Italia R.S.I.
RARISSIMO ELMO ORIGINALE DELLA DIVISIONE CONTRAEREA E CONTROCARRO "ETNA" DELLA R.S.I. CON EXPERTISE
Prezzo: venduto - cod. nr. 12824
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Il simbolo applicato con decalcomania all'elmetto
Il distintivo da braccio della Divisione "Etna" che riproduce fedelmente il simbolo presente sull'elmetto

Raro e splendido elmetto Mod.33 originale appartenuto ad un volontario della Divisione Contraerea e Controcarro "Etna" della Repubblica Sociale Italiana. L'elmetto, garantito originale al 100%, come facilmente intuibile dalle foto, e' in ottime condizioni e completo di interno e soggolo altrettanto originali. Il bellissimo fregio, applicato con decalcomania, è visibile al 90% ed ha mantenuto intatta la lucentezza dei colori rosso e oro. Un pezzo per grandi collezionisti del settore.
L'elmo è accompagnato dall'expertise rilasciato dallo Studio Tecnico Zanni Campioli, iscritto nel Ruolo dei periti ed Esperti della C.C.I.A. della provincia di Modena e Consulente Tecnico del Tribunale di Modena. Il giudizio finale dell'expertise recita: "Si tratta di un oggetto originale nella sua completezza. Non risultano manomissioni nè tracce di utilizzi successivi."

L'elmo modello 1933 era l'elmo delle forze armate italiane durante la seconda guerra mondiale. Costruito in nickel e acciaio, fu progettato dall'Ing. Nicola Leszl che lo concepi' con un'imbottitura di cuoio marrone, montata su un'armatura metallica sorretta da tre bulloni d'areazione, due anteriori e uno posteriore.

Il guscio è marcato posteriormente con il numero di lotto "P233" che ne identifica il periodo di fabbricazione sicuramente bellico. La tinta grigioverde originaria e la copertura in secondo strato applicata all'esterno sono in linea con le colorazioni applicate durante il periodo transitorio tra il Regio Esercito e l'Esercito Repubblicano della R.S.I. La composizione chimica della vernice, la consistenza dell'ossidazione, sia più superficiale che consolidata, danno conferma della datazione dell'elmo al periodo precedente il 1945.
La cuffia di periodo coevo all'elmo presenta la classica e largamente diffusa cucitura a "Z" del secondo tipo. La pelle ha una colorazione marrone propriamente bellica ed è montata su feltro di colore giallo con "fermacampioni" di primo tipo in acciaio. Sul rovescio di uno dei lembi è presente un timbro del quale si possono leggere le iniziali "AT" dell'Arsenale di Torino. La taglia 59 è correttamente impressa per mezzo di fori sul lato destro dell'imbottitura. Si possono inoltre leggere le parole scritte a mano dal proprietario dell'elmo: "Comp. Comando - Battaglione Ferrara" e "Serg. L. Accorsi". Il soggolo di pelle grigioverde rientra nelle misure e caratteristiche imposte dai capitolati militari del tempo. Correttamente montato su anelli quadrangolari, anch'essi in tinta grigioverde come la fibbia metallica, è autentico ed intoccato.

La costituzione della Divisione contraerea e controcarro "Etna", avvenne per porre fine alla crisi che, nell'agosto 1944, aveva scosso il Comando Generale della Guardia Nazionale Repubblicana. I tedeschi avevano intestamente domandato al Comando della GNR ben 7000 uomini per rinforzare i reparti Contraerei e il generale Ricci, per aver respinto la loro richiesta, era stato rimosso dall'incarico di Comandante generale. La necessità di tacitare in qualche modo le richieste dell'alleato e il tentativo di conservare sotto il comando italiano gli uomini impiegati dai tedeschi contro le bande partigiane, spinsero il nuovo Capo di Stato Maggiore della GNR, generale Nicchiarelli, d'accordo con il generale Graziani, a decidere la formazione di una Divisione Contraerea e Controcarro con compiti antiparacadutisti nella quale confluissero tutte le unità combattenti della RSI che erano rimaste autonome, come il Battaglione Paracadutisti Mazzarini, il Gruppo Corazzato Leonessa, Il I° battaglione d'assalto Roma, i tre battaglioni Ruggine e tante altre.
La divisione venne organizzata in due gruppi di combattimento: uno venne schierato sulla linea dei fiumi Sesia e Agogna in Piemonte, a protezione della Lombardia ed uno sul fronte sud, tra Ferrara, Mantova e Ravenna. Della costituzione della Divisione fu dato annuncio in tutta la RSI ed i giornali pubblicarono, dandogli ampio risalto, un appello del Maresciallo Graziani per la chiamata dei volontari.
Il comando della divisione venne affidato al generale Giuseppe Volante, alessandrino della classe 1899. Valoroso combattente nella prima guerra mondiale, in Africa Orientale e sul Fronte greco-albanese, il generale Volante era decorato della Medaglia d'Argento, di una Medaglia di Bronzo e di una Croce di Guerra al valor militare.
L’ETNA, unica Grande Unità della GNR che dal 14 agosto era Arma combattente dell’Esercito (G.U. 190/44), completava l’Operazione Ursula: una imposizione tedesca condizionante il rientro dai campi di addestramento della Divisione Littorio e in seguito della Divisione Italia, all’integrazione di almeno 24 mila italiani nella Flak in Germania, o in modesta parte in Italia.

I reparti della "Etna" ebbero ben presto modo di entrare in azione contro le numerose formazioni di aerei nemici, sorvolanti il territorio repubblicano, conseguendo brillanti risultati. Ai primi di gennaio 1945, cadde il generale Volante, colpito da aerei nemici mentre si recava in auto da Brescia a Oderzo. Il comando della divisione venne poi assunto dal maggior generale Giovanni Bocchio, alessandrino, valoroso combattente nella prima guerra mondiale, nella campagna di Spagna e sul fronte greco-albanese.
Con lo sfondamento operatosi al centro della linea Gotica nell'aprile 1945, lo schieramento meridionale della divisione venne costretto ad arretrare ed i reparti, in movimento sotto pressione nemica, dovettero arrendersi dopo aver esaurito ogni mezzo di resistenza.
I reparti dislocati in Piemonte non riuscirono a raggiungere la Lombardia e dovettero arrendersi a Castellazzo Novarese e a Biella. Il Gruppo Corazzato "Leonessa" ed il XXIX Battaglione "M" riuscirono a raggiungere, con le forze uscite da Torino, la zona franca presso Ivrea e si arresero agli anglo-americani a Novara ai primi di maggio; il "Venezia Giulia" depose le armi dopo aspri combattimenti.
(Notizie storiche tratte dal 3° volume dell'opera "Gli ultimi in grigio verde" di Giorgio Pisanò ).

 
 

 3-12-2009