Italia (1919-1939)
RARA MEDAGLIA REALIZZATA DALLA "F.I.O.M." IN OCCASIONE DELLO SCIOPERO NAZIONALE E L'OCCUPAZIONE DELLE FABBRICHE NEL 1920 
Prezzo: Euro 150,00 - cod. nr. 13827

Il Consiglio di Fabbrica nell'ufficio di Agnelli nel settembre 1920

Rara medaglia rettangolare in bronzo e smalti realizzata, per conto della F.I.O.M., in occasione dello sciopero nazionale dei lavoratori metallurgici dell'agosto/settembre 1920. Sul fronte è rafficurato un operaio avvolto in una bandiera sovietica con lo sfondo di alcune fabbriche. In basso a sinistra la sigla dell'incisore "C.L.M." stilizzata. Al piede la scritta "F.I.O.M". Sul retro in alto la scritta "OCCUPAZIONE DELLE FABBRICHE" con sotto un medaglione in smalto rosso con il simbolo della falce e martello. Intorno al medaglione un motivo di spighe di grano. Sotto al medaglione, su tre righe, la scritta "AGITAZIONE NAZIONALE METALLURGICI AGOSTO SETTEMBRE 1920" La medaglia, in eccezionali condizioni di conservazione, misura mm 27 x 20.

Tra la fine della prima guerra mondiale e il primissimo dopoguerra si creò in Italia un clima da vigilia di rivoluzione: le proteste del movimento antimilitarista, la disoccupazione imperante, le oggettive difficoltà del vivere quotidiano e le speranze suscitate dagli avvenimenti rivoluzionari che stavano investendo la Russia, esplosero in un succedersi di scioperi e tumulti vari.
I primi segnali di malcontento popolare si manifestarono a Torino. Il 22 agosto 1917 spontaneamente i lavoratori incrociarono le braccia contro la guerra e il padronato; gli anarchici della Barriera di Milano furono tra i principali protagonisti dei tumulti che scoppiarono in tutta la città. Una settimana dopo, la violenta repressione poliziesca (50 morti tra gli scioperanti, 10 tra gli esponenti della forza pubblica e oltre 1000 arresti) pose termine alle proteste.
Dopo le elezioni del 1919 (Ministero Nitti), la grave situazioni economica del paese esplose in una serie di innumerevoli scioperi e occupazioni.
Ad agosto iniziarono le occupazioni delle terre abbandonate (il 24 agosto vengono occupate terre dell’agro romano) che proseguiranno nel mese di settembre (100000 braccianti occupano le terre di 15 feudi del trapanese). Già a marzo, a Dalmine (prov. Bergamo), si realizzarono le prime estemporanee occupazioni di fabbriche, ovunque sorsero i Soviet locali e nel fiorentino si costituì un'effimera Repubblica dei Soviet (sciolta dopo solo 3 giorni). A Torino, grazie soprattutto al lavoro degli anarchici, furono costituiti (settembre) i primi "Consigli di fabbrica", ovvero organismi con cui gli operai intendevano controllare la produzione e gettare le basi della “prossima” rivoluzione.

Le elezioni del giugno 1920 (Ministero Giolitti) e il proseguimento della grave crisi, portarono come conseguenza l’incremento del numero degli scioperi: nel gennaio 1920 scioperarono i postelegrafonici e i ferrovieri (spesso i ferrovieri fermavano i treni su cui viaggiava la guardia regia o le armi destinate alla Polonia per combattere i Soviet russi). A Milano e Torino spontaneamente gli operai si rifiutarono di lavorare per commesse belliche, nei porti della Liguria e delle Puglie i portuali si rifiutarono di caricare le navi di armi e i marittimi si rifiutarono di salpare. Il movimento spontaneo assunse un tale sviluppo che l'Avanti! del 13 maggio prese posizione facendo appello agli operai di boicottare la produzione bellica, ai portuali marittimi e ai ferrovieri di riflutarsi al carico e al trasporto di materiale bellico per la Polonia. Lo stesso presidente del Consiglio Nitti fu costretto a dichiarare alla Camera che l'italia "non avrebbe mandato né un soldato né un fucile alla Polonia". Tra febbraio e marzo si moltiplicarono gli scioperi dei braccianti e gli scontri tra manifestanti e forza pubblica erano ormai all’ordine del giorno.

Il 30 agosto 1920 la direzione dell’Alfa Romeo di Milano, proclamò la chiusura della fabbrica. Per quest'ultima presa di posizione, gli industriali si giustificarono, affermando che erano stati provocati seri danni alla produzione, e che quindi preferivano chiudere le fabbriche. Spontaneamente gli operai impedirono questa mossa occupando lo stabilimento ed estendendo, con la partecipazione di mezzo milione di lavoratori, la protesta e le occupazioni ad altri 280 stabilimenti milanesi e poi al resto d'Italia. Le occupazioni si concentrarono in particolare nel cosidetto triangolo industriale: Milano, Genova e Torino. Nelle fabbriche occupate si formarono i "Consigli di fabbrica" ( il primo consiglio di fabbrica si era costituito a Torino nel settembre del 1919 ), strutturati orizzontalmente senza capi e subordinati: ogni reparto sceglieva un commissario nella persona di un operaio, che aveva il compito di esaminare il ciclo di produzione, comunicando poi il tutto ai compagni di reparto, in modo da eliminare ogni gerarchia di funzioni direttive all'interno della fabbrica. I commissari di reparto avevano anche il compito di nominare il consiglio di fabbrica e inoltre la loro carica, come tutte le altre cariche, era, da parte della base, revocabile immediatamente.
Il Primo ministro italiano (Giolitti), non sgomberò le fabbriche, come molti gli chiedevano di fare, ma lasciò che la protesta perdesse gradatamente la sua carica aggressiva. Il 16 settembre Giolitti convocò, prima a Torino poi a Roma, i rappresentanti degli industriali e quelli degli operai metallurgici e il 20 settembre viene stipulato un accordo relativo alle rivendicazioni salariali e al controllo degli operai sulle fabbriche. Il referendum delle maestranze metallurgiche ratificò l'accordo di Roma con 127.904 voti a favore e 44.531 contro il 26 settembre e di conseguenza venne ordinato lo sgombero delle fabbriche.
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 24-4-2008