Italia R.S.I.
COPPIA TESCHIETTI DA MOSTRINE DEL "III GRUPPO ESPLORANTE" DELLA DIVISIONE "SAN MARCO"
Prezzo: Euro 450,00 - cod. nr. 18857
Un "fante di marina" del III Gruppo Esplorante mostra il teschio con il pugnale fra i denti sugli alamari neri e il leone sul petto
Coppia di alamari del III Gruppo Esplorante

Rara coppia di teschietti per le mostrine del "III Gruppo Esplorante" della Divisione "San Marco". Misurano 21 mm x 25 mm e sono in condizioni eccezionali di conservazione. L'uniformologia del personale della "3° Divisione San Marco" seguiva il concetto generale di rinnovamento del vestiario delle Forze Armate Repubblicane, seguendo i canoni della praticità e della semplicità, con l'ampia giubba "alla paracadutista" senza risvolti dei baveri sui quali era applicata la mostreggiatura uguale per tutti ad eccezione del Gruppo Esplorante e delle Sezioni di Polizia Militare.
Le mostrine in panno rosso e di foggia pentagonale erano analoghe a quelle disposte per gli ufficiali ed i sottufficiali del "Battaglione San Marco" della Regia Marina. Gli "alamari", perchè così venivano denominati, recavano nella parte superiore un leone alato, simbolo dell'Evangelista Marco, poggiante la zampa su un vangelo chiuso e sormontante il motto "ITERUM RUDIT LEO". Nella parte inferiore della mostrina era applicato il gladietto al centro del serto d'alloro, simbolo comune a tutti gli appartenenti alle Forze Armate della R.S.I. Essendo tale tipo di mostreggiatura identico a quella preesistente dei Reparti di Fanteria di Marina della Decima Flottiglia MAS, all'atto della costituzione della Divisione San Marco, gli alamari dei reparti della Decima furono cromaticamente variati in azzurro, con l'eccezione del Battaglione Barbarigo che continuò ad averli scarlatti a ricordo e riconoscenza dell eroiche imprese intraprese dall'unità sul Fronte di Nettuno.
Il personale del "III Gruppo Esplorante" divisionale, in ossequio alle tradizioni legate all'arditismo, aveva ai baveri una coppia di alamari identici agli altri nelle dimensioni ma confezionati in panno nero anzicchè rosso. La particolare mostreggiatura aveva nella parte superiore l'effige di un teschio con un pugnale fra i denti, ed in quella inferiore il regolamentare gladietto. Questi stessi teschietti erano montati anche sulle mostrine del Battaglione Bersaglieri "B.Mussolini".
Il personale del Gruppo, essendo privo del leone alato sugli alamari, doveva portare il simbolo dell'Evangelista costituito da una spilla, sulla giubba a sinistra del petto, sopra i nastrini o al posto di essi.
Il personale del "III Gruppo Esplorante" , sempre in ossequio alla tradizione "arditesca", portava sul basco un fregio ricamato in canottiglia dorata rappresentante una granata con fiamma svolazzante a destra caricata al centro su due gladi incrociati. Il simbolo, in onore del primo nucleo del reparto costituito da ex appartenenti al II Battaglione del 10° Reggimento Arditi, aveva al centro della granat la cifra ordinale romana "II" in canottiglia ricamata o in metallo dorato.

La 3° divisione Fanteria di Marina "San Marco" venne costituita in Germania nel marzo del 1944.
Il primo nucleo consistente di militari italiani era giunto a Grafenwoehr alla fine dell'ottobre 1943. Avevano fatto parte della Divisione Brennero ed erano stati catturati dai tedeschi in Grecia nell'Epiro. Nel mese di novembre arrivarono altri soldati italiani che avevano deciso di stare con la Repubblica Sociale e il 1° dicembre erano gia' 3000 i militari del campo destinati alla futura Divisione San Marco che veniva ancora denominata 1.Grenadier-Division ( italianische ).
Il 28 novembre arrivo' a Grafenwoehr il generale Aldo Princivalle che Graziani aveva scelto come comandante dell'unita'. Princivalle era stato uno dei primi generali italiani ad aderire alla R.S.I. e nell'ottobre del 1943 aveva anche guidato la missione militare italiana a Berlino.
Mussolini visitò due volte la San Marco, la seconda il 18 luglio 1944 per consegnare le bandiere di combattimento, mentre si recava in visita a Hitler due giorni prima dell'attentato.
Il 27 luglio la Divisione incomincio' a scaglioni a lasciare il campo di addestramento con destinazione la Liguria di ponente. Il comando della divisione si installò ad Altare, in provincia di Savona, e lì rimase fino alla fine della guerra.
Il 3° Gruppo Esplorante, il reparto d'elite della San Marco, fu destinato in Val Bormida. Lo comandava il maggiore e poi tenente colonnello Vito Marcianò, qurantacinque anni, siciliano, bonario con i suoi soldati ma, all'occorrenza, esigente e duro. Nei rapporti ufficiali, gli uomini di Marcianò seguitavano a definirsi "arditi" e non marò. Gli arditi di Marcianò, 700 uomini, si comportavano come una formazione partigiana; attacchi notturni, con squadre di 20,30 uomini, spostamenti continui, nessuna incertezza nel colpire.
Il 1° agosto 1944 venne costituita l'Armata Liguria, posta al comando del Maresciallo Graziani e comprendente tutte le forze tedesche e fasciste presenti nell'intera Liguria e sul fronte occidentale nel tratto cuneese: il 75° Corpo d'Armata del generale Hans Schlemmer, il Gruppo divisioni Lieb, il nuovo Corpo d'Armata Lombardia, comandato dal generale Kurt Jahn dal quale dipendevano due divisioni tedesche piu' la San Marco e la Monterosa.
Il 15 agosto 1944 il comando della divisione venne affidato al generale di brigata Amilcare Farina che lo mantenne fino alla resa del 30 aprile 1945.
Il III Gruppo Esplorante operò nell'inverno 1944 e nella primavera 1945 nell'astigiano. Il reparto era sceltissimo e questo contrastava con tutte le altre truppe raccogliticce (brigata nera, Muti, Gnr, aeronautica, ecc.), che fino al tardo 1944 avevano presidiato per lunghi periodi questa area. Quella del Gruppo esplorante era un'opzione decisamente azzeccata: il reparto ben equipaggiato e soprattutto meccanizzato era uno dei pochi a non essere ad effettivi ridotti. Affidato ad un comandante deciso, agisce in maniera autonoma ed impedisce allo schieramento partigiano a sud del Tanaro di ridispiegarsi in modo compiuto. Marcianò si muove con eccessiva disinvoltura e per questo viene ripreso dallo stesso Farina, ma è impensabile credere che un reparto simile possa adeguarsi ai ritmi di una divisione molto provata e ormai in dissoluzione quale è la “San Marco” nel periodo fra il settembre 1944 e l'aprile 1945. Punta avanzata della grande unità verso l'entroterra piemontese, il gruppo esplorante utilizza metodi e sistemi di controguerriglia spietati, che si legano al nome del capitano Romolo Paradisi, considerato dai partigiani locali come un vero e proprio criminale di guerra. Le operazioni di rastrellamento sono quasi sempre effettuate da colonne mobili, che si spostano su automezzi fino all'area da “ripulire”; questa viene poi setacciata a piedi da squadre ben addestrate, al comando di sottufficiali capaci, in grado di guidare i sottoposti con determinazione. L'efficacia dell'unità è tale che, nonostante le proteste di Farina, il reparto non viene ritirato ed il suo comandante non subisce richiami ufficiali: questo induce a pensare che l'autonomia “contestata in pubblico” sia stata invece ben accetta “in privato”.  
 
( Le foto sono state tratte dal nr. 70 della rivista "Uniformi e Armi". Le notizie storiche riguardanti la Divisione San Marco e il III Gruppo Esplorante dal volume "I Giorni dell'Aquila" di Giampaolo Pansa )

 
 
 
 

 28-3-2017