Resistenza (1943-1945)
ECCEZIONALE LOTTO DI DOCUMENTI E DISTINTIVI APPARTENUTO DA UNA PARTIGIANA DELLA DIVISIONE PATRIOTI "VALTOCE"
Prezzo: Euro 600,00 - cod. nr. 14807
Il Capitano Massara con un altro partigiano della Divisione "Valtoce". Entrambi indossano il distintivo divisionale.

Raro lotto di documenti e distintivi appartenuti ad una "partigiana" della 7° Brigata P. Stefanoni della Divisione Patrioti "Valtoce" i cui compiti erano, presumibilmente, quelli di staffetta nella zona dell'Ossola.
Il lotto comprende la tessera provvisoria rilasciata alla "Simpatizzante" Liliana Milesi il 31.1.1945 dal comandante della 7° Brigata "P. Stefanoni", Tenente Belli, e firmata con il nome di battaglia "Renato".

La tessera porta l'intestazione della "DIVISIONE PATRIOTI "VALTOCE", seguita dal motto "La vita per l'Italia" scelto dal comandante Alfredo Di Dio all'inizio del luglio 1944 quando costituì la formazione. E' interessante notare come la tessera porti stampato il nome del comandante "Tenente Belli", cioè il nome di battaglia di Giampiero Tagliamaco che fu il comandante della 7° Brigata Paolo "Stefanoni" dal settembre al novembre 1944, quando evidentemente queste tessere furono predisposte e stampate. La firma originale posta sopra il nome del comandante è "Renato", cioè Renato Boeri che assunse il comando della brigata dopo Tagiamaco e che firmò la tessera il 31 gennaio 1945.

Il secondo documento, oggi assai raro, è l'attestato rilasciato al "Collaboratore" Liliana Milesi dal Comando Militare Zona "Ossola", su carta intestata del Comitato di Liberazione Nazionale, nel quale, oltre a certificare la sua collaborazione con la Brigata Paolo Stefanoni dal marzo 1944 al 26 aprile 1945, le assegna un "premio di smobilitazione" di 1000 lire. Il documento porta i timbri della Brigata e della Divisione, la firma autografa del Commissario di Guerra della Divisione, Agostino Caglieris detto "Nino" e quella a tampone del Comandante Militare della Divisione, Rino Pachetti, che ne aveva assunto il comando dopo la morte di Alfredo Di Dio.

Il lotto è completato dal distintivo originale da petto della Divisione, costituito da un fregio in stoffa rettangolare diviso da una diagonale, in parte tricolore e in parte azzurro, con una stella d'argento nel campo azzurro. Infine un piccolo distintivo da giacca in alluminio avente gli stessi colori e le stesse caratteristiche ma con l'aggiunta delle lettere "C.V.L.", probabilmente realizzato nell'immediato dopo guerra.

La Divisione Patrioti "Valtoce" venne costituita dal Alfredo Di Dio all'inizio del luglio 1944 a Madonna del Boden, dopo un massiccio rastrellamento durato parecchi giorni, quando il Gruppo Ossola, da lui comandato, assunse la nuova denominazione divisionale.
Il distintivo dei partigiani della Valtoce era un rettangolo diviso da una diagonale, metà tricolore e metà azzurro, con una stella d'argento in un angolo. Inoltre questi partigiani avevano al collo un fazzoletto azzurro e portavano un tesserino di riconoscimento, anch'esso azzurro: non per niente sarà definita la
" DIVISIONE AZZURRA".

Alfredo Di Dio Emma era nato a Palermo il 4 luglio 1920; il padre, funzionario della questura, era stato trasferito a Cremona dove Alfredo aveva frequentato il liceo, al termine del quale si era iscritto all'Accademia Militare di Modena.
Dimesso nel 1941 con il grado di sottotenente, fu destinato a Vercelli. L’8 settembre 1943 aveva lasciato con i suoi uomini ed alcuni carri armati la caserma di Vercelli, deciso ad opporsi ai tedeschi.
Non trovando collaborazione presso gli ufficiali di Novara, era stato costretto a rifugiarsi a Cavoglio d'Agogna, presso l'antifascista Carletto Leonardi che aveva fatto della sua casa un punto d'appoggio e di riferimento per i primi italiani sbandati. Qui Alfredo di Dio fu raggiunto dal fratello Antonio. I due fratelli, con l'aiuto di Leonardi, organizzarono un gruppo di partigiani tra Inuggio e Massiola, in Val Strona. Quando, all’inizio dell’inverno, la banda della Valstrona confluì nella formazione Beltrami, Alfredo Di Dio andò sui monti di Ornavasso dove prese contatto con partigiani locali. Qui formò il gruppo “Ossola” che nel luglio 1944 prese il nome di “Divisione Valtoce”.
La “Valtoce” sotto il comando di Di Dio consisteva in tre brigate e una “Compagnia Comando” sotto le dirette dipendenze del comandante.
Il comando era a Domodossola. La Valtoce si autodefiniva autonoma ed era stata completamente forgiata da Di Dio che rifiutava qualsiasi influenza politica sulla sua formazione. Egli stampava anche un bollettino per i combattenti e per i simpatizzanti. Alfredo che in battaglia si faceva chiamare "Marco", scelse un motto per la nuova formazione: "LA VITA PER L'ITALIA". Alfredo Di Dio, nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 1944 andò a Finero con 250 uomini delle divisioni partigiane “Valtoce” e “Valdossola” per cercare di bloccare la Val Cannobina.
Ma il 12 ottobre morì con Attilio Moneta presso Finero, vittima di un attacco nazifascista mentre cercava una buona posizione per schierare i reparti. Venne decorato con la medaglia d'oro al valor militare con la seguente motivazione: "Ufficiale dotato di eminenti attitudini di organizzazione, di eccezionali capacità di comando e di altre qualità educative, partecipava alla costituzione di uno dei primi gruppi di patrioti nell’Alto Novarese. Sublime esempio di dedizione alla Patria, di alte virtù militari, di cosciente eroismo."

La 7ª brigata Stefanoni operava nella zona del Mottarone, effettuando numerose azioni sulla costa del Lago Maggiore fra Meina a Baveno. La formazione traeva le sue origini dal nucleo di militari sbandati e di civili che, organizzato subito dopo l'8 settembre da Eugenio Cefis "Alberto" nei dintorni di Gignese e Massino Visconti, cercava di impedire  ai nazifascisti il transito per la strada del Sempione. Si trattava di un centinaio di volontari, poco e male armati, divisi in gruppi autonomi fra i quali risaltavano quelli al comando di Giulio Lavarini "Tom Mix" , di Franco Abrami che cadrà nel giugno 1944 e di Peppino Beldì, anche lui caduto in combattimento nell'estate 1944, che operavano fra il Lago Maggiore e il Lago d'Orta.
Il comando della divisione autonoma "Valtoce" di Alfredo Di Dio provvide ad inquadrare nel proprio organico le unità operanti nella zona del Mottarone che non avevano ancora uno specifico orientamento politico, inviando presso di loro un ufficiale, il tenente Angelini. Si costituì quindi con un totale di circa 200 volontari la brigata "Paolo Stefanoni", nell'estate del 1944, alle dipendenze della Valtoce, raggruppando i partigiani che già combattevano in quella zona. Alla formazione venne dato il nome di un giovane di Domodossola caduto nel luglio a Candoglia.
Nel settembre 1944 morì in azione il tenente Angelini; lo venne a sostituire, portando con sé nuovi uomini, Giampiero Tagliamaco "Tenente Belli" che assunse il comando della brigata fino al novembre quando, in seguito al primo rastrellamento, fu costretto a sciogliere la brigata.
Questa venne ricostituita nel dicembre-gennaio per iniziativa di Renato Boeri che, fino a quel momento, aveva operato nella zona di Stresa prima come collaboratore del fratello Enzo nel collegamento radio con gli alleati, poi come combattente nella stessa brigata Stefanoni. Quando nel dicembre 1944 Belli lasciò la zona, Renato Boeri assunse il comando della Stefanoni e, smobilitando parte della formazione, inviò circa quaranta uomini in val Strona con Giulio Lavarini; questi andarono a costituire la brigata "Abrami" della Valtoce impiegata sul versante occidentale del Mottarone. Il 29 novembre Renato Boeri venne catturato dai tedeschi. Liberato grazie ad uno scambio con tre prigionieri tedeschi, Boeri, accompagnato dalla bellissima fidanzata Cini, tornò in montagna e riorganizzò la brigata Stefanoni mediante arruolamenti e conquiste di armi, e la inquadrò nelle formazioni Gl ( Giustizia e Libertà ) conferendole un orientamento in armonia con le proprie idee, come si ricava anche dal giornale della formazione "Il Fuorilegge" edito a partire dal gennaio 1945. Forti, rispettivamente di trecento e duecento volontari, la Stefanoni e la Abrami ripresero appieno nel marzo-aprile la loro azione, rispettivamente sul lago Maggiore in Valle Vigezzo. Nell'aprile 1945 la Stefanoni con 350 effettivi venne affiancata dalla Abrami che si stanziò sopra Levo. Dopo la liberazione dell'Alto Novarese, il 26 aprile la Valtoce si divise in due tronconi: quello formato da reparti della Stefanoni e della Strona si diresse a Milano e raggiunse la città il 27 via Sesto Calende-Gallarate-Legnano, sostenendo scontri a Vergiate e Somma Lombardo, e circondando la caserma Perrucchetti occupata dai tedeschi; mentre il troncone formato dalla brigata Abrami raggiunse Milano il 28 attraverso Laveno-Varese.

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Il capitano Alfredi Di Dio, fondatore e primo comandante della divisione "Valtoce" Il "Colonnello Delle Torri" ( Giuseppe Curreno di Santa Maddalena ) , comandante militare della Zona "Ossola"
Partigiani ossolani seguono i movimenti delle truppe tedesche ai confini della repubblica dell'Ossola

 

   
   

 29-12-2009