| Italia (1919-1939) |
| RARO DOCUMENTO A FIRMA DI LINO BALBO (NIPOTE DI ITALO BALBO) SEGRETARIO DEL PNF DI FERRARA |
| Prezzo: Euro 90,00 - cod. nr. 12095 |
L'interesse storico del documento non e' tanto nel suo contenuto generico ma nella firma autografa di Lino Balbo, nipote del celebre Italo, e deceduto con lui il 28 giugno 1940 nel cielo di Tobruk quando il loro aereo fu colpito per errore dalla contraerea italiana. La popolarità dei due personaggi, entrami alpini, in particolare quella dello zio Italo conosciuto a livello mondiale e del nipote Lino un po’ più ristretta nel locale e nella cerchia alpina, servì e fu abilmente utilizzata dal regime quale esempio da additare al popolo chiamato alle armi. Una ventata di sincero ed umano dolore percorse l’animo di tanti, dal singolo cittadino alle varie istituzioni. In tutti i reparti militari, dal comando generale al più piccolo presidio, furono promosse spontaneamente cerimonie in loro onore. Il "nipote" Lino Balbo, così è conosciuto nelle cronache ed atti ufficiali del periodo, in verità nasce con il nome di Arcangelo il 18 febbraio 1909 a Lugo, comune in provincia di Ravenna, come risulta all’ufficio anagrafe e nello stato di servizio militare. Il padre Fausto, qui trasferitosi per lavoro, muore improvvisamente nel 1912 ed il piccolo “Lino” (come sarà chiamato d’ora in poi) viene adottato dalla famiglia di Italo Balbo che lo prende con sé a Ferrara. Lo zio Italo ne diventerà poi tutore. Questo rapporto segnerà la vita di entrambi, in particolare quella del giovane nipote “tutelata” da uno zio così importante. Conseguita la licenza di ragioniere nell’anno 1926, si arruola volontario ed inviato alla scuola allievi ufficiali di Verona, dove giunge il 10 settembre assegnato su sua richiesta alla specialità Alpini. Dal 16 giugno 1927, nominato sottotenente di complemento, presta servizio di prima nomina nella 66^ compagnia del battaglione “Feltre”, 7° reggimento alpini. Il 10 ottobre è trasferito a disposizione del Ministero dell’Aeronautica a Roma, sempre come ufficiale alpino e come tale rientra nel febbraio 1928, poi di nuovo in giugno, per partecipare alle esercitazioni invernali ed estive in forza al battaglione “Cadore”. Su “suggerimento” dello zio viene trattenuto in servizio presso il Ministero della Regia Aeronautica (lo zio ne è dal 1926 sottosegretario e dal 1929 ministro), avendo così la possibilità di frequentare e di laurearsi all’università della capitale. Il 31 gennaio 1932 è posto in congedo e rientra a Ferrara. Il 10 febbraio 1934 è nominato segretario federale del Partito Nazionale Fascista di Ferrara. Con tale nomina, per disposizioni previste, entra nel consiglio di amministrazione dell’Università ed assume la carica di presidente dell’Opera Nazionale Dopolavoro Ferrarese. Promosso tenente di complemento degli Alpini il 25 marzo 1935, con questo grado chiede il richiamo alle armi per la guerra italo-etiopica come volontario ed il 17 marzo 1936 si imbarca a Genova. Destinato in forza al battaglione “Trento” dell’11° reggimento alpini, assume il comando del plotone mortai d’assalto della 94^ compagnia. Il 3 aprile ha il battesimo del fuoco quando tutto il battaglione avanza dal Monte Amba Bohorà verso il Lago Ascianghi, mettendo in luce le sue doti di abilità e coraggio anche in successive azioni, come evidenziato nel profilo scritto dal suo comandante maggiore Guglielmo Simeone. Il suo nominativo compare nell’elenco dei decorati di Medaglia di Bronzo al valore militare: questa decorazione gli è stata conferita per la brillante azione a Colle Tarmaber del 3 maggio 1936. Il 5 maggio 1936 il battaglione entra ad Addis Abeba con l’ordine di presidio e pattugliamento contro piccoli nuclei di ribelli. Con la guerra ormai finita, l’8 giugno rientra in Italia e ricollocato in congedo riprende la sua attività politica. Alla vigilia della seconda guerra mondiale lo zio Italo, dal 1934 governatore generale della Libia, lo rivuole vicino e, come volontario, è richiamato per conto del Ministero della Regia Aeronautica e messo a disposizione, mantenendo grado e Corpo di appartenenza, del quartier generale dislocato a Derna. Da qui nel pomeriggio del 28 giugno 1940 (da pochi giorni l’Italia è entrata in guerra) prende posto con lo zio ed altre personalità militari sull’aereo per una prevista ricognizione ed ispezione alle linee italiane trovandovi la morte a seguito dell’involontario abbattimento sui cieli di Tobruk. Al Dott. Comm. tenente degli alpini Arcangelo Balbo viene conferita la medaglia d’argento al valore militare “alla memoria”. ( Foto e informazioni storiche tratte dal sito degli alpini del territorio bolognese romagnolo ) |
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