| Italia (1940-1945) |
| RARA MEDAGLIA COMMEMORATIVA DEL 20° REGGIMENTO DI ARTIGLIERIA "PIAVE" DISTINTOSI NELLA "DIFESA DI ROMA" SETTEMBRE 1943 |
| Prezzo: venduto - cod. nr. 11508 |
Medaglia commemorativa del 20° Reggimento di Artiglieria "Piave" assegnato alla 10° Divisione Motorizzata "Piave". La medaglia in bronzo che misura 38 mm di diametro, e' stata montata artigianalmente su un nastrino nero d'epoca probabilmente dal reduce che intendeva in tal modo esporla sul proprio medagliere. La divisione "Piave" si rese protagonista degli avvenimenti bellici che interessarono la citta' di Roma subito dopo l'8 settembre 1943. Formatasi nel 1940, inquadrava il 57° e 58° Reggimento di Fanteria e il 20° Reggimento di Artiglieria. Dislocata nel Veneto a giugno 1940 vi rimane fino al febbraio 1941 quando e' trasferita in Sicilia, quale unita' di riserva del XII Corpo d'Armata. Il 16 aprile viene nuovamente spostata alla frontiera orientale, al confine tra Abbazia, Villa del Nevoso e San Pietro al Carso. In maggio trasferita in Liguria, nella zona tra Savona e Genova, e ai primi di novembre in Francia, dislocandosi tra Saint Tropez, Grimaud e Le Luc. Nella prima decade del gennaio 1943 ritrasferita in patria a sud di Roma e dislocata tra Velletri,Sezze, Priverno. Il 9 settembre 1943, nei pressi di Monterotondo, sostiene violenti scontri con le forze tedesche. Viene successivamente impiegata in servizio di ordine pubblico agli ordini del Comando Citta' Aperta di Roma. Viene sciolta definitivamente il 23 settembre 1943. Già dalla fine di luglio 1943 il Comando supremo delle Forze Armate Italiane aveva organizzato la difesa di Roma. Intorno alla capitale era stata messa a punto una linea di difesa di circa 60 Km formata da numerosi capisaldi situati sulle strade consolari e presidiata a Nord dalla Divisione motorizzata Piave e a Sud dalla Divisione Granatieri di Sardegna. Erano dispiegate intorno a Roma e nei dintorni 8 Divisioni più 4 Divisioni delle Forze dell’Ordine a fronte di sole due Divisioni tedesche. La difesa di Roma quindi poteva essere svolta tanto che Kesselring temeva una dura lotta da parte delle truppe italiane. Il 7 settembre 1943 sbarcano clandestinamente a Gaeta e trasferiti in autoambulanza, giungono a Roma il generale Maxwell Taylor e il col. William Gardiner per verificare le condizioni di uno sbarco di paracadutisti americani a Cerveteri e Furbara, a nord di Roma, e contribuire alla difesa della città dai tedeschi in occasione dell’annuncio dell’armistizio (operazione "Giant"). Il generale Vittorio Ambrosio, capo di stato maggiore generale, che li dovrebbe ricevere, è a Torino (a fare un trasloco, in previsione di quanto deve accadere, a salvare il salvabile). Il sottocapo, generale Francesco Rossi, non si sente autorizzato a decidere in sua assenza. Il presidente del consiglio chiede di ritardare di qualche giorno la proclamazione dell’armistizio. Constatata l’impossibilità di sottrarre gli aeroporti al controllo tedesco, l’operazione "Giant" è revocata. Alle 16.30 dell' 8 settembre Eisenhower, comandante alleato dello scacchiere Mediterraneo, annuncia da Radio Algeri che l'Italia si è arresa senza condizioni (notizia "battuta" mezz'ora prima dall' agenzia Reuter). Alle 19.45 le stazioni radiofoniche de l' EIAR diffondono da Roma la riproduzione di un disco con la voce incisa dal maresciallo Pietro Badoglio, capo del governo: annuncia l'armistizio ( la cui firma era avvenuta segretamente a Cassibile 5 giorni prima). Badoglio ordina di cessare le ostilità contro le forze angloamericane ma di reagire "ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza". Tre quarti d'ora dopo un reparto di paracadutisti tedeschi investe sulla via Ostiense il caposaldo numero 5 presidiato dai granatieri al ponte della Magliana, nei pressi di un deposito di carburante, in località Mezzocamino. E' l'inizio della battaglia per Roma. Per difendere la capitale, il comando italiano dispone di otto divisioni ma a ranghi ridotti e già provate su vari fronti di guerra: "Granatieri di Sardegna", "Piave", "Centauro", "Ariete", "Piacenza", "Sassari", ma due, "Lupi di Toscana" e "Re" ancora lontane, in marcia verso Roma, precedute però da tre battaglioni disponibili all' impiego immmediato. Due le divisioni in piena efficienza, la "Piave" e l' "Ariete". Con i reparti dei carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia e della P.A.I. (polizia Africa Italiana) fanno in tutto circa 60.000 uomini. Kesselring può contare su 12 mila uomini da settimane pronti ad agire dalle basi attorno a Roma, acquartierati a Nettuno, Ladispoli, sui Colli Albani e sui Castelli Romani e in posizioni strategiche anche per controllare la Cassia e la Nomentana. 14 mila paracadutisti sono stati aviotrasportati dalla Francia a Pratica di Mare, in parte accasermati ad Ostia. Sono i primi a muoversi. A Viterbo, inquadrati nella divisione "Panzergranadieren", si trovano 24 mila soldati con 350 carri armati. Il 9 settembre all' alba, Vittorio Emanuele III, la famiglia reale con il principe ereditario, il capo del governo maresciallo Pietro Badoglio, la maggior parte dei ministri e alcuni alti ufficiali, lasciano Roma. Il corteo d' auto è diretto a Chieti, per poi portarsi nel porto di Pescara, qui imbarcarsi e raggiungere Brindisi. Non sono intercettati dai tedeschi che, a quanto dirà Umberto di Savoia, tolgono i posti di blocco appena in vista della colonna e presentano le armi. Il re e il seguito possono così imbarcarsi a notte alta ad Ortona sul cacciatorpediniere Baionetta che li porterà a Brindisi solo da qualche ora liberata dagli Alleati. Mentre il re abbandona la capitale (e la lascia a suo genero Calvi di Bergolo, che poi consegnerà il 10 sera Roma ai tedeschi e ne diventerà governatore) si intensificano i combattimenti. I soldati italiani -cui si sono uniti gruppi di civili, anche numerose donne (51 sono uccise tra il 9 e il 10 settembre)- resistono all'urto alla Montagnola, alla Magliana, lungo la via Ostiense. Sulla via Ardeatina e Prato Smeraldo subiscono il bombardamento dell' artiglieria pesante. Solo verso sera saranno costretti a ripiegare cedendo le posizioni sulla via Appia, sulla Casilina e la Prenestina. A Monterotondo un battaglione di paracadutisti lanciati sul paese, ove è insediato l’ alto comando dell' esercito italiano, è annientato da un reparto della divisione "Piave" cui da' man forte la popolazione armata di bastoni e fucili da caccia. Secondo la storiografia militare tedesca i paracadutisti della II.Divisione comandati da Walter Gericke riuscirono a catturare 15 ufficiali e 2000 uomini tanto che il loro comandante si merito' per questa azione la Croce Germanica in oro. La versione accertata e oggi da tutti accettata come ufficiale e' invece che l'attacco dei paracadutisti tedeschi fu respinto con gravi perdite da un reparto della divisione "Piave" aiutato dalla popolazione locale. Il giorno dopo Gericke e i paracadutisti della II.Divisione furono rapidamente aviotrasportati a Barletta per aiutare le forze tedesche a vincere la resistenza per la difesa della citta' organizzata dal colonnello Francesco Grasso che ne comandava il Presidio Militare. La resistenza opposta alle unità tedesche è tanto accanita da far temere a Kesselring la sconfitta e la cattura dell' intero comando di Frascati (secondo le memorie di Eugenio Dolmann). Questo nelle prime ore, ma a metà della mattinata l'iniziativa ritorna in mano ai tedeschi. E' evidente che agli italiani manca un' efficace azione di comando sostenuta da un sistema di collegamento affidabile. I comandanti di divisione, ma anche quelli minori, di battaglione, compagnia, debbono agire d' iniziativa, privi di informazioni sull' andamento complessivo della battaglia, mentre i tedeschi si muovono in modo coordinato, a contatto tra loro attraverso gli apparecchi di comunicazione portatili e con il quartiere generale. Nella sede del comando supremo italiano, in via XX Settembre, i pochi alti ufficiali rimasti non sono in grado di far fronte alla situazione, sia per deficienza tecnica nelle comunicazioni, sia per la mancanza di un vero responsabile delle operazionidotato di autorità. Si impegnano soprattutto a distruggere documenti e a prepararsi una personale via di fuga. A Monterotondo è istallato il centro operativo dello stato maggiore, con a capo Roatta il quale fa la spola con via XX Settebre rendendosi per lunghi intervalli di tempo irreperibile. Il piano di difesa si dimostra inefficace, anche perchè sconvolto dall' invio a Tivoli di due divisioni, l' "Ariete" comandata da Cadorna e la "Piave" da Tabellini. L' ordine era stato impartito dal capo di stato maggiore generale Vittorio Ambrosio e dal capo di stato maggiore dell' esercito Mario Roatta per proteggere la colonna del re e Badoglio diretta a Pescara a scapito, come apparve subito, della difesa dai tedeschi sulle due direttrici da loro predisposte per l'attacco: da sud e da nord e non da est. Le due divisioni, l'"Ariete", corazzata, la "Piave" motorizzata, venivano praticamente distolte dai punti strategici difensivi. Gli ordini di puntare su Tivoli, la cui esecuzione era prevista nella notte tra l' 8 e il 9, erano subito apparsi senza senso, tanto che i due omandanti di divisione Cadorna e Tabellini, non informati del vero scopo, ne avevano ritardato l' esecuzione, inviando in avanguardia a Tivoli solo alcuni reparti. La mattina del 9 l' "Ariete" si scontra quindi con la Terza divisione corazzata tedesca prima a Monterosi poi nei pressi di Bracciano, costringendo il nemico a ripiegare con gravi perdite. Ma non è possibile sfruttare il successo. Il contrordine di mantenere le posizioni arriva mentre lo spostamento della forza corazzata è gia in corso. L'inversione di marcia si rivela troppo tardiva per avere efficacia. Il 10 settembre alle prime luci dell' alba arrivano ordini dal comando supremo di cessare il fuoco (pare da Roatta, il fonogramma non è firmato) . Alcuni reparti rientrano nelle caserme, altri, come i granatieri di Sardegna, continuando a combattere. Ordini e contrordini si sussegono. L'11 settembre il maresciallo Kesselring proclama l' Italia centrale e meridionale soggetta alle leggi di guerra della Germania, una grande retrovia del fronte dove tutto va considerato al servizio della Wehrmacht. |
|
|
| |