Italia (1919-1939)
RARISSIMO BREVETTO ORIGINALE PER GLI UFFICIALI DEI "FANTI DELL'ARIA" LIBICI E PER I PARACADUTISTI NAZIONALI TIPO PICCOLO
Prezzo: venduto - cod. nr. 16473
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Armando Perna, decano dei paracadutisia napoletani recentemente scomparso, indossa nella foto d'epoca il brevetto metallico ricevuto nel 1939 a Castel Benito ( Tripoli ), come sembrano indicare le ombre nella foto, evidentemente prodotte dal distintivo "rialzato" e non cucito.

Rarissimo esemplare del primo brevetto "non ufficiale" realizzato per i paracadutisti italiani che si erano addestrati e formati in Libia presso il campo di aviazione di Castel Benito a Tripoli. Realizzato dalla fabbrica "S. Johnson" di Milano - Roma come indicato sul piedino posteriore.
Due furono le versioni realizzate dalla Johnson in tempi diversi: una "grande" con il marchio a lettere in rilievo e una "piccola" ( in realtà solo di alcuni millimetri ) con le lettere del marchio incise. Questo esemplare appartiene al secondo modello più piccolo. Il distintivo, in eccezionali condizioni di conservazione, rappresenta due ali aperte e stilizzate con al centro un paracadute ( fondo blu, calotta bianca, funi dorate ), affiancato a sinistra da un pugnale e a destra da un fascio littorio. Sotto vi è un nodo Savoia e, sopra il paracadute, una corona reale in oro o rosso.  

Il Maresciallo dell'Aria Italo Balbo può essere considerato il vero precursore del paracadutismo militare italiano; fu merito infatti delle sue geniali intuizioni sull'utilizzo del paracadute a fini militari se si riuscì a dar vita, nel 1938, al primo reparto paracadutista delle Forze Armate italiane.
Poichè negli ambienti militari italiani si intrecciavano interminabili dispute sull'opportunità o meno di creare, sull'esempio di quanto avveniva all'estero, speciali reparti di fanteria aviolanciabile, e si discuteva inoltre su chi avrebbe dovuto occuparsene, Balbo, facendo valere le sue prerogative di Governatore della Libia, decise con l'aiuto del suo amico, trasvolatore atlantico colonnello Stefano Cagna comandante dell'aeroporto di Castel Benito, di costituire autonomamente tale tipo di reparto. Con circolare del Comando Superiore di Tripoli del 12 febbraio 1938, venne deciso di selezionare il reclutamento tra gli àscari libici, mentre per l'addestramento furono incaricati ufficiali del Regio Esercito comandanti di reparti coloniali che ne avessero fatta espressa richiesta. Venne inoltre richiamato dall'Italia l'ideatore nel 1926 del paracadute "Salvator", tenente colonnello Prospero Freri, responsabile della formazione degli ufficiali istruttori, tra cui lo stesso maggiore del Genio Goffredo Tonini, comandante designato del nuovo reparto.
Il 20 marzo 1938, due anni dopo dalla scuola tedesca di Stendal, nacque la scuola di paracadutismo denominata "Campo Scuola Paracadutisti della Libia", con decreto del Governatore datato 24 marzo sotto il comando del maggiore Tonini. Due giorni dopo venne quindi costituito il primo battaglione paracadutisti italiano con la denominazione di "Fanti dell'aria", formato da circa 300 Ascari libici, detti popolarmente gli Ascari del Cielo e diretti da una trentina di ufficiali e sottufficiali italiani. Con il reclutamento di nuovo personale venne costituito il 2º battaglione affidato al comando del maggiore Virgilio Corrente che col 1º battaglione del maggiore Enrico Dondini formava il 1º Reggimento "Fanti dell'aria" comandato dal neopromosso tenente colonnello Tonini. Il 15 gennaio 1939 i "Fanti dell'aria" vennero ufficialmente riconosciuti da Roma. Con decreto ministeriale venne autorizzata la costituzione di reparti paracadutisti in Libia e si convalidò l'intera attività addestrativa della Scuola di Castel Benito. Nel 1940 il Comando Supremo Truppe della Libia decise la costituzione di un reparto paracadutisti composto esclusivamente da personale nazionale.
Si iniziò il reclutamento di volontari, provenienti da tutte le Armi e specialità del Regio Esercito e, in brevissimo tempo, fu possibile costituire, era la primavera del 1940, il l° Battaglione Nazionale Paracadutisti della Libia. La guerra stava per scoppiare e presto i reparti paracadutisti, battaglione libico e battaglione nazionale, avrebbero avuto il battesimo del fuoco.
Oltre alle tecniche proprie dell'aviolancio, i paracadutisti erano stati addestrati anche all'uso di tutti i tipi di arma da fuoco, comprese le artiglierie, alla condotta di automezzi, all'esecuzione di azioni di sabotaggio con impiego di esplosivi contro linee telegrafiche, elettriche, ferroviarie, aeroporti ed ogni altro obiettivo di interesse bellico.
I paracadutisti libici conseguivano il brevetto da paracdutista dopo tre lanci e ricevevano il distintivo ufficiale di specialità che rappresentva un paracadute aperto a sei corde con appeso un cerchietto. In realtà, come appare dalle foto d'epoca, il distintivo aveva dimensioni maggiori ( circa 15 cm. ) con appeso al paracadute un omino stilizzato ricamato in argento. Veniva applicato sulla giubba, al posto o immediatamente sopra i nastrini delle decorazioni.
Il brevetto per militari paracadutisti "nazionali" della Libia venne ufficialmente istituito con circolare della Regia Aeronautica nel dicembre 1940. Era simile a quello dei libici, alto 4 cm. e ricamato in oro su panno grigio azzurro e doveva essere applicato alla manica sinistra della giubba. Dalle foto d'epoca si vede invece che la preferenza veniva data ad un modello non ufficiale. di forma analoga ma di dimensioni maggiori
( circa 8 cm. ), portato sul lato sinistro del petto. Assieme a questo, o in alternativa, veniva portato sempre sulla parte sinistra del petto, un altro distintivo non ufficiale ma molto più prestigioso e per questo ambito e preferito: era in metallo dorato e raffigurava due ali aperte e stilizzate con al centro un paracadute, affiancato a sinistra da un pugnale e a destra da un fascio littorio. Sotto vi era un nodo Savoia e, sopra il paracadute, una corona reale in oro o rosso. Ovviamente anche gli ufficiali e istruttori italiani dei "Fanti dell'Aria" libici, non mancavano di indossare questo bellissimo distintivo.
Un bell'articolo sulla poco conosciuta storia dei Paracadutisti Libici è apparso sul recente numero 195 della rivista "Uniformi & Armi" a firma di Paolo Marzetti.  

 

 

 21-2-2012