Italia (1919-1939)
ECCEZIONALE MANOSCRITTO RISERVATO SCRITTO DA AUGUSTO TURATI E INDIRIZZATO AL DUCE NEL 1930
Prezzo: venduto (tre fogli manoscritti e firmati ) - cod. nr. 12179
Augusto Turati, Segretario del P.N.F
Eccezionale documento scritto di suo pugno da Augusto Turati, Segretario del Partito Nazionale Fascista, e indirizzato al Duce.
Il documento, probabilmente una bozza, porta la data del 2 agosto 1930 impressa con un normale timbro datario.
Cio' significa che e' stato scritto meno di due mesi dalla sua rimozione dall'incarico di Segretario passato infatti il 24 settembre a Giovanni Giurati.
La lettura di questa bozza, che merita un posto di rilievo nella documentazione relativa alla storia del PNF, e' illuminante su quella che doveva essere la situazione politica di Turati, in quei momenti sotto attacco da parte di tutti i maggiorenti del partito le cui prerogative egli aveva pesantemente ridimensionato a partire dal 1926, cercando di trasferire il "potere" dal Partito allo Stato.
Scrive Turati al Duce:
" Duce,
per quanto riguarda i rilievi di S.E. Ricci, ecco le lettere. le dichiarazioni. Credo che bastino, ma se ne possono trovare altre, se sono proprio necessarie.
Ma l'episodio, mi obbliga a denunciare una situazione che comincia a pesarmi.
Per mantenere al Partito la sua dignita', io mi sono inimicato Balbo che non mi sa perdonare Ravenna e Zoli-Giunta che vorrebbe governare a trieste ed a Gorizia, Ciano che desidererebbe il vice-reame di Toscana. De Vecchi che rimpiange il perduto dominio piemontese. Bottai che vorrebbe togliere al Partito ogni ( posizione ? ) direttiva sui sindacati. dimentico di proposito le situazioni che non ho toccato, per non creare maggior disagio: quali quelle di Lucca, che e' denunciata da molti come profondamente corrotta, quella di Cremona e (nel passato recente ) quella di Calabria.Sono evidentemente riuscito a creare la unita'.... dei contrarii, pur usando di un tatto e di una delicatezza che qualche volta apparivano debolezza.
Duce, io vi prego di esaminare tale situazione. Vi ripeto quello che vi ho scritto sei mesi fa. Devotamente. Turati"

Non sappiamo se questa bozza si sia poi tramutata in un documento ufficiale giunto a Mussolini nei giorni seguenti ma cio' e' molto probabile alla luce degli accadimenti successivi.
Ci troviamo in tutti i casi davanti ad un documento di eccezionale valore storico che da solo potra' arricchire qualsiasi collezione sul periodo storico in questione.

Augusto Turati era nato a Parma il 25 agosto 1888. Trasferitosi a Brescia fu redattore presso la "Provincia di Brescia", giornale di ispirazione liberal-democratica, e intraprese studi in legge senza però conseguire la laurea. Attivo interventista prese parte al primo conflitto mondiale raggiungendo il grado di capitano di fanteria e guadagnandosi due medaglie al valore e tre croci di guerra. Smobilitato nel 1919 fece ritorno a Brescia dove riprese a lavorare presso "La Provincia di Brescia" in qualità di capo redattore.
Alla fine del 1920 aderì ai fasci di combattimento conquistando, perlomeno a livello locale, una discreta fama e ricoprendo successivamente e contemporaneamente le cariche di Segretario della Federazione Provinciale Fascista, Segretario della Federazione Provinciale Sindacale, Presidente della Federazione Bresciana dei Comuni Fascisti, Triumviro della Federazione Provinciale dei Combattenti, Console della Milizia Volontaria, comandante della XV Legione Camicie Nere "Leonessa".
Alle elezioni del 1924 il suo nome raccolse una votazione quasi plebiscitaria ed egli riusci' in testa alla lunga lista dei deputati lombardi, preceduto solo da Mussolini e Farinacci. La sua figura conobbe una risonanza a livello nazionale in seguito al grande sciopero dei metallurgici lombardi svoltosi nella primavera del 1925.
Il 5 novembre 1926, dopo che in marzo Farinacci era stato invitato alle dimissioni, fu nominato segretario del Partito Nazionale Fascista, agendo nella maniera piu' decisa nell'allontanare tutti coloro che non avevano fornito prova di fedelta' a Mussolini nel momento della crisi. I quattro anni della sua gestione furono segnati da grandi epurazioni, da un ridimensionamento dei capi provinciali in favore del potere centrale e da un rigido inquadramento degli iscritti. Sotto la sua segreteria il Partito perse la sua autonomia in favore dello Stato. Entrato in contrasto con Mussolini per ragioni di carattere economico, Turati era assai critico nei confronti della politica di "quota novanta", rassegnò le sue dimissioni.
Dopo una breve collaborazione con il "Corriere della sera" fu chiamato, nel 1931-1932, a dirigere "La Stampa". Nello stesso anno, dopo una campagna scandalistica sul suo nome, fu però espulso dal Partito ed esiliato a Rodi dove rimase fino al 1937 partecipando come socio ad un impresa agricola. Ritornato in Italia nel 1937 fu riammesso nel Partito a condizione di intraprendere un esperimento agrario in Etiopia. Il fallimento del progetto lo riportò in patria all’inizio del 1938. Successivamente esercitò la professione di consulente legale abbandonando qualsiasi aspirazione di tipo politico. Non aderì perciò alla Rsi ma, a guerra terminata, fu in ogni caso processato. Amnistiato, morì a Roma nel 1955. (Note storico-biografiche a cura di Massimiliano Tenconi)

 
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 29-4-2009