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Rarissimo opuscolo propagandistico stampato dopo l'8 settembre 1943 ( molto probabilmente nel 1944 ) per raccontare il "tradimento" del Re e la liberazione di Mussolini ad opera dei paracadutisti di Otto Skorzeny.
L'opuscolo, in eccezionali condizioni di conservazione, e' costituito da 30 pagine corredate da alcune bellissime immagini al tratto in b/n ed ha le dimensioni di mm. 205 x 145.
Ventiquattr'ore dopo l'arresto di Mussolini a Villa Savoia, Hitler, convintosi che per il momento un intervento militare contro i "traditori del Quirinale" non poteva essere effettuato, incarico' Himmler di predisporre tutto per individuare la localita' dove era imprigionato il "Duce" e di organizzare un'evasione al momento opportuno.
Il capo delle SS scelse per questa missione l'Hauptsturmfuehrer ( Capitano delle SS ) Otto Skorzeny, nativo di Graz in Stiria, nazista della prima ora fuggito nel 1934 dall'Austria. A causa della caratteristica cicatrice che gli solcava il viso veniva chiamato dai suoi compagni "faccia tagliata". Dopo l'annessione dell'Austria passo' prima alla Gestapo, operando a Vienna nel "Sicherdienst" ( Servizio di Sicurezza ) di Heydrich. Nel 1940 e' a Schveningen, presso l'Aja, in Olanda dove, dopo l'occupazione dei Paesi Bassi, crea la scuola di spionaggio "West" delle SS. Avuto il delicato incarico da da Himmler, Skorzeny si trasferisce subito in Italia dove, per mimetizzarsi, veste la divisa di capitano della Luftwaffe e si aggrega al Comando tedesco di Pratica di Mare.
La centrale spionistica delle SS a Berlino aveva ordinato a tutte le unita' di raccogliere ogni indizio che potesse essere utile per la liberazione di Mussolini e trasmetterlo immediatamente a Berlino preceduto dalla parola "Suedstern" ( Stella del Sud ). Fu cosi' che l'operazione di liberazione del Duce prese il nome di "Azione Stella del Sud". Le stesse informazioni da Berlino venivano subito trasmesse a Skorzeny, all'insaputa dei comandi militari tedeschi. Lo stesso Maresciallo Kesselring venne messo al corrente dell'operazione solo all'ultimo momento benche' il comandante delle forze tedesche in Italia avesse fatto, nella prima settimana di agosto del 1943, ogni sforzo possibile per giungere personalmente a Mussolini con il pretesto di consegnargli il "dono" del Fuhrer per il suo 60° compleanno: una speciale edizione delle opere di Nietzsche, in ventiquattro volumi, con dedica autografa di Hitler. Fu pero' respinto da Badoglio e dovette accontentarsi della promessa che i libri, insieme con una lettera di Kesselring, sarebbero stati consegnati all'ex-Duce cosa che avvenne il 7 agosto a La Maddalena. Prezioso fu l'apporto degli agenti di Kappler, il solo che seppe fin dall'inizio la vera natura dell'incarico di Skorzeny. Una ragazza slava, bellissima, che da anni lavorava con Kappler carpi' ad un ufficiale italiano il segreto del trasferimento di Mussolini da La maddalena al Gran Sasso.
Il provvedimento era stato preso quando si era osservato che aerei tedeschi, provenienti dalla Corsica, sorvolavano con insolita insistenza la base navale italiana. Skorzeny infatti, da Pratica di Mare, disponeva di tutta l'aviazione del 1.Fallshirmkorps ed aveva pieni poteri per quanto riguardava il suo impiego. Questi aerei fecero rilievi dettagliati di Ponza, de La Maddalena e infine di Campo Imperatore, seguendo esattamente le successive informazioni pervenute sulle varie tappe del prigioniero.
L'azione vera e propria ebbe luogo il 12 settembre 1943 e inizio' a Roma. Alle ore 7.45 un reggimento rinforzato della seconda divisione paracadutisti in pieno assetto di guerra e sotto il comando del generale Bragadin, occupo' il palazzo del Viminale, ove era previsto, dall'accordo italo-germanico, solo un controllo del centralino interurbano. Lo scopo vero dell'occupazion era quello di prelevare il generale Fernando Soleti, comandante il Corpo degli agenti di Polizia e lo conducono a Pratica di Mare. Qui Student, presente Skorzeny, gli chiede a nome di Hitler "di prestare la sua opera per evitare per quanto possibile uno spargimento di sangue, partecipando alla liberazione del duce". Rifiutandosi l'italiano di dare informazioni su Mussolini, viene congedato e trattenuto. Successivamente Student gli mostra una fotografia aerea di Campo Imperatore: il luogo appare deserto. Alla domanda se ne fosse avvenuto lo sgombero, Soleti risponde che ciò "poteva essere possibile". Student ribatte avvertendolo che lo costringe a seguire la spedizione dei paracadutisti sul Gran Sasso: "però, comunque, lo riteneva responsabile se fosse derivato qualche danno alla persona di Mussolini". ( Notizie tratte dal Corriere di Informazione del 10.11.1945 )
Dal primo pomeriggio del 2 settembre Mussolini è prigioniero nell'albergo rifugio di Campo Imperatore, a 2112 metri, sotto lo sperone roccioso del Gran Sasso d'Italia: ampia costruzione littoria a tre piani, con avancorpo semicircolare, guarda un grande pianoro. Gli è destinato l'appartamento 201, al secondo piano: camera, salottino, bagno, ingresso e un ambiente destinato ai custodi. Piccole finestre si aprono sul davanti. L'edificio è sorvegliato da un corpo di guardia all'ingresso, che dispone dieci sentinelle in altrettanti posti di guardia che circondano l'albergo come due anelli. La notte le guardie vengono raddoppiate. Vi sono poi pattuglie all'esterno. L'armamento è, sul principio, modesto.
Alle ore 11 circa atterrano a Pratica di Mare i primi alianti destinati all'operazione Eiche. Si riforniscono di benzina gli aerei HS l23 che li rimorchiano.
Alle 13 decollano i dodici alianti destinati al Gran Sasso, comandati dal sottotenente Elimar Meyer - Wehner. Gli aerei che li trainano sono agli ordini del tenente Johannes Heidenreich. Sull'aliante dove sono Skorzeny e Meyer - Wehner è fatto salire il generale Soleti, disarmato e riluttante.
Poco prima delle ore 14 il convoglio aereo dell'operazione Eiche giunge nel ciclo di Campo Imperatore. Per motivi inspiegabili i primi tre rimorchiatori hanno sbagliato rotta: sono dunque disponibili solo nove alianti. I velivoli sorvolano l'obiettivo per distribuirsi le zone di atterraggio. I luoghi si distinguono perfettamente e si vede molto bene la colonna degli autocarri con i paracadutisti che avanza, fra nuvole di polvere, nella valle in direzione della stazione di base della funivia.
Dopo un passaggio, gli aerei si allontanano dietro lo sperone del monte, per far credere agli italiani che il loro obiettivo non sia Campo Imperatore. La stazione di base della funivia viene occupata da un'avanguardia comandata dal tenente Weber: cade ucciso un carabiniere che si trova esposto al fuoco intimidatorio tedesco, e altri due badogliani sono feriti dalle bombe a mano lanciate dagli assalitori nelle finestre della palazzina adiacente allo sbarramento stradale. Gli italiani, che attenendosi agli ordini non hanno sparato un colpo, sono disarmati e i tedeschi ne spezzano i moschetti. Quindi i paracadutisti salgono a gruppi, con la funivia, all'albergo di Campo Imperatore.
Il maresciallo Antichi, il "guardiano" del duce, riconduce Mussolini nel suo alloggio e, affacciato con lui ad una finestra, aspetta che accada qualcosa. Nel cielo, frattanto, i rimorchiatori, nascosti dalla vetta, sganciano gli alianti. Questi, girato lo sperone della montagna, all'improvviso calano da ogni parte sul pianoro di Campo Imperatore, quasi in picchiata. Skorzeny, infatti, contravvenendo alle istruzioni di Student, che ha formalmente proibito una manovra di quel tipo per prender terra perché desidera un atterraggio con volo planato col massimo di sicurezza, ha imposto le sue vedute, rivolte evidentemente ad ottenere il massimo di sorpresa. La conseguenza è la perdita di un mezzo, che ha concluso l'operazione sfasciandosi contro le rocce a trecento metri dagli altri, con contusi e tre feriti: si lamentano la rottura di una clavicola e di una gamba ed una lacerazione alla fronte.
Gli alianti prendono terra fra le rocce, tutto intorno all'albergo. Il primo a raggiungere l'obiettivo è il velivolo di Meyer - Wehner, con Skorzeny e Soleti.
Si apre il portellone dell'aliante di Skorzeny, davanti a un carabiniere posto sull'angolo dell'albergo. Subito ne esce, bruscamente sospinto dal mitra di due ufficiali tedeschi che lo seguono, il generale Soleti, che è costretto a dirigersi verso l'edificio.
L'albergo, circondato ormai completamente dagli assalitori pronti a far fuoco, è coperto allora dal rombo enorme di alcuni aerei: sono i rimorchiatori HS 123, che incrociano molto bassi per proteggere l'operazione degli uomini a terra. Spariti gli aerei, si ode chiarissima la voce di Mussolini, dalla sua finestra del secondo piano. "Gridò, nel silenzio che stava per precedere di pochi secondi il fuoco: - Che fate! Non vedete? C'è un generale italiano. Non sparate! Tutto è in ordine! - Alla vista del generale italiano che veniva avanti col gruppo tedesco, le armi si abbassarono", racconta il duce.
I paracadutisti, dal piazzale, lo riconoscono e acclamano "Heil!" e "Du-ce! Du-ce! Du-ce!" Skorzeny gli urla di ritirarsi, raggiunge l'ingresso principale coi suoi e Soleti e, rovesciate due mitragliatrici in postazione ai lati della porta, fra spintoni e botte col calcio delle armi si apre un varco tra le guardie, entra dì volata nell'atrio mentre i paracadutisti intimano "Mani in alto!" al presidio che, compreso il maresciallo dei carabinieri e il brigadiere degli agenti di PS, viene immobilizzato.
L'irruento Skorzeny si precipita nel corridoio del secondo piano e spalanca la porta giusta. Mussolini, in piedi in un angolo, esce dell'oscurità: Skorzeny i si presenta, batte i tacchi e saluta col braccio teso, apostrofandolo in tedesco: "Duce, il Führer mi ha inviato qui per liberarvi". La stanzetta si riempie di gente. Mussolini, con la barba di tre giorni, è descritto dal maresciallo Antichi "stanco, avvilito, tutt'altro che entusiasta" per la piega presa dagli avvenimenti; si siede anzi sulla sponda del letto e, senza alzarsi, replica in tedesco, così che gli italiani non comprendono. Nella sua versione ufficiale il duce scrive di aver detto: "Ero convinto sin dal principio che il Führer mi avrebbe dato questa prova della sua amicizia. Lo ringrazio e con lui ringrazio voi, capitano Skorzeny, e i vostri camerati che hanno con voi osato".
Alle ore 14: 15 circa Il maggiore Mors, giunto alla stazione di base della funivia, viene a sapere via radio del felice esito dell'operazione, che comunica a Student; poi, con la funicolare, accompagnato da una ventina di uomini, sale all'albergo. Antichi lo descrive come un "biondino basso, esile, l'opposto di Skorzeny". Alla stazione superiore d'arrivo lo aspetta Berlepsch: i due, con passo tranquillo, si avviano all'edificio dov'è Mussolini.
La prima "Cicogna", destinata a trasferire il duce, è riuscita ad atterrare vicino alla stazione dl base della funivia, ma nella manovra ha subito danni alla. coda e non può riprendere subito il volo. L'aeroporto dell'Aquila, inoltre, non è stato occupato per un difetto di collegamento radio, che ha impedito a Student di dare l'ordine necessario. In volo, è la "Cicogna" di Gerlach.
Alle 14 e 20
La "Cicogna" di Gerlach deve atterrare sul piccolo pianoro sotto l'albergo. Carabinieri e paracadutisti, in fretta, adattano alla meglio la pista sgombrando gli ostacoli dal terreno. Finalmente Gerlach, con abilità e leggerezza, atterra sotto gli occhi del sopraggiunto maggiore Mors e dell'ammirato Skorzeny.
Alle 15 il duce giunge alla porta dell'albergo. Indossa un ampio soprabito nero sopra un abito blu scuro troppo largo, ed ha un cappello calato sugli occhi. All'uscita saluta tedeschi e italiani; fa avvicinare questi ultimi, a loro volta prigionieri, ed a molti stringe la mano. Sulla porta Bruno Von Kayser, corrispondente di guerra dell'Illustrierte Beobacher, riprende la scena con una macchina cinematografica. Scatta anche fotografie a Mussolini, che sorride di malavoglia.
ntanto italiani e tedeschi seguitano a ripulire dalle pietre la pista dov'è atterrata la "Cicogna" che ora deve decollare. Quando Mussolini si avvicina all'aereo, ne scende il pilota, capitano Gerlach: gli si avvicina, si presenta. È giovanissimo. Il duce lo abbraccia. Parlano. È con loro Mors.
Mussolini è issato sul Fieseler Storch quasi di peso. Sistemare poi Skorzeny è un problema. Narra Gerlach: "Era grande e grosso: pesava più di cento chili. Per salire a bordo dovette incastrarsi dietro a Mussolini in una posizione molto scomoda".
La pista di decollo è brevissima. I militari riescono ad allungarla, arretrandola dì qualche metro; verso la valle termina con un salto piuttosto profondo.
Si avvia il motore dell'aereo. Acclamano i presenti, compresi gli agenti di polizia, che salutano romanamente al grido "Du-ce! Du-ce! Du-ce!" Gli uomini trattengono la "Cicogna" per la coda e per le ali, e il motore dell'aereo è avviato al massimo. Finalmente, a un segnale del pilota, quelli a terra mollano la presa e il velivolo parte rullando e saltando sulle piccole rocce emergenti dalla pista mentre Skorzeny, aggrappato ai tubi dell'intelaiatura, tenta di imprimere dall'interno alla "Cicogna" un certo slancio. Narra quest'ultimo: "la ruota sinistra del carrello d'atterraggio urta ancora una volta violentemente contro il suolo; l'apparecchio si inclina leggermente sul davanti e ci troviamo al limite della spianata. Slittando verso sinistra, la "Cicogna" precipita nel vuoto".
È una partenza disperata. "Praticamente", dichiara Gerlach, "finimmo nel precipizio, ma alla fine riuscii a prendere quota". E il maggiore Mors: fu "un capolavoro unico. Nonostante la nostra esperienza di aviatori, siamo stati col fiato sospeso nel vedere il velivolo vacillare all'estremità della pista e sparire di colpo nell'abisso". La ruota sinistra del piccolo ricognitore si è danneggiata urtando contro un sasso, ed è fuori uso. Mussolini sembra estraneo a quanto accade: è moralmente molto abbattuto. Poco dopo si rivolge a Gerlach: "Anch'io sono pilota. In Russia" gli dice "ho guidato l'aereo del Führer". Parla un tedesco sommario e l'altro stenta a capirlo.
Racconta Skorzeny: "Volando appena a trenta metri dal suolo, la "Cicogna" fila rapidamente e raggiunge il limite oltre il quale ha inizio la depressione di Avezzano. Questa volta siamo proprio in salvo. Certamente siamo tutti e tre alquanto pallidi".
Verso le 15 e 30 da Campo Imperatore il Maggiore Mors comunica al Gran Quartier Generale di Hitler: "Ordine eseguito. Duce arriva in aereo".
Poco dopo le 17 La "Cicogna" giunge nel cielo dell'aeroporto di Pratica di Mare con enorme ritardo, tanto che a terra si sono rassegnati all'idea dell'insuccesso dell'operazione. È probabile che ritengano perduto il piccolo aereo.
Nel prendere terra, Gerlach grida: "Attenzione, tenetevi bene stretti: la discesa avverrà in due tempi". Testimonia Skorzeni: "Avevo dimenticato che il carrello d'atterraggio dell'apparecchio era rimasto danneggiato. La "Cicogna" prende lentamente contatto col suolo, saltellando, appoggiandosi alternativamente sulla ruota sinistra e sullo sperone di coda; percorre un breve tratto sulla pista e poi si ferma. La manovra è riuscita perfettamente; abbiamo avuto veramente fortuna dal principio alla fine di questo volo avventuroso. Veniamo accolti con manifestazioni di giubilo dall'aiutante di campo del generale Student".
La sera del 12 settembre 1943 viene diramato un comunicato stampa dell'agenzia Stefani. "Dal Quartier Generale del Führer, dodici Reparti di paracadutisti e di truppe di sicurezza germanici, unitamente a uomini delle SS, hanno oggi condotto a termine un’operazione per liberare il Duce, che era tenuto prigioniero dalla cricca di traditori. L'impresa è riuscita. Il Duce si trova in libertà. In tal modo è stata sventata la sua progettata consegna agli anglo-americani da parte del Governo Badoglio". ( Informazioni tratte dal sito "Fascismo" )
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