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Rara coppia di mostrine stratificate realizzate in panno rosso su anima di cartone con fiamme in panno nero applicate su tessuto giallo per ottenere il relativo bordino perimetrale. Sono presenti due perfetti fascetti in zama verniciata in rosso. Queste mostrine appartenevano alla Batteria “Valtellina” che era un reparto di “artiglieria” della Brigata Nera Aldo Resega di Milano ed era dislocata prima a Rogolo in provincia di Sondrio e successivamente a Sondrio. Sono garantite originali al 100% senza limitazioni di tempo!
Aldo Resega, nato a Milano il 16 settembre 1896, partecipo' alla prima guerra mondiale come ufficiale di fanteria degli arditi. Entro' nel PNF come squadrista volontario. Nel 1936 prese parte alla campagna d'Africa come comandante di una compagnia di arditi della divisione Tevere. Durante la seconda guerra mondiale partecipo' alle operazioni sul fronte greco-albanese, in Croazia e in Dalmazia, nonche' sul fronte occidentale. Invalido di guerra e cinque volte decorato al valore militare il 5 giugno 1943 fu nominato ispettore federale del Partito a Milano.
Dopo il 25 luglio 1943, in alcune città sorsero alcuni gruppi spontanei di autodifesa, formati da fascisti che intendevano reagire alle aggressioni e uccisioni di cui furono vittime dopo la caduta del Regime, quando i manifestanti assaltarono le sedi dei fasci. A Milano il Segretario Federale Aldo Resega, asseragliato con il figlio ed alcuni camerati nella sede dello storico fascio di Piazza San Sepolcro, riuscì prima a salvare la sede dagli attacchi dei dimostranti che volevaano distruggerla e successivamente a creare alcune squadre d'azione che facevano capo ai propri Gruppi Rionali Fascisti. Questi reparti di volontari portavano i nomi delle vecchie squadre dei primi anni dello squadrismo milanese: Tonoli, Fedelissima, Me ne frego, Ardisco, Disperata, Audace, Mussolini, Folgore, Garibaldi, Intrepida, Sciesa, Aldo Sette, Oberdan e Ettore Muti. Quest'ultima sotto la guida del Comandante Colombo dette successivamente vita alla Legione Autonoma Ettore Muti.
Le altre squadre invece confluirono, con altri volontari, nel Reggimento Federale Carroccio, forte di 1800 squadristi. Aldo Resega venne assassinato nel corso di un'azione gappista il mattino del 18 dicembre 1943 a Milano. Nel luglio 1944 Mussolini decise di militarizzare il Partito fascista repubblicano. Tutti gli iscritti dovevano arruolarsi nelle Brigate nere, nuovo corpo armato che andava ad affiancarsi all'Esercito, alla Guardia nazionale repubblicana (che aveva compiti di polizia e ordine pubblico) e ai corpi paramilitari (SS italiane, X Mas, ecc.). Le Federazioni assumono il nome di Brigate Nere del Corpo Ausiliario e i commissari federali la carica di comandanti di brigata. Ogni brigata assume il nome di un caduto per la causa fascista della propria area di competenza, cosi' a Milano si forma la Brigata Nera "Aldo Resega" che diverra' una delle piu' tristemente famose del periodo della guerra civile. Fu una tra le prime costituite e arrivo' a contare piu' di 4000 uomini, ordinati su tre battaglioni ( Milano, Provincia e Complementi ) oltre alla brigata Valtellina.
E' certezza storica che, negli ultimi tempi di guerra, il governo della Repubblica Sociale Italiana aveva preso in considerazione l'ipotesi di costituire in Valtellina una "Ridotta Alpina", ultima eventuale linea di difesa delle truppe della R.S.I.
Il progetto di difesa in Valtellina delle ultime forze repubblicane era partito nell'estate 1944 dal comandante Costa che, anche prima di aver avuto l'approvazione del ministro Pavolini e dello stesso Mussolini, aveva cominciato a realizzare il programma. Vincenzo Costa, squadrista milanese, ex capitano degli alpini, al momento della nomina a Commisario Federale di Milano, il 28 febbraio 1944, un mese dopo l'assassinio di Aldo Resega, seppe produrre le due idee più rilevanti del Partito: la costituzione del Corpo Ausiliario delle Brigate Nere e la Ridotta Alpina. Purtroppo, essendo l'idea frutto di un uomo del Partito, venne subito ostacolata sia dai tedeschi ( che di lì a poco avrebbero trattato direttamente la resa in Svizzera ) che dall'Esercito e dalla Decima Mas.
Costa venne convocato dal Duce in Prefettura a Milano il 16 dicembre 1944, dopo il suo discorso al Teatro Lirico. Mussolini lo accolse con queste parole: "Solo ora il ministro Pavolini mi ha informato che in Valtellina state attuando un concentramento di Camicie Nere della vostra Brigata. Il Capo della Provincia di Sondrio mi ha pure segnalato che in Valtellina avete inviato una batteria di artiglieria; ignoravo che la vostra Brigata avesse i cannoni...Cosa sono questi preparativi? Quali sono le vostre intenzioni? Il ministro Pavolini mi ha informato di un vostro progetto di "difesa" da attuare in Valtellina: non sapevo che eravate anche uno stratega. E' un "pronunciamento" o un atto di normale esercitazione? Da quanto mi ha detto il ministro Pavolini le ragioni di una simile vostra decisione sarebbero ispirate da una precauzionale difesa nel caso avvenisse un "tracollo"...Io e il Maresciallo Graziani siamo qui per ascoltarvi". Al termine dell'esposizione del progetto da parte di Costa, Mussolini sia alzò da sedere ed esclamò: "Facendo tutti gli scongiuri di rito, questo progetto mi piace. Consegnatemi il progetto prima che io ritorni a Gargnano. Il Maresciallo Graziani lo studierà e mi riferirà." Rivolgendosi poi al Maresciallo, che non aveva pronunciato parola, gli disse "E' anche giusto pensare al peggio."
Le varie Forze Armate accolsero il piano in modi alquanto diversi: le Brigate Nere, la Muti e la GNR ne condivisero subito l'aspetto pratico che tendeva ad impedire i massacri indiscriminati verificatisi dopo la resa. La Decima non interferì molto perchè pensava al compito affidatole dal Duce didifendere i confini orientali contro i partigiani titini. L'Esercito, alle dipendenze del Quartier Generale tedesco, preparò un suo piano che prevedeva la ritirata in Alto Adige e la difesa dalle truppe anglo-americane. Quando si seppe per certo che i tedeschi da mese patteggiavano con gli alleati a Berna e con i partigiani in Valtellina, senza l'intenzione di difendere la Val Padana, ormai era troppo tardi e la Valtellina troppo lontana.
( Notizie storiche tratte dal volume "Com'era Rossa la mia valle" di Giuseppe Rocco )