Italia fino al 1871
RARA MEDAGLIA IN BRONZO DORATO COMMEMORATIVA PER LE TRUPPE CHE RESTAURARONO LA SOVRANITA' PONIFICIA ROMA 1849
Prezzo: venduto - cod. nr. 19218
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Pio IX in un prestigioso dipinto del 1848 (olio su tela) del pittore Giacomo Conca
Il generale austriaco Franz Emil Lorenz Heeremann von Wimpffen ( 1797 - 1870 ) che occupò Bologna e Ancona in nome di Pio IX

Rara medaglia in bronzo dorato distribuita alle truppe francesi, austriache, spagnole e napoletane che al servizio di Pio IX° avevano ristabilito l'antico ordine nello Stato Pontificio. La medaglia, opera di Nicola Cerbara come indicano le iniziali "N.C." sotto il nastro che unisce i due rami d'alloro, ha un diametro di 31,8 mm ed è dotata di nastro originale giallo bordato di bianco. Il nastro giallo ornato di bianco è montato all'austriaca e quindi la medaglia proviene sicuramente dal lotto che fu distribuito alle truppe austriache del generale von Wimpffen che occuparono la Romagna e presero la fortezza di Ancona. E' stata istituita con decreto papale del 1850. Sul dritto è raffigurato lo stemma pontificio inserito in una corona di alloro. Sul bordo le parole "SEDES APOSTOLICA ROMANA" e in basso la piccola sigla "N.C." in rilievo ad indicare l'incisore Niccolò Cerbara. Sul rovescio, a lettere in rilievo, la frase "PIVS IX PONT. MAX ROMAE RESTITUTUS CATHOLICIS ARMIS COLLATIS AN. MDCCCXLIX" ( Pio IX Sommo Pontefice restituito a Roma dagli eserciti cattolici alleati. Anno 1849 ) ,  su cinque righe. La medaglia, che misura 31,8 mm di diametro, è del tipo con appiccicagnolo piatto e foro frontale, saldato al tondello, di fattura comune a molte medaglie portative coeve. 
In un documento del 1859 è documentata la distribuzione di numerose medaglie in bronzo del Cerbara avvenuta a Roma il 23 febbraio 1850. 

Nicola ( Niccolò ) Cerbara, nato a Roma il 29.2.1796, è stato uno dei migliori incisori e medaglisti romani dell'800. Regnante Pio VIII, era stato nominato incisore di coni presso la zecca pontificia e lavorava con il fratello Giuseppe. Nell'anno 1849 accettò di lavorare per la Repubblica romana e preparò, fra l'altro, i coni delle monete da 40 e 16 baiocchi e alcune medaglie. Caduta la Repubblica, in un primo tempo seguitò a lavorare per il restaurato governo pontificio, preparando i coni della moneta da 5 baiocchi datata 1849 e di alcune medaglie in argento e in bronzo per il ritorno della S. Sede a Roma, come questa. Dopo la restaurazione venne considerato collaboratore del Governo Repubblicano e discriminato; lasciò Roma per la Toscana dove morì il 28 giugno 1869 a Montepulciano.

Pio IX,  temendo  per la  sua  incolumità, la  notte  tra il  24 ed il 25 novembre, abbandona  la  città, vestito da prete, rifugiandosi  nella  fortezza di Gaeta, ospite  del  Re  di  Napoli , Ferdinando  II. II  Papa  nomina  una  Commissione per  dirigere  temporaneamente  gli  affari  civili  dello  Stato, esautorando di fatto il Governo, ma non è costituita in quanto i membri  non accettano l’incarico. La costituzione di una Giunta  Suprema  di  Stato provoca la reazione di Pio IX che condanna  come “sacrilegio attentato” la  costituzione  della  Giunta.
La  Giunta di Stato, il  20 dicembre 1848, annuncia, con un proclama, l’elezione di un’Assemblea Costituente ed il 28  dicembre  scioglie  le  due  Camere. Il 29 dicembre 1848, in seguito alle dimissioni del principe Corsini , la Giunta ed il Governo si costituiscono  in Commissione  Provvisoria  di  Governo per guidare lo Stato “fino alla convocazione dell’Assemblea  Costituente”, di cui è indetta l’elezione per il 21 gennaio 1849. Alle elezioni  del  21 gennaio 1849 vi  partecipano  circa  250.000  cittadini. L’Assemblea approva, alle due di notte del 9 febbraio,  il Decreto Fondamentale della Repubblica Romana e la  mattina  del  9  febbraio , il  Presidente  dell’Assemblea, Giuseppe  Galletti,  lo legge  dal  balcone  del  Palazzo  Senatorio, sul  colle  del  Campidoglio, davanti  ad  una  folla  entusiasta  e  festosa. Il 12 febbraio, l’Assemblea decide di adottare come bandiera della Repubblica il Tricolore verde bianco rosso, con l’aquila romana sull’asta. Nel  marzo  1849, scoppiata  la  nuova  guerra  contro  l’Austria e il  Comitato  Esecutivo decide  di  inviare  alcuni  reparti  militari  a  sostegno  dei  piemontesi. Il  29  marzo, dopo  la  sconfitta  di  Novara  e  la  firma  dell’armistizio  di  Vignale, l’Assemblea  Costituente, temendo  l’intervento  dell’Austria  per  la  restaurazione  dello  Stato  Pontificio, decide  di  sostituire  il  Comitato  Esecutivo  con  un  Triumvirato composto  da  Giuseppe  Mazzini , dal  giurista  Carlo  Armellini  e  dal  giovane  letterato  Aurelio  Saffi, ai  quali  sono  conferiti  “poteri  illimitati  per  la  guerra di indipendenza e per la salvezza  della  Repubblica” . Dato  che  il  Papa  ha  chiesto  l’aiuto  dei  Sovrani  europei  per  riprendere  la  città  ed  il  potere  temporale. In  pochi  giorni  giungono  a  Roma  migliaia  di  volontari, molti  dei  quali  hanno  combattuto  nella  guerra  contro  l’Austria. Garibaldi  e’ tra  i  primi  ad  accorrere  in  aiuto  della  Repubblica  Romana, con  i  suo legionari  che  hanno  combattuto  in  Sud America. Ci  sono  anche  circa  600  bersaglieri  lombardi, guidati  da  Luciano  Manara, reduci  dalla  guerra  contro  l’Austria. Intanto  il  Papa  ha  ottenuto  l’aiuto  militare  del  Regno  di  Napoli, dell’Austria, della  Francia  e  della  Spagna, che  inviano  i  loro  eserciti  contro  la  Repubblica  Romana. La  sera  del  24  aprile, nel  porto  di  Civitavecchia  sbarcano  circa  12.000  soldati  francesi, in  gran  parte  veterani  della  guerra  di  Algeria, con  26  cannoni, al  comando  del  Generale Oudinot. Il 26 aprile, l’Assemblea  affida all’unanimità al Triumvirato il compito di “salvare la repubblica  e di respingere la forza con la forza”. In pratica è la dichiarazione di guerra alla Francia. Il  30  aprile 6.000 soldati francesi attaccano  le  mura  aureliane  a  Porta  S. Pancrazio, sul  colle  del  Gianicolo, ed  a  Porta  Cavalleggeri, vicino  al  Vaticano. Il  Generale Oudinot  pensa  che  i  romani  si  arrenderanno  subito  senza  opporre  alcuna  resistenza. Invece  i  patrioti  romani, incitati  alla  lotta  da  Garibaldi, Galletti  e  Luigi  Masi, resistono  agli  attacchi dei Francesi, i  quali  nel  pomeriggio  sono  costretti  a  ritirarsi  lungo  la  via  Aurelia, dopo aver lasciato sul campo di battaglia  250 morti,400 feriti e 300 prigionieri. Intanto  gli  Austriaci, 16.000 uomini guidati dal generale Franz von Wimpffen,   hanno  invaso  dal  Lombardo  Veneto, attraverso  i  Ducati  vassalli, la  Romagna. Un  forte  contingente  di  truppe  napoletane ,guidato dal re Ferdinando II, è  risalito  da  Sud,  fino  alla  zona  dei  Castelli   Romani,  e  minaccia  di  marciare  verso  la  città.
Il  Triumvirato  decide  quindi  di  muovere  contro  di  loro  le  truppe  repubblicane, guidate dal  Generale Roselli. I  napoletani  sono  sconfitti  a  Palestrina  il  9  maggio  ed  il  16  maggio  a  Velletri. Costretti  a  ritirarsi, sono  inseguiti  da  Garibaldi  oltre  i  confini  dello  Stato  borbonico  e  sono di  nuovo  sconfitti  ad  Arce ( Frosinone ). Garibaldi  vorrebbe  continuare  la  lotta  nel  Regno  di  Napoli, ma  il  26  maggio  è  di  nuovo  richiamato  a  Roma  dal  Triumviri, dato  che  sta  per  scadere  l’armistizio  con  i  Francesi. Il  28  maggio,  sbarcano  a  Gaeta  circa  5.000  soldati  spagnoli, al  comando  del  Generale Fernandez  De  Cordova, Capitano  Generale  della  Castiglia  che  offre  il  suo  aiuto  al  Generale Oudinot, il  quale  lo  rifiuta  avendo  ricevuto  i  rinforzi. Infatti, a  Civitavecchia  sono  sbarcati  20.000  soldati  francesi, in  gran  parte  reparti  di  truppe  coloniali ( i  famosi zuavi), con  circa  50  cannoni  ed  armati  dei  nuovi  fucili  a  retrocarica ( gli chassepots ). Il  Governo  Francese  richiama  l’ambasciatore  e  dichiara  per  il  4  Giugno  la  fine  dell’armistizio  e  la  ripresa  delle  ostilità. Il  Generale Oudinot, per  prendere  di  sorpresa  le  truppe  repubblicane, le  attacca  all’alba  del  3  giugno 1849. Il  14  luglio 1849,  il  Comando  militare  francese  proclama  la  restaurazione  del  potere  temporale  del  Papa  ed  ordina  agli  ex  dirigenti  della  Repubblica  Romana  di  lasciare  la  città  entro  24  ore. Il  12 aprile 1850, quando  la  situazione  è  ormai  “normalizzata” , non  solo  in  città  ma  anche  in  tutto  lo  Stato  Pontificio, Pio  IX  ritorna  a  Roma. (Notizie storiche tratte da un articolo del Prof. Giorgio Giannini, pubblicato sul sito Roma Regione)

 

 28-1-2014