Italia (1919-1945)
BELLISSIMA E RARA MEDAGLIA IN METALLO SMALTATO DELLA “BRIGATA PARTIGIANA JULIA”
Prezzo: venduto - cod. nr. 14560
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Giacomo Crollalanza (Comandante Pablo) in divisa militare (Archivio Isrec)
Partigiani a Parma il 26 aprile 1945

Questa rara e bellissima medaglia a forma di croce, di metallo con smalti, porta sul fronte, in alto, la scritta la sigla “C.V.L.”, ovvero Corpo Volontari della Libertà, mentre al centro è raffigurato lo scudo giallo con la croce blu, che è il simbolo della città di Parma, e il nome di quattro formazione partigiane, “JULIA”, “BERETTA”, “CENTO CROCI” e “PABLO” che hanno partecipato ai combattimenti per la liberazione della città emiliana.
Sul retro, è presente la seguente incisione in latino: “HOSTIS TURBETUR QUIA PARMAM VIRGO TUETUR”, ovvero "tremino i nemici perché la vergine protegge Parma", che poi è il motto della città.
Il nastro è di colore verde, in ottime condizioni di conservazione e appena un po’ sbiadito.

Nella notte tra l’8 e il 9 settembre 1943 unità corazzate tedesche occupano Parma e i maggiori centri della provincia: combattimenti avvengono intorno alla scuola di Applicazione di Fanteria nel Giardino Ducale e in diversi punti della città. Il 10 settembre a Villa Braga di Mariano, i dirigenti del Partito comunista si riuniscono e gettano le basi organizzative della resistenza armata contro l’occupazione nazista. Il 15 ottobre, nello studio notarile di Giuseppe Micheli, gli esponenti dei partiti antifascisti (Partito comunista, Partito socialista, Partito d’azione, Partito repubblicano, Democrazia cristiana e Partito liberale) danno vita al Comitato di liberazione nazionale (Cln) di Parma.

L’asse stradale e ferroviario Parma-La Spezia, controllato da muniti presidi tedeschi per la sua notevole importanza strategica, taglia l’Appennino in due zone (Est Cisa e Ovest Cisa) definendo anche i due territori d’azione della guerriglia partigiana. Le prime bande partigiane di montagna iniziano ad essere costituite dal Cln nell’autunno e alla vigilia di Natale del 1943. Altri gruppi partigiani si costituiscono sulle montagne della zona Ovest (il “Betti”, il “Penna”, la “Beretta”, il “Copelli”), e della zona Est (il “Griffith”) tra dicembre 1943 e marzo 1944. In pianura si formano le Sap (Squadre d’azione patriottica), addette al sabotaggio e al supporto logistico della guerriglia, e i Gap (Gruppi d’azione patriottica) per colpire i nemici in città.

Nell’estate 1944 il movimento della Resistenza, alimentato soprattutto dai giovani che rifiutano di arruolarsi nell’esercito della Rsi, ha la sua massima espansione, tanto che in giugno le forze partigiane controllano intere zone appenniniche nella Val Ceno e nella Val Taro (i “Territori liberi”). Nel mese di luglio la Wehrmacht sferra un’offensiva per colpire le basi della guerriglia partigiana sull’Appennino Tosco-Emiliano con tre grandi operazioni di rastrellamento, cui seguono i rastrellamenti di novembre (Est Cisa) e di gennaio (Ovest Cisa). Nell’agosto 1944 si formano il Comando piazza per dirigere la lotta in città, e il Comando unico operativo (Cuo), per coordinare la guerriglia in montagna.
Il 17 ottobre un forte reparto germanico sorprende a Bosco di Corniglio il Cuo: il comandante Giacomo Crollalanza “Pablo” e altri quattro membri del comando cadono uccisi, tra essi Gino Menconi , comandante della piazza di Parma. Anche in pianura la Resistenza subisce pesanti perdite tra il mese di dicembre (muore sotto tortura Domenico Tomasicchio, vicecomandante della piazza di Parma) e il febbraio 1945 (Bruno Longhi , dirigente del movimento clandestino, è seviziato a morte dalla polizia tedesca SD, mentre i numerosi arresti smantellano la rete clandestina in città e nella Bassa); in marzo vengono catturati e fucilati anche Gavino Cherchi, capo del servizio informazioni partigiano, e Ines Bedeschi del Comando militare Emilia-Romagna.

Nella fase finale dell’occupazione le truppe tedesche compiono ancora numerose rappresaglie. Alla vigilia della Liberazione, tuttavia, il movimento partigiano è in grado di organizzare circa undicimila uomini, inquadrati in cinque grandi unità militari : le Divisioni “Ricci” e “Monte Orsaro” nell’Est Cisa, le Divisioni “Val Ceno” e “Val Taro” e “Cisa” nella zona Ovest. Alla loro testa il comandante “Arta” (ingegner Giacomo Ferrari) e il commissario politico “Poe” (professor Achille Pellizzari) nella zona Ovest, il comandante “Colonnello Gloria” (colonnello Paolo Ceschi) e il commissario “Mauri” (avvocato Primo Savani) , nella zona Est.
La liberazione di Parma avviene la mattina del 26 aprile, mentre le operazioni di guerra si concludono il giorno 29 con la resa di circa quindicimila soldati tedeschi e fascisti accerchiati nella “sacca” tra Fornovo e Ozzano Taro .
Il bilancio delle perdite partigiane, 812 i caduti e 534 i feriti (nella guerra convenzionale il rapporto tra morti e feriti è di 1 a 5), documenta chiaramente l’asprezza della lotta.
 
( Notizie storiche ricavate dal volume di Leonardo Tarantini, "La resistenza armata nel parmense" pubblicato dall'Istituto storico della Resistenza di Parma - Step Parma )
 

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 9-5-2010