Austria fino al 1918
KAPPENAPZEICHEN "11.ARMEE " ( IMPIEGATA NELLA "STRAFEXPEDITION" ) TIROL 1916
Prezzo: venduto - cod. nr. 11571

Raro "Kappenabzeichen" ( distintivo da berretto ) delle truppe austrungariche stampato in lamierino di "Kriegsmetall" ( una lega di zinco ) in perfette condizioni di conservazione e tra quelli meno comuni. Il distintivo e' stato prodotto per i membri della 11.Armee cioe' l'11° Armata austriaca schierata sul fronte trentino anche dopo la "Strafexpedition". Di forma ovale a spigoli vivi, ha la scritta "11 Armee" in alto e "Tirol 1916" in basso. Ricorda infatti la difesa della nuova "Winterstellung" ( Linea di difesa invernale ) dalla controffensiva della 1° Armata italiana, simboleggiata dallo stambecco poggiato con le zampe posteriori sullo scudo sabaudo, che tenta inutilmente di sbrecciare a cornate la parete rocciosa. Misura mm. 37,5 x mm. 34 ed e' marcato sul retro dal fabbricante "Entw. v.H.Bertle , Mod.v.Hartl, ausgef. v. Atel. G.Gurschner, Wien VII/2". E' riprodotto a pagina 171 del primo volume de "Le Armi e gli Equipaggiamenti dell'Esercito Austrungarico" di Siro Offelli edito da Gino Rossato Editore.

L'usanza di appuntare questi distintivi sul berretto da campo era assai diffusa, sia fra i soldati che fra gli ufficiali. Tale consuetudine in principio era solo tollerata dai comandi, ma in seguito fu autorizzata ufficialmente e regolamentata con una circolare del dicembre 1916 che stabiliva fossero applicati sul lato destro del berretto, perche' su quello sinistro dovevano essere cucite le sigle di panno colorato per distinguere i reparti.

L'11.Armee era sotto il comando del General der Kavallerie Victor Dankl dal marzo 1916 quando ne assunse la guida dopo aver diretto le difese del Tirolo dal maggio 1915 ed essere riuscito a respingere, pur con forze piu' deboli, i numerosi attacchi italiani. Dankl era stato trasferito dal fronte orientale dove aveva guidato la 1.Armee alla prima vittoria sulle truppe russe nella battaglia di Krasnik , nella Galizia del nord, il 23,24 e 25 agosto 1914 e per la quale aveva ricevuto la Croce dell'Ordine Militare di Maria Teresa. Promosso Generaloberst il 1 maggio 1916 egli guido' la "Strafexpedition" ( Spedizione punitiva ) contro le truppe italiane alla testa della sua 11° Armata.

Dopo il dissidio con l’alleato tedesco, impegnato a Verdun, il gen. Conrad decise di passare ugualmente, da solo, all’offensiva contro l’Italia come dai piani strategici proposti già nel 1905, in funzione dei quali venne anche costruita la cintura di fortezze.
Preparata per tutto l’inverno, dovette essere rinviata fino alla metà di maggio del 1916 per il protrarsi delle eccezionali condizioni invernali che contribuirono a limitare il fattore sorpresa. Fu una delle più grandi battaglie della storia: tra l’Adige e il Brenta si fronteggiarono oltre un milione di soldati. Gli austriaci impiegarono 300 battaglioni e circa 2000 pezzi di artiglieria, di cui oltre 300 nei pochi chilometri del passo di Vezzana. Strategicamente è stato il più grave pericolo corso dall’Italia nella guerra, maggiore di quello della disfatta di Caporetto e avrebbe potuto cambiare completamente le sorti del conflitto. Il ritiro sul Piave consentì di accorciare notevolmente il fronte che s'incuneava nell’Impero permettendo una difesa più razionale. Negli altipiani, invece, gli imperiali giunsero ad un passo dall’invasione della pianura veneta, da dove avrebbero facilmente puntato a Vicenza e a Padova (sedi del comando), accerchiando tutto il fronte orientale.

Le tre lingue principali della spedizione diramarono in direzione del Pasubio, dell’altipiano di Folgaria-Tonezza e dal Vezzena verso Asiago per puntare verso Thiene e Bassano. L’imponente ondata della Strafexpedition travolse tutte le postazioni italiane e fu fermata proprio sugli ultimi spalti rocciosi. Nella Val d’Astico, sopraffatte le posizioni di Tonezza, fu addirittura occupata la piana di Arsiero, ormai già allo sbocco nell’alta pianura Vicentina. Furono fermati dall’eroica difesa approntata a tenaglia sul Monte Cengio e sul Monte Novegno-Priaforà.
Nel settore di Asiago, sono sfondate le linee sul Marcai-Manderiolo-Manazzo e sul Costesin poco sotto il Vezzena, dopo eroici e furiosi combattimenti che ritarderanno di due giorni i piani d’attacco, contribuendo non poco al rafforzamento delle posizioni italiane più arretrate. Nella ritirata italiana sono fatti saltare ed abbandonati i forti di Verena, di Campolongo e di Punta Corbin. Gli austriaci avanzano, muovendo per la Val d’Asssa e tra i boschi del Campolongo, conquistando Kaberlaba, il Lemerle e il Boscon, attorno a Cesuna e arrivano a bocchetta Paù e al monte Cengio. Più a nord, muovendo attraverso i Larici, scavalcano la Bocchetta Portule, si attestano sul Monte Zebio e sul Mosciagh, a nord di Asiago, scendono in Marcesina e occupano le Melette. Caddero pure le postazioni di Sisemol e di Val Bella, a sud di Gallio.
Il comando austriaco viene spostato nella zona di Campo Gallina (tra Bocchetta Portule e il Bivio Italia), dove viene fatto arrivare l’ultimo troncone della teleferica Caldonazzo-MonteRover.

Dopo un mese di sanguinose battaglie, a metà giugno, la grande offensiva fu bloccata a pochi passi (nel vero senso del termine) dalla vittoria tra i fitti e meravigliosi boschi a sud di Asiago, già in vista della sottostante pianura che a questo punto non opponeva altre difese naturali. L’avanzata fu tamponata con l’arrivo in massa, spesso alla spicciolata e con mezzi di fortuna, di truppe e riserve provenienti dagli altri fronti e da tutte le regioni d’Italia. Vi parteciparono anche soldati Inglesi e Francesi. Alla fine di giugno il XX corpo d’armata italiano passa alla controffensiva muovendo dai lembi più orientali dell’altipiano. Svanisce così il geniale sogno, non irrealizzabile, del gen. Conrad e il gen. Dankl, comandante dell’11^ armata austriaca si dimette.  

 
 
Segnalatori e osservatori austriaci dell' 11.Armee
 
La linea fortificata degli Altipiani sul fronte trentino - veneto
Sul fronte trentino, in particolare nella zona degli Altipiani, a partire dal 1908, su sollecitazione del generale Conrad Von Hötzendorf (capo dello stato maggiore AU e abile stratega militare), gli austro-ungarici predisposero un sistema di difesa moderno ed efficace: sette fortezze corazzate disposte tra la Valsugana e la valle di Terragnòlo dispiegate sull'altopiano di Vezzena - Luserna (forti Cima Vezzena, Busa Verle e Cima Campo), l'altopiano di Lavarone (forte Gschwent Belvedere) e l'altopiano di Folgaria (forti Cherle, Sommo alto e Dosso del Sommo). Altri forti erano previsti sul massiccio del Pasubio e in Vallarsa ma lo scoppio del conflitto ne impedì la realizzazione: Forte Pozzacchio (Vallarsa), incompiuto e non armato, venne comunque presidiato. 
Lo scopo dello sbarramento fortificato austro-ungarico degli Altipiani era duplice: evitare un'eventuale tentativo di avanzata italiana sulle città di Trento e Rovereto e creare un piazzaforte da cui lanciare un' offensiva verso il Veneto, come in effetti avvenne con la cosiddetta Offensiva di Primavera, conosciuta anche come Strafexpedition, nel maggio 1916. (dal sito http://www.altipianitrentini.tn.it/ita/grande_guerra/cenni_storici.htm )