Dopo l'armistizio dell' 8 settembre 1943, i nazisti crearono l' OZAK (Operationszone Adriatisches
Kustenland), formato dal Friuli, da Trieste e dall'Istria, e dalla Slovenia orientale, e retto dal Gauleiter
Friedrich Rainer. Qui doveva essere creato un "Kosakenland in nord Italien", terra promessa ai cosac-
chi da parte delle autorità naziste in cambio di un'azione antipartigiana. Tale promessa si riferiva al proclama del 10 novembre 1943 del Reichsminister dei territori occupati Rosenberg, dove si affermava, tra l'altro, che si faceva risorgere un libero territorio cosacco in Russia o in qualche altra parte d'Europa.
Così fu che venne individuata un territorio posto nell'OZAK, il Friuli. La decisione formale di inviare i cosacchi in Italia fu presa nel luglio 1944 quando fu firmato un accordo tra il generale cosacco Domanov e il capo delle forze di Polizia dell'OZAK Odilo Globocnik, allontanando, dove possibile, le popolazioni locali.
Le truppe cosacche e caucasiche giunsero in Italia, con migliaia di cavalli, carriaggi e masserizie, attraverso la linea ferroviaria Villach-Tarvisio, a partire dal 20 luglio 1944, con una serie di arrivi di convogli che si protrasse in maniera continuativa sino al 10 agosto, per poi assumere carattere di sporadicità. La principale località di smistamento fu Stazione per la Carnia, tra i paesi di Venzone ed Amaro, dove giunsero complessivamente una cinquantina di treni; altri contingenti fecero scalo alle stazioni di Pontebba e di Gemona. Da Carnia le truppe si mossero inizialmente in due direzioni: a nord verso Amaro e a sud verso Osoppo. Prima dell'occupazione dei paesi, per circa un mese e mezzo, i cosacchi stazionarono dunque nella piana di Amaro, tra il Tagliamento ed il paese e a Osoppo, attorno alla storica fortezza. Altri gruppi presero stanza a Gemona occupando, sotto il controllo tedesco, alcuni edifici pubblici, come le scuole. Nella stessa Gemona venne fissata inizialmente la sede del comando del generale T. I. Domanov.
Nel territorio friulano i cosacchi crearono 44 stanitse, presidi misti civili e militari, e la divisero in due parti: la parte nord (con comando a Paluzza e costituita dalle valli del But, del Chiarsò, del Degano, sulla val Pesarina e la val Calda) ai caucasici, comandata dal generale Klitsch; la parte sud (con comando a Tolmezzo, e costituita dalla Carnia meridionale e le vallate Prealpine) ai cosacchi, comandata dal generale Domanov; mentre un gruppo georgiano, si insediò nel mese di febbraio del 1945 nel paese di Comeglians.
I cosacchi erano suddivisi in 4 reggimenti, con sedi a Clauzetto, Tarcento, Enemonzo e Ampezzo; un quinto reggimento di riserva era stanziato a Osoppo.
C'erano inoltre: un reparto di cavalleria cosacca, composta da 3.000 uomini, e comandata dal generale Shuro, e stanziati a Povoleto; una scuola di guerra a Tolmezzo, comandata dal generale Borodin e una scuola di cadetti a Villa Santina, comandata dal generale Salamakin.
Dappertutto furono instaurate regole molto severe per quanto riguardava la circolazione delle persone: stabilite proibizioni precise nelle ore di coprifuoco, venne richiesto un lasciapassare per gli spostamenti fra i paesi e, soprattutto, dai paesi alle località di pascolo. I lasciapassare, rilasciati dai comandi, erano redatti in italiano, tedesco e russo, recavano il nome del titolare e dei suoi familiari e l'indicazione della località che era consentito raggiungere dalla residenza abituale.
Questo straordinario volantino conferma la severità delle regole promulgate e intese a proibire ogni tipo di scambio tra i cosacchi e la popolazione civile
|