| Italia (1919-1939) |
| RARA FOTO ORIGINALE DI GALEAZZO CIANO RITRATTO CON HITLER DURANTE LA SUA VISITA AL BERGHOF NEL NOVEMBRE 1940 |
| Prezzo: venduto - cod. nr. 14290 |
La foto di grandi dimensioni ( 18 x 13 cm. ) porta sul retro il timbro dell'Atellier di Hoffmann di Berlino, riservato alle foto destinate alla stampa. Il 18 novembre 1940, ricevendo Ciano a Berchtesgaden, Hitler non nasconde il malcontento per i rovesci italiani e per i dissidi interni agli alti comandi, e si lamenta del fatto che, a causa dell'intervento inglese in Grecia e del presidio delle basi aeree della RAF a Salonicco, Atene, Arta e Larissa. I pozzi petroliferi di Plojesti sono direttamente minacciati e così anche l'Italia meridionale e il fronte albanese. Durante i colloqui Hitler consiglia vivamente all'Italia di cambiare atteggiamento nei confronti della Jugoslavia e di agire per attirarla verso l'Asse con promesse di concessioni territoriali a Salonicco. Occorreva inoltre assicurarsi, se non l'appoggio, almeno la certa neutralità della Turchia per chiudere il Mediterraneo, ed era essenziale a tale scopo convincere la Spagna a entrare nel conflitto attaccando Gibilterra con aiuti sia tedeschi che italiani (operazione Felix). Il ministro degli Esteri spagnolo, Serrano-Suner, presente ai colloqui, ribadisce a Hitler che la Spagna, nelle condizioni in cui si trovava dopo la sanguinosa guerra civile, necessita di almeno 400mila tonnellate di generi alimentari e due mesi di preparazione per poter considerare l'intervento, il che equivaleva a un cordiale ma deciso rifiuto. La storia di questi colloqui è raccontata da Ciano nei suoi Diari: "18-19 NOVEMBRE - A Salisburgo mi riceve un Ribbentrop piuttosto enigmatico e prima di colazione, nella sua casa di Fushl, si decide a parlare, anzi ad annunziare che Hitler mi parlerà della situazione che si è prodotta con la crisi greca. I tedeschi vedono nero e non è difficile rendersene conto. Colazione con Serrano e Ribbentrop. Serrano è "outspoken": chiacchiera con una scioltezza che non è troppo gradita ai tedeschi e critica soprattutto i loro sforzi per un ravvicinamento alla Francia. Crede l'evento molto difficile e non giudica Laval uomo adatto a facilitarne la realizzazione. Nel pomeriggio da Hitler a Berghof. Un lungo tè con Serrano e gli altri, e poi, colloquio intimo: Hitler, Ribbentrop l'interprete ed io. Ho riassunto in una lettera al Duce i termini del colloquio. Atmosfera pesante. Hitler è pessimista e considera la situazione molto compromessa da quanto è avvenuto nei Balcani. Le sue critiche sono aperte, serrate, definitive. Cerco di discutere con lui, ma non mi lascia andare avanti. Solo nella seconda parte del colloquio, e cioè avuto il consenso ad eventuali trattative con la Jugoslavia, diviene caldo e cordiale, talvolta quasi amichevole. L'idea di un'alleanza con la Jugoslavia lo eccita al punto che, mentre prima appariva troppo nero il suo pessimismo, adesso il suo ottimismo sembra troppo roseo. Mi fa delle confidenze: arriva a dirmi che Horthy lo incitò, al momento del suo viaggio in Italia, a porre sul tappeto la questione di Trieste, e ciò perchè voleva varare l'irredentismo magiaro di Fiume. ( Sarà poi vero tutto questo? ). "Per ora" egli ha detto "bisogna fingere con gli ungheresi perchè abbiamo necessità delle loro ferrovie, ma verrà il momento di parlare con chiarezza" ( Per quanto però finga, gli ungheresi conoscono bene le sue idee ). |
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| 28-1-2009 |