Italia (1919-1939)
"LA CENTURIA ALATA" PRIMA EDIZIONE 1934 AUTOGRAFATA DA ITALO BALBO
Prezzo: venduto - cod. nr. 14010
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I piloti atlantici in tenuta di volo schierati sull'Idroscalo di Orbetello ( Grosseto ) prima della partenza
Esaurito da oltre mezzo secolo, ricercatissimo, "La Centuria Alata", è il libro con il quale Italo Balbo raccontò in prima persona la più grande impresa dell'Italia aeronautica: la doppia traversata dell'Atlantico del Nord effettuata in formazione da 24 idrovolanti Siai Marchetti. I cento trasvolatori italiani raddoppiarono in un sol colpo il numero di quanti avevano traversato l'Atlantico in volo sino ad allora, suscitando l'entusiasmo degli italiani d'America e l'ammirazione della comunità aviatoria mondiale. Al ritorno, gli equipaggi furono accolti come eroi. Nel 1934 questo libro, dallo stile vivace, fu il bestseller nazionale, con numerose edizioni e traduzioni in tutto il mondo.
Questa prima edizione, stampata nelle Officine Grafiche di Arnoldo Mondadori in Verona nel mese di dicembre dell'anno 1933-XII, in edizione di lusso, stampata su carta vergata, per la collezione "Viaggi" in esemplari legati in tela azzurra con sopracoperta illustrata. In 362 pagine e XIV capitoli sono incluse 128 illustrazioni in b/n e alcune tavole fuori testo tra cui l'Itinerario della Crociera stampato su tre pagine.
Quello che rende unico questo esemplare è la firma autografa di Italo Balbo, apposta con penna stilografica a inchiostro nero in antiporta, probabilmente su esplicita richiesta del proprietario del volume, Pietro Portalupi, in data 7-1-1934 come indicato nella pagina precedente.

Tutto ebbe inizio nel 1928 quando Italo Balbo, sottosegretario di Stato per l'Aeronautica, in un discorso alla camera dei deputati, sottolineò l'importanza dei raid aerei collettivi per "arricchire il personale navigante non soltanto di esperienze preziose in cielo, di clima e di paesi lontani ma di una pratica necessaria per il volo di massa". Motivazioni che avrebbero dato lustro alla blasonata aviazione italiana che gia' aveva collezionato numerose imprese,vedi quella di De Pinedo ed il suo "Gennariello". Nel 1931 queste frasi divennero realta' e Balbo con la sua squadriglia apri' un nuovo capitolo nella storia delle trasvolate, volando per complessive 61 ore e mezzo di volo in sette tappe da Orbetello a Rio de Janeiro.
Al termine di questa prima impresa, Balbo aveva cominciato da subito a lavorare per la crociera del decennale della creazione della Real Aeronautica (1923-1933). Si pensa ad un'impresa ancora piu' spettacolare, il giro del mondo ma le conseguenze del conflitto cino-giapponese fanno "ripiegare" lo stato maggiore dell'aeronautica ad un'altra impresa ugualmente spettacolare : Il raid Roma-Chicago.
Furono convocati circa duecento piloti ad una selezione per determinare quali fossero "gli atlantici" (nome propagandistico del regime) che alla fine risultarono cento e furono avviati alla scuola di navigazione di Orbetello per imparare le nuove tecniche di pilotaggio tra cui il "volo cieco".
Il tragitto previsto era quello dell’Atlantico settentrionale, più difficile rispetto a quello dell’Atlantico meridionale. I due anni che separavano dall' avvenimento vennero dunque trascorsi nei preparativi, nelle esercitazioni ed addestramenti meticolosi. Il "Siai Marchetti S.55TA" venne modificato e divenne S.55X (dove la X sta per decennale) dotato di serbatoi di piu ampie dimensioni e con un nuovo motore: l’Isotta Fraschini Asso 11 R di 750 cavalli.
La mattina del 30 Giugno 1933 Balbo ordina la partenza e tutte le squadriglie accendono i motori e alle 5:39 con la squadriglia di Balbo in testa si levano in volo tutti i venticinque equipaggi comandati rispettivamente dai comandanti di squadriglia: Gen Pellegrini, Cap.Nannini, Cap.Baldini, Cap Giordano, Cap.Recagno, Cap.Biani, TenCol.Longo.
I ventiquattro idrovolanti seguirono questo percorso, costellato da un solo ma, purtroppo, mortale incidente nel quale perse la vita il motorista Quintavalle: partenza da Orbetello per arrivare ad Amsterdam (1000 Km), da qui con altri 1000 Km si arrivò a Londonderry nell’Irlanda del Nord.
Di seguito, rotta per Reykjavik in Islanda (1500 Km) e da qui la partenza per la trasvolata vera e propria; 2400 Km di oceano per giungere a Cartwright sulle coste del Labrador in Canada.
All’arrivo in Canada i trasvolatori dell’Atlantico settentrionale passarono di colpo da 28 a 127 e l’aeronautica italiana divenne leggendaria in tutto il mondo. A questo punto, con brevi e trionfali tappe, gli Atlantici fecero il giro del Nord degli Stati Uniti, Montreal, Chicago e New York, per godersi i festeggiamenti che furono veramente impressionanti.
La prima tappa a Chicago, dove si svolgeva l’esposizione universale e si doveva inaugurare il monumento a Colombo; strade straripanti di folla salutarono la giornata che il sindaco proclamò "Italo Balbo’s day". Al generale Balbo venne intitolata la settima strada ed una targa fu posta sotto il monumento a Colombo. Inoltre Balbo fu protagonista di una cerimonia curiosa; l’incoronamento rituale da parte dell’anziano capo di una tribù Sioux che, postogli un grosso diadema di penne sul capo, lo investì del titolo di "grande capo Aquila Volante". ( Finita la guerra accadde che venne nominato ambasciatore a Washington Alberto Tarchiani, il quale era stato uno dei fondatori di Giustizia e Libertà. Avendo in particolare odio le due targhe celebranti l’impresa di Italo Balbo nel 1933, e ovviamente stizzito che un fascista avesse potuto ricevere tali onori all’estero, chiese ufficialmente al sindaco di Chicago che queste venissero rimosse. Lo stupitissimo sindaco americano a tale inusitata richiesta, chiese: "Perché, Balbo non ha trasvolato l’Atlantico?").
Ancora più faraonici i festeggiamenti a New York che contava allora 1.070.000 abitanti di origine italiana: per gli emigranti, partiti da condizioni miserevoli in patria e ancora sofferenti per aver dovuto lasciare la propria terra, era l’occasione per tornare ad essere assolutamente fieri di essere italiani.
Balbo tenne un discorso al Madison Square Bowl gremito da 200.000 persone deliranti (e altrettante fuori), che iniziò con "Italiani di New York, camerati nostri, gente del mio sangue e della mia fede!......per le vie del cielo , da Roma all’America, noi vi portiamo il saluto dell’Italia e di Mussolini.", proseguendo con "siate fieri di essere italiani" e ancora "Mussolini ha chiuso il tempo delle umiliazioni: essere italiani è un titolo d’onore". Parole che sicuramente toccarono nel vivo i cuori semplici degli italiani d’America. Dopo essere stato ricevuto anche da Roosvelt a Washington e terminati tutti i festeggiamenti gli idrovolanti fecero rotta verso casa seguendo la direttrice delle Azzorre, dove per un'altro tragico incidente perse la vita il Tenente Squaglia, una trasvolata di 2700 Km, da cui giunsero a Lisbona per poi far rotta verso Roma.
Qui ancora una accoglienza trionfale dopo l’ammaraggio sul sacro fiume Tevere; Balbo sfilò sotto l’arco di Costantino, come i generali Romani che avevano conquistato terre nuove alla grandezza di Roma, e gli venne consegnato il bastone di "Maresciallo dell’aria".
( Notizie storiche tratte dal sito "Cronologia - 2000 Anni di Storia" ) http://www.cronologia.it 
 
Gli idrovolanti schierati prima della partenza ad Orbetello Gli equipaggi prima della partenza
 
L'idrovolante I-Balb appena giunto a Chicago La grande sfilata sulla 5° Strada a New York
 
Chicago - Il gen. Balbo e' nominato Capo degli Indiani Sioux  
 
Gli Atlantici passano in Via dell'Impero, cosparsa di foglie d'alloro, sotto una selva di gagliardetti
 
 

 19-9-2008