Italia (1972-1913)
MEDAGLIA IN ARGENTO DELLA GUERRA ITALO-TURCA CON IL RARO ATTESTATO ORIGINALE DEL 1913
Prezzo: venduto - cod. nr. 14224
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Il Generale Paolo Spingardi, Ministro della Guerra e firmatario dell'attestato
Una cartolina commemorativa del 59° Reggimento di Fanteria "Calabria"
Medaglia Commemorativa della Guerra Italo-Turca con il raro attestato di conferimento originale, rilasciato il 30 settembre 1913 dal Ministro della Guerra Paolo Spingardi al soldato del 59° Reggimento di Fanteria "Calabria", Leopoldo Giacolini.
La medaglia in argento è stata disegnata da L.Giorgi. Il nastro della medaglia e' quello originale di sei righe azzurre e cinque rosse alternate. 
Questa medaglia e' quella ufficiale prodotta dalla Regia Zecca nel 1912. E' stata istituita con R.D. 21-11-1912 n. 1342 ed era destinata ai militari del regio Esercito, delle Regie Truppe Coloniali e al personale civile addetto, effettivamente sbarcato in Libia oltre che ai militari e al personale civile della Regia Marina imbarcati per operazioni belliche o effettivamente sbarcati in territorio libico.

La guerra italo-turca (nota anche come guerra di Libia o campagna di Libia), si riferisce ai combattimenti tra le forze dell'Italia e dell'Impero ottomano tra il 28 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, per la conquista della Tripolitania e la Cirenaica.
Le ambizioni colonialiste dell'Italia spinsero il Paese ad impadronirsi delle province ottomane di Tripolitania e Cirenaica, che assieme al Fezz?n sono oggi note con il nome di Libia, nonché dell'isola di Rodi e dell'arcipelago del Dodecaneso, situato nei pressi dell'Anatolia.
Nel corso di questa guerra, l'Impero ottomano si trovò gravemente svantaggiato poiché poteva rifornire il suo piccolo contingente presente in Libia solo attraverso il Mediterraneo. La flotta turca non era certo in grado di competere con la Regia Marina Italiana, e Istanbul non fu pertanto in grado di inviare rinforzi alle province africane.
Sebbene di minore entità, la guerra costituì un passo cruciale verso la Prima guerra mondiale, poiché contribuì al risveglio dei nazionalismi negli stati balcanici: vedendo la facilità con cui gli Italiani avevano sconfitto i disorganizzati Turchi ottomani, i membri della Lega balcanica attaccarono l'Impero ottomano prima che la guerra con l'Italia fosse finita.
La guerra italo-turca fu teatro di numerosi progressi tecnologici usati durante le operazioni militari, in particolare l'aeroplano. Il 23 ottobre 1911, un pilota italiano (capitano Carlo Maria Piazza) sorvolò le linee turche in missione di ricognizione, e il 1° novembre la prima bomba (grande come un'arancia) lanciata a mano dall'aria da Giulio Gavotti cadde sulle truppe turche in Libia.
Importante fu anche l'uso della radio con l'allestimento del primo servizio regolare di radiotelegrafia campale militare su larga scala organizzato dall'arma del Genio sotto la guida del comandante della compagnia R.T. Luigi Sacco e con la collaborazione dello stesso Guglielmo Marconi. ( Notizie storiche tratte da Wikipedia ).

La famiglia Spingardi era originaria di Bistagno, paese dell’ Alessandrino. Dal matrimonio tra Paolo Spingardi esattore comunale e Caterina Abriata nacque a Felizzano il 2 novembre 1845 un bambino che fu battezzato col nome del padre. Dopo avere conseguita la licenza liceale il giovane s’avviò alla carriera militare.
Nel 1866 come Sottotenente dei granatieri partecipò alla terza guerra d’indipendenza, inquadrato nella divisione comandata dal gen. Raffaele Cadorna. Per Spingardi la svolta della carriera, dopo un periodo di insegnamento di topografia alla Scuola di Guerra, avvenne nel 1887 col trasferimento al Ministero presso il Segretariato generale. Ciò gli diede occasione di perfezionare e mettere in mostra spiccate doti organizzative che lo distinsero anni dopo come uno dei migliori ministri della Guerra. Paolo Spingardi dal 1892 al 1896 fu comandante in seconda della Scuola di Guerra di Torino. Nel 1899 era Maggiore generale e Direttore generale dei Servizi amministrativi presso il Ministero. Dopo avere comandato la Brigata Basilicata di stanza a Roma, nel novembre 1903 fu nominato Sottosegretario di Stato e tenne l’incarico per due anni con il ministro Pedotti (per altre notizie v. Saccoman, Il generale Paolo Spingardi).
Politicamente era assai vicino a Giolitti tanto da essere eletto deputato ministeriale di Anagni nel 1904. Promosso Tenente Generale comandò la Divisione militare di Messina. Dal febbraio 1908 all’aprile 1909 fu Comandante generale del Carabinieri Reali. In quel periodo una terribile sciagura naturale colpì l’Italia: il terremoto di Messina e Reggio Calabria che causò circa 100.000 morti. Il comando generale dell’Arma fece affluire tutti gli uomini disponibili, innanzitutto dalle Legioni di Palermo e Bari, per soccorrere le popolazioni e reprimere lo sciacallaggio contro il quale si ricorse alla proclamazione dello stato d’assedio.
La bandiera dell’Arma fu decorata di medaglia d’oro di benemerenza. Nell’aprile 1909 Giolitti, d’intesa col re, volle Spingardi ministro della Guerra al posto del sen. Casana, che era stato il primo civile a ricoprire l’incarico dal 1861. Spingardi lo mantenne per cinque anni sino al marzo 1914, in quattro diversi governi. Nel maggio 1909 Spingardi fu nominato Senatore, nel novembre 1913 gli fu concesso dal sovrano il titolo comitale e l’anno dopo, privilegio riservato a pochissimi, l’Ordine della Santissima Annunziata. Nel maggio 1915 ebbe il comando del Corpo d’armata di Milano ma dopo disordini di piazza contro gli Imperi Centrali, causati dagli interventisti, fu rimosso unitamente al prefetto Panizzardi accusati entrambi di non avere adottato tutte le misure necessarie per la tutela dell’ordine pubblico.
Scoppiata la prima guerra mondiale, fu nominato presidente della Commissione centrale dei prigionieri di guerra. Il generale ormai ultrasettantenne si sottopose a notevoli fatiche nell’espletamento dell’incarico e, come ha scritto lo studioso Andrea Saccoman, proprio durante una visita al campo di prigionia dell’Asinara contrasse una malattia forse d’origine malarica. Morì a Spigno Monferrato il 22 settembre 1918, lasciando tre figli: Camillo, Amalia e Giuseppe. ( Notizie biografiche tratte da un testo di Donato D'Urso pubblicate su www.tuttostoria.net ). 
 
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La firma "Regia Zecca " del fabbricante sul rovescio della medaglia e quella dello scultore sul dritto  
 

 8-1-2009