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| Cartoline della Brigata "Perugia" |
Straordinaria occasione di aggiudicarsi una rara medaglia d'argento al valor militare, accompagnata dalla copia dell'attestato originale di conferimento rilasciato il 20 agosto 1920 per il fatto d'armi accaduto il 27 ottobre 1917 sul Dosso Faiti, uno dei luoghi storicamente più famosi per gli aspri combattimenti che vi si svolsero durante la prima guerra mondiale.
La medaglia è stata assegnata al soldato della 594° compagnia mitragliatrici, Marino Giglioni, da Masciano Papiano ( Perugia ), matricola n. 392 con la seguente motivazione "senza alcun incitamento, magnifico esempio di virtù militare per infondere coraggio negli ultimi difensori della posizione, rimaneva in piedi sulla sconvolta trincea fulminando con il suo fucile i più vicini assalitori - Dosso Faiti, 27 ottobre 1917."
La medaglia, completa del suo nastro originale, porta inciso sul retro il nome del decorato e il luogo e la data riportati nell'attestato e sul fronte il marchio della "Zecca Coronata".
Quello che rende straordinario questo riconoscimento sotto il profilo storico è proprio la data dell'atto eroico che coincide con il giorno passato alla storia come quello della "Disfatta di Caporetto".
Il 27 ottobre 1927 è infatti una data che milioni di sopravvissuti non hanno più dimenticato. Da ventinove mesi il nostro Esercito, impegnato in una guerra quanto mai aspra, si batteva disperatamente su luoghi impervi, per avanzare passo passo o per mantenere il poco terreno strappato al nemico dopo strenua lotta. In quel giorno, milioni di uomini, quasi all'oscuro di quanto era avvenuto nell'Alto Isonzo, seppero d'un tratto che dovevano abbandonare senza indugio i luoghi dove avevavno tenacemente combattuto, dove erano caduti i loro compagni, dove rimanevano 300.000 croci a testimoniare il sacrificio estremo.
Nell'attestato non vi sono indicazioni sul reggimento di appartenenza ma in considerazione della provenienza da Perugia del mitragliere e della zona dei combattimenti, si può ragionevolmente supporre che fosse in forza al 129° reggimento di Fanteria della Brigata Perugia che il 24 agosto aveva occupato le primissime linee fra Dosso Faiti e quota 464.
Gli ordini emanati da Cadorna durante le primissime ore del 27 ottobre prevedevano la strenua resistenza dell'ala sinistra della 2° Armata sulle montagne del Cividalese, mentre le truppe del generale Capello avrebbero dovuto trattenere l'invasore lungo il Medio Isonzo.
La sera del 27, quando ebbe l'ordine di ripiegare, i soldati del reggimento abbandonarono le linee dove come altrove e sempre avevano dato prova di tenacia, di valore e di resistenza eroica. I gruppi di arditi rimasti in trincea per celare il movimento all'avversario e proteggere la ritirata, seppero assoggettarsi a sacrifici eroici onde permettere ai vari reparti del reggimento di ritirarsi indisturbati, molti di essi rimasero sul campo e i supersiti raggiunsero poi i compagni alla prima tappa. Nei vari spostamenti il reggimento, a turno col 130°, fu di retroguardia divisionale, occupò successivamente la linea del Tagliamento, della Livenza e del Piave. Al Tagliamento alcuni reparti diedero prove splendide di abnegazione, sacrificio e valore nel cooperare al trasporto con barconi di militari che erano rimasti al di là del fiume dopo fatti saltare i ponti di Latisana. Durante la ritirata rifulsero le virtù militari e di disciplina del reggimento; nessun accenno di panico o di disordine; pochissimi i dispersi, tanto che appena fu segnalata la necessità di truppe su altro fronte, il reggimento e l'intera brigata, perchè quasi al completo ed in efficienza, poterono con mezzi celeri essere trasportati sugli Altipiani dove il 129° reggimento scrisse un'altra bellissima pagina della sua storia. |