Italia ( 1940-1945 )
DISTINTIVO ORIGINALE DELLE BRIGATE PARTIGIANE "GIUSTIZIA E LIBERTA'"
Prezzo: venduto - cod. nr. 12925
Piacenza. Riproduzione del proclama, firmato da "Fausto"
( al secolo Fausto Cossu ), comandante della divisione "Giustizia e Libertà", con il quale venne annunciata l'istituzione di un tribunale penale militare per arginare gli atti di banditismo cui si abbandonavano troppi partigiani.
Raro distintivo in alluminio stampato, dipinto di rosso, di forma triangolare, raffigurante al centro una spada fiammeggiante con in alto le lettere "CLN" ( Comitato di Liberazione Nazionale ) e in basso la dicitura "Giustizia e Libertà". Il distintivo è stato sicuramente indossato ed è ancora in buone condizioni avendo perso solo una piccola parte della vernice rossa. E' riprodotto a pagina 196 del volume "Gli scudetti da braccio italiani 1939-1946" di Francesco Tavoletti.

"Giustizia e Libertà" era un movimento politico antifascista, formatosi nel 1929 dalla confluenza di gruppi liberali di sinistra, repubblicani e socialisti che erano su posizioni critiche nei confronto dei partiti tradizionali dell'Italia prefascista.
Tra i suoi fondatori furono, all'interno, Ernesto Rossi, Riccardo Bauer, F. Fancello, e, all'estero, Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Alberto Tarchiani, Gaetano Salvemini, A. Cianca, F. Nitti, V. Nitti, C. Facchinetti, R. Rossetti.
Ai suoi inizi il movimento, oltre a porre con decisione la pregiudiziale repubblicana, sostenne la necessità dell'abbandono della lotta legale e del passaggio all'agitazione rivoluzionaria e all'azione armata; ma in un secondo momento, di fronte all'esigenza di impostare un'azione politica a più lunga scadenza, aderì alla concentrazione antifascista (1931) -da cui uscì nel 1934- ed elaborò un programma (1932) in cui si contemplavano la creazione di uno Stato repubblicano e laico fondato su larghe autonomie locali, una riforma agraria (o «la terra a chi la lavora») e una riforma industriale (controllo bancario e controllo operaio).
Il movimento (che pubblicò dal 1932 i Quaderni di Giustizia e Libertà) fece presa in Italia soprattutto nelle grandi città del Nord, ma la sua organizzazione fu scompaginata dagli arresti e dai processi del 1930, 1932 e 1934-1935.
Il colpo più grave fu però l'assassinio di Carlo Rosselli (che era la mente politica di «Giustizia e Libertà») e del fratello Nello avvenuto in Francia, a Bagnoles-de-l'Orne (9 giugno 1937).
Dopo l'occupazione nazista della Francia «Giustizia e Libertà» si fuse con altri gruppi di ispirazione analoga nel Partito d'Azione (1942), che chiamò brigate «Giustizia e Libertà» i suoi reparti partigiani.
Giustizia e Libertà fu attivissima nell'organizzare bande di partigiani (tra le quali si ricorda l'omonima brigata "Giustizia e Libertà" guidata dal partigiano Antonio Giuriolo) dopo l'8 settembre 1943. Numericamente, le bande di GL (dette "gielline" o "gielliste") furono seconde dietro alle bande che si chiamavano garibaldine, riconducibili al partito comunista. I partigiani giellini si riconoscevano per fazzoletti di colore verde. Tra i personaggi più importanti di GL durante la Resistenza si possono ricordare Ferruccio Parri, nominato dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) comandante militare unico della Resistenza, Ugo La Malfa, Emilio Lussu, Riccardo Lombardi, nominato nel 1945 prefetto di Milano dal CLN dell'Alta Italia (CLNAI). .
( Notizie storiche tratte dal sito "Wikipedia"
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