze armate. Contiene, infatti, tutta la storia dei corazzieri, dalle origini del corpo fino al 1970; inoltre, il libro è caratterizzato da un gran quantità di bellissime fotografie dei corazzieri ripresi durante il servizio e di tavole delle uniformi storiche e attuali.

I Corazzieri seguono il filo ideale di una tradizione di servizio alla persona del Capo dello Stato che trae le sue origini fin dal tempo di Amedeo VII (1383-1391), chiamato il Conte Rosso per il colore che egli prediligeva nel suo abbigliamento, il quale aveva una guardia di Arcieri, comandata da un capitano e con tre trombettieri, tutti savoiardi, con compiti di vigilanza all'interno e all'esterno del palazzo del Conte.

Nel 1814 Vittorio Emanuele I, "Per ricondurre, ed assicurare viemaggiormente il buon ordine, e la pubblica tranquillità, che le passate e disgustose vicende hanno non poco turbata a danno de' buoni, e fedeli Sudditi...", istituiva il Corpo dei Carabinieri Reali con Regie Patenti del 13 luglio, al fine di "sempre più contribuire alla maggior felicità dello Stato, che non può andare disgiunta dalla protezione, e difesa de' buoni, e fedeli Sudditi Nostri, e dalla punizione de' rei".

Al riguardo, è particolarmente significativo il contenuto dell'art. 12 per quelle che sarebbero state le future prerogative dei Carabinieri: "Il Corpo de' Carabinieri Reali sarà considerato nell'Armata per il primo fra gli altri, dopo le Guardie Nostre del Corpo... ed all'occasione sarà preferito per l'accompagnamento delle Persone Reali".

All'inizio del 1836 alcuni servizi già affidati alla Casa militare, quali la vigilanza ai palazzi reali durante le assenze del sovrano, furono devoluti al Corpo dei Carabinieri Reali e, nel maggio dello stesso anno, venne disposto che i Carabinieri partecipassero ai servizi d'onore al Re e alle altre persone della famiglia reale. Il Regio Decreto 31 maggio 1836 specificava: "allorquando Noi, o qualcheduno della Nostra Famiglia, ci troviamo in qualche luogo fuori di Torino, o nelle Nostre villeggiature, è riservato ai Carabinieri l'onore di custodire l'interno del palazzo; ciò, però, senza pregiudizio dei regolamenti concernenti alle Guardie Nostre del Corpo ed alle Guardie Reali di Palazzo". Tale disposizione, da allora, restò sempre in vigore e venne man mano consolidandosi tanto che, durante le campagne di guerra risorgimentali, i Carabinieri si sostituirono completamente alle Guardie del Corpo.

Lo Statuto Albertino era stato proclamato da pochi giorni quando i moti rivoluzionari di Parigi, Vienna, Berlino, Venezia, Modena e Milano (Cinque Giornate) offrirono l'occasione a Carlo Alberto di muovere contro l'Austria per realizzare il sogno di liberare il Lombardo-Veneto. A Goito, Pastrengo, Peschiera, Rivoli e Governolo i Piemontesi diedero prova del loro tradizionale valore ed il Re di stoico disprezzo per la propria vita. Durante quella difficile campagna ebbe luogo il famoso episodio di Pastrengo, che illuminò di gloria i Carabinieri, qui citato nel racconto di G. Lang: "In quel momento le sorti della battaglia volgevano a noi farevoli sull'ala sinistra, mentre sull'ala destra il nemico aveva qualche vantaggio. Il Maggiore Sanfront, informato dalla sua avanguardia dei colpi cui era stata fatta segno, ordinò ai tre squadroni di avanzare al galoppo, e li spinse poi alla carica sul pendio del monte Bionde, seguito dal Re e dal suo Stato Maggiore. L'esempio di questa imponente, compatta e brillante massa di 260 Carabinieri, che vigorosamente e risolutamente avanzava alla carica sotto il fuoco delle artiglierie e della fucileria nemica, risollevò e infuse coraggio negli animi della nostra ala destra che, unitamente al resto dei combattenti, si slanciò all'assalto, e Pastrengo fu presa". Fu per tale atto che la bandiera dell'Arma venne fregiata della sua prima medaglia d'argento al Valor Militare.

All'atto dell'assunzione al trono di Vittorio Emanuele II (23 marzo 1849), vennero emanate nuove disposizioni al fine di aggiornare la funzione della Casa militare al mutato ordinamento dello Stato ed alle nuove esigenze. Il 2 aprile 1849, in seguito all'abolizione della carica di Viceré di Sardegna, fu disciolta la compagnia Alabardieri Reali e, il 1° luglio successivo, venne pure disposto lo scioglimento della compagnia Dragoni Guardiacaccia, che concludeva così, dopo oltre 250 anni, la sua gloriosa esistenza. I militari di questo reparto, su proposta del comandante, furono trasferiti ad altro corpo dell'esercito, mentre i quadrupedi passarono alla Cavalleria.

Durante le campagne di guerra del 1859 e del 1866 la 1a compagnia Guardie del Corpo rimase fissa in Torino per il servizio d'onore alle persone della famiglia reale e per la vigilanza ai regi palazzi. E, così come era accaduto durante le guerre del 1848 e 1849, le mansioni in precedenza affidate a tale reparto vennero devolute, per tutta la durata delle campagne, ai Carabinieri. Nel 1854 le attribuzioni del Corpo dei Carabinieri Reali furono ulteriormente ampliate nello specifico settore, come risulta da una circolare riportata nel Giornale Militare dello stesso anno, in cui si legge che la competenza per i servizi d'onore presso le persone reali spetta anche "ai Carabinieri chiamati a svolgere fuori di Torino il servizio di Guardia del Corpo". Il drappello dei Carabinieri addetto al Quartier Generale del Re aveva lo specifico incarico di provvedere alla scorta del sovrano; e analogamente avvenne nelle successive campagne durante le quali, ogni qualvolta il Re si recava nella zona delle operazioni, il servizio di scorta fu sempre disimpegnato da quello stesso reparto.

Nell'imminenza dell'unificazione nazionale, il 7 settembre 1860 venne costituita in Napoli, per le esigenze di servizio di quella sede, una seconda compagnia di Guardie del Corpo. L'anno successivo, con R.D. del 24 gennaio che riordinava l'Esercito, il Corpo dei Carabinieri Reali assunse per la prima volta ufficialmente la denominazione di Arma. Due mesi più tardi Vittorio Emanuele II veniva proclamato Re d'Italia.

Il 7 febbraio 1868, per ordine del Ministero della Guerra, vennero concentrati in Firenze 80 Carabinieri a cavallo (40 della Legione di Firenze, 20 della Legione di Milano, 20 della Legione di Bologna) destinati come scorta d'onore al corteo reale che doveva formarsi allorquando la Principessa Margherita di Savoia, andando sposa al Principe Umberto, sarebbe entrata solennemente in città. I Carabinieri, nella circostanza, indossarono gli elmi e le corazze che già erano stati impiegati in occasione delle nozze del Duca di Savoia con l'Arciduchessa Maria Adelaide di Lorena. Lo squadrone formatosi in Firenze non venne subito dopo disciolto (come avvenne, invece, dopo il matrimonio del Duca di Savoia con l'Arciduchessa Maria Adelaide di Lorena), ma fu invece destinato alla guardia dei reali appartamenti e scorta d'onore alla persona del Re. Formato come era da elementi tratti dalle varie Legioni del Regno, si badò che i singoli componenti dello speciale reparto possedessero, oltre a peculiari doti fisiche di statura, particolare robustezza ed abilità nel montare a cavallo e, soprattutto, distintissimi requisiti d'ordine morale e disciplinare. Alla sua prima costituzione l'organico prevedeva: 1 capitano comandante, 4 ufficiali, 9 sottufficiali, 69 carabinieri e 50 cavalli (che nel 1870 vennero portati a 70).Tale reparto assunse, in breve volgere di tempo, varie denominazioni: Corazzieri, Guardie d'onore di S.M., Carabinieri Reali Guardie del Corpo di S.M.; Drappello Guardie di S.M., Carabinieri Guardie del Re, nome, questo, che rimase sino a che durò la monarchia. Con R.D. del 7 gennaio 1870 si addivenne alla definitiva soppressione stabilita per il 1° febbraio successivo delle compagnie Guardie Reali del Palazzo, le cui tipiche funzioni divennero prerogative del nuovo Squadrone.

Quando la Real Casa, nel 1871, si trasferì da Firenze a Roma, la seguì un distaccamento di Carabinieri Guardie del Re al comando di un ufficiale subalterno. Formatasi la Legione Carabinieri di Roma, lo squadrone passò a far parte della medesima e fu così interamente riunito nella capitale, che ne divenne da allora la sede naturale.

Durante la guerra 1915-18, lo Squadrone Carabinieri Guardie del Re seguì la Casa militare per tutta la durata del conflitto onde disimpegnare il servizio d'onore, di vigilanza e sicurezza alla persona del sovrano. La partenza avvenne alle ore 18,55 del 26 maggio 1915 con la seguente forza: 5 ufficiali (il comandante, 3 tenenti e 1 tenente medico); 73 tra sottufficiali e guardie e 69 quadrupedi. Rimase a Roma un piccolo distaccamento al comando di un maresciallo. Lo Squadrone raggiunse Treviso alle ore 12 del 28 maggio e per via ordinaria si trasferì a Martignacco, dove arrivò il 1° giugno. Appena giunto, iniziò il servizio destinando giornalmente alla residenza reale, una guardia ed un servizio continuativo di vigilanza nell'interno. Il 17 novembre 1917, in ottemperanza agli ordini impartiti dal primo aiutante di campo generale, lo Squadrone mobilitato si costituì con due plotoni montati, di 19 cavalli ciascuno; un plotone appiedato, comprendente i piantoni fissi alla villa reale, ed un drappello di 15 Carabinieri Guardie dotati di biciclette. La scorta al convoglio reale venne affidata ad un drappello dello Squadrone al comando di un tenente. Il 16 febbraio 1918, considerato che non era più necessario l'impiego in zona di guerra dello Squadrone montato, per ordine del primo aiutante di campo generale il grosso del reparto rientrò a Roma. Rimase, invece, per il servizio d'onore e di sicurezza in zona di operazioni, un solo plotone con un ufficiale subalterno, comandato a turno tra i quattro dello Squadrone. In tutto questo periodo, oltre all'ordinario servizio di vigilanza e di sicurezza alla persona del Re, lo Squadrone disimpegnò anche servizi d'onore allorquando soggiornarono nella residenza sovrani o principi stranieri, capi di stato, membri del governo nazionale o di governi esteri ed altre personalità militari degli eserciti alleati. Il servizio veniva disimpegnato con drappelli d'onore all'arrivo ed alla partenza degli ospiti e con guardie d'onore nella residenza loro assegnata per il soggiorno. Il 7 luglio 1918, anche questo distaccamento rientrò definitivamente a Roma, mentre l'Italia si avviava alla vittoria.

Dal 1918 al 1943 il reparto non subì alcuna modifica, sia negli organici che nelle attribuzioni, e continuò a svolgere il suo servizio con il tradizionale impegno. Durante gli anni dell’ultimo conflitto numerosi Carabinieri Guardie presero parte alle operazioni belliche sui vari fronti sempre chiaramente distiunguendosi per atti di autentico valore. Nel corso del travagliato periodo succeduto all’otto settembre 1943, dando ulteriore prova del loro profondo amor patrio, molti militari dello Squadrone aderirono alla resistenza.

Conclusa la Seconda guerra mondiale, il 13 giugno 1946, all'esito del referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica, Umberto II, prima di abbandonare il Quirinale e l'Italia, sciolse i Carabinieri Guardie del Re dal giuramento alla sua persona, ma non da quello di fedeltà alla Patria.

Lo Squadrone Carabinieri Guardie, momentaneamente deposta l'ormai tradizionale corazza e sotto il nome di Squadrone Carabinieri a Cavallo proseguì in tal modo nell'attività di guardia al Capo Provvisorio dello Stato. L'11 maggio 1948, in occasione dell'insediamento del Presidente Enaudi, venne deciso che i Carabinieri Guardie riassumessero la loro primitiva veste e denominazione, riapparendo in tutto il loro prestigio, ormai sintesi e continuità di una plurisecolare tradizione.

Nei decenni successivi, l'unità ha conosciuto ulteriori modifiche nella propria articolazione e lo Squadrone diventò, dal 1961 al 1965, prima Gruppo Squadroni, poi Comando Carabinieri Guardie del Presidente della Repubblica. Con decreto del Presidente della Repubblica, nel 1978 venne concesso al reparto lo stendardo di prescrizione per le formazioni montate. Il 4 novembre 1990 il Comando ebbe un incremento organico e funzionale, divenne amministrativamente autonomo e assunse rango reggimentale con il nome di Reggimento Carabinieri Guardie della Repubblica. Con decreto del 24 dicembre 1992, il Presidente della Repubblica, On. Oscar Luigi Scalfaro, ha fissato l'attuale denominazione del reparto in Reggimento Corazzieri.
 

 
   

11-1-2010