 |
| Cliccare sull'immagine per ingrandirla |
Straordinario documento costitutito dalla copia di ufficio, su carta intestata della Legione Autonoma Mobile "Ettore Muti" di Milano, del lasciapassare rilasciato il 15 novembre 1944 ad un legionario e firmato a penna Commissario di P.S. Addetto al Comando di Legione, Dr. Ferdinando Pepe.
Il legionario Cesare De Angelis, in missione speciale straordinaria, era autorizzato con questo lasciapassare a circolare durante gli allarmi e nelle ore notturne. A lui le unità della Guardia Nazionale Repubblicavano erano tenute a prestare aiuto qualora necessario.
Il documento è completo di quattro timbri originali del Comando di Legione posti ai quattro angoli dello spazio dove, sull'originale, era stata evidentemente incollata la fotografia del legionario, non indispensabile sulla copia di ufficio.
Quello che rende ancora più raro e interessante per i collezionisti dell'epoca il documento, è la firma posta in calce a penna dal Dr. Ferdinando Pepe, cioè di quello che fu il capo dell'Ufficio politico della Legione.
L’ Ufficio Politico nasce ufficialmente nell’aprile del 1944, quando la Questura, per tentare di regolamentare e legittimare le operazioni di polizia compiute dalla Muti, spedì nella caserma principale di Via Rovello, nei locali del dopolavoro del Comune di Milano, il vice commissario Ferdinando Pepe e il suo aiutante, il brigadiere Enrico Ferrario. Più tardi, il 17 agosto dello stesso anno il tenente Arnaldo Asti fu staccato dalla zona d’impiego nel Piemonte e fu assegnato all’Ufficio Politico, dando vita ad una sorta di struttura parallela. Dalla fusione dei due tronconi nacque l’Ufficio Politico Speciale. Fu in questo periodo che si arruolò il sedicente Conte di Toledo, all’anagrafe Celestino Cairella che diresse la sezione staccata presso la caserma Salines di Via Tivoli.
Il 21 marzo del 1945 nacque la “Divisione di polizia” comandata da Ampelio Spadoni e Bruno de Stefani che divise le attività in due rami: la Polizia Giudiziaria alle dipendenze di Ferdinando Pepe e l’Ufficio Politico diretto da Alceste Porcelli che poteva usufruire di una squadra mobile comandata da Ferdinando Asti.
L'Ufficio Politico della Muti fu autore principale di numerosi arresti di sospetti antifascisti, seguiti da torture e violenze praticate nei locali della caserma di Via Rovello e sicuramente responsabile della fucilazione di 15 detenuti politici avvenuta il 10 agosto 1944 in Piazzale Loreto come rappresagli per un attentato partigiano di due giorni prima.
Fu una tra le vicende più drammatiche che insanguinarono Milano, forse la più drammatica. Il fatto scosse enormemente la popolazione, tanto è che in una comunicazione inviata dal Prefetto di Milano al duce si afferma: “Perdura vivissima impressione in città per la fucilazione avvenuta ieri in piazzale Loreto di quindici arrestati dalla polizia tedesca. La massa operaia dà segni di nervosismo”. E’ ormai certo che il capitano Pasquale Cardella della Muti comandò il plotone d’esecuzione. L’inchiesta però non fu mai avviata perché qualcuno pensò di nascondere il fascicolo in mezzo ad altri 694 dentro un armadio nascosto in uno scantinato della Procura Militare con le ante rivolte verso il muro e chiuse a chiave. Solo recentemente ne è stata scoperta l'esistenza e sono venuti alla luce i 695 fascicoli che conteneva, dando lo spunto per una la costituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta e la riapertura dei processi a carico dei sopravvissuti da parte della Procura Militare.
Il 25 aprile 1945 120° brigata partigiana "Garibaldi" impose la resa ai nazifascisti dislocati in Foro Buonaparte, occupò il commissariato di Pubblica Sicurezza di Via Pezzoni ed infine la sede della Muti in via Rovello. Ma i superstiti tra i membri della Legione, decimata dalle diserzion i dell'ultima ora, erano già fuggiti, insieme al comandante Colombo al seguito di Mussolini in fuga verso la Svizzera.
l 29 settembre 1945 il Colombo fu catturato a Cernobbio e, condannato a morte dal Tribunale popolare per i crimini commessi , fu giustiziato a Lenno. Stessa sorte toccò al vice comandante De Stefani. Altrettanta certa è la fine di Celestino Cairella, conosciuto come “Oscar conte di Toledo”, dirigente del famigerato ufficio Politico e al servizio delle S.S. Fu catturato dai partigiani e fucilato in Piazza Grandi a Milano. Anche Carlo Barzaghi, autista di Colombo, che per la sua brutalità si era meritato l’appellativo di “boia del Verziere” fu fucilato il 28 aprile.
Al contrario riuscirono a sfuggire alla giustizia partigiana Ampelio Spadoni, vice comandante della Muti e sedicente Questore della Divisione di Polizia della Legione, i membri dell’Ufficio Politico Alceste Porcelli e i suoi collaboratori, il capitano Arnaldo Asti, comandante della Squadra Mobile, e altri membri della stessa, tra cui Ferdinando Pepe dirigente della Polizia Giudiziaria della Legione e i suoi uomini.
La storia di questo particolare ufficio della Legione Autonoma Mobile "Ettore Muti" fa di questo documento una vera e propria rarità difficilmente ripresentabile.