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Rarissimo distintivo originale ( se ne conoscono solo alcune decine ) da petto prodotto in "similoro" ( ottone ) coniato, con la "X" smaltata in rosso, dalla Ditta F.M. Lorioli F.lli di Milano. Questo esemplare ha la scritta "FRONTE DI NETTUNO" e venne rilasciato in diverse successive occasioni solo a coloro che parteciparono alle azioni in difesa delle coste laziali.
I primi distintivi recavano un numero inciso sul retro ed erano accompagnati da un brevetto nominativo. Le successive emissioni erano senza numero e brevetto e vennero coniate con lievi variazioni del modello originale e con materiali diversi.
Si calcola che furono distribuite in tutto solo alcune centinaia di esemplari di questo segno d'onore
Questo esemplare, sicuramente indossato all'epoca, è garantito originale al 100% e verrà accompagnato da un certificato di garanzia rilasciato da un primario studio faleristico. Il distintivo misura 39 mm di diametro e pesa 15 grammi.
Un esemplare analogo è pubblicato a pagina 45 del primo volume "Distintivi e Medaglie della R.S.I." di Fausto Sparacino.
Il battaglione "Barbarigo", inizialmente denominato "Maestrale", fu il primo reparto di Fanteria di Marina della "Decima" ad essere costituito. Nacque a La Spezia, nella caserma di San Bartolomeo, nel novembre del 1943.
Ne assunse il comando il capitano di corvetta Umberto Bardelli. Venne inviato a Cuneo, da qui rientrò a La Spezia dove nel gennaio 1944, in ricordo del sommergibile del comandante Enzo Grossi, gli fu attribuito il nome di "Barbarigo".
Delle quattro compagnie su cui era ordinato, la 2a e la 4a erano state addestrate a San Bartolomeo, mentre la la e la 3a erano state trasferite per l'addestramento a Cuneo, alla caserma San Dalmazzo. Alla metà di febbraio il battaglione si riunì nuovamente a La Spezia. Il 19 ricevette dal comandante Borghese la bandiera di combattimento e il giorno 20 partì per Roma. A Roma sostò alcuni giomi presso la caserma "Grazioli Lante".
ll battaglione entrò in linea a fine febbraio, settore sud, e si stabilì a Sermoneta, vicino a Littoria, in una casa che per quattro mesi fu la base al fronte per i sui 1180 uomini. Fu inserito nella 715.Infanterie-Division tedesca pur avendo ottenuto la completa autonomia operativa. La prima compagnia fu schierata sul tratto alto del Canale Mussolini (oggi Canale Italia), la 3a tra il fosso del Gorgolicino e la Strada Lunga, la 4a di qui fino al margine delle paludi: la 2a fu rimandata a Sezze per un corso di addestramento all'uso del panzerfaust e della mitragliatrice MG 42. Il nemico di fronte era super addestrato: Rangers americani e canadesi.
La prima ad essere attaccata fu la 3a compagnia. Gli americani impegnarono i marò con un attacco frontale, seguiti dai più aggressivi canadesi. La 2a compagnia diede il cambio alla 3a. Alla fine di marzo, il battaglione SS italiane "Degli Oddi" rilevò lungo il Canale Mussolini la 1a compagnia, spostata a Terracina per addestramento e sorveglianza costiera. La 3a compagnia tornò in linea davanti al Cerreto Alto, tra la strada Nascosa e la litoranea. Nel frattempo il "Barbarigo" provvedeva a dotarsi di una sua artiglieria, formando la 5a compagnia Cannoni, armata con pezzi da accompagnamento 65/17, prelevati dal Museo dei Granatieri. A La Spezia si stava costituendo il Gruppo Artiglieria "San Giorgio" dotato di pezzi someggiati da 75/13. Il comando della Decima inviò al fronte di Nettuno il tenente di vascello Carnevali, comandante del Gruppo "San Giorgio", per organizzare un gruppo di artiglieria da campagna. Formarono il gruppo una batteria da 105/28, una da 105/32 e una da 75/27.
Il 15 aprile ci fu un attacco di mezzi corazzati canadesi nel settore del fronte tenuto dalla 2a compagnia che perse i capisaldi "Erna" e "Dora". Lo stesso giorno, al comando del tenente Giulio Cencetti, i marò riconquistarono i capisaldi persi nel precedente attacco. Il 19 aprile ci fu un altro attacco sul fronte della 2a compagnia. Ai primi di maggio nuovi cambi in linea: la 4a compagnia sostituiva la 2a, la 1a dava il cambio alla 3a che si trasferiva a Terracina per sorvegliare la costa. Il 26 aprile il comandante Bardelli venne richiamato a La Spezia per assumere un incarico superiore. Il tenente di vascello Vallauri sostituì Bardelli al comando del battaglione.
Ancora un attacco americano al fosso del Gorgolicino, tenuto dalla 4a compagnia. I marò resistettero agli assalti e contrattaccarono il nemico. Il 24 maggio il battaglione "Barbarigo" e il Gruppo d'artiglieria "San Giorgio" ricevettero l'ordine di ritirarsi. Le tre compagnie in linea si sganciarono in direzione di Sermoneta e Bassiano. La 2a fu attaccata da mezzi corazzati nei pressi di Cisterna, la 4a resistette agli attacchi nemici nell'abitato di Norma. Gli artiglieri del "San Giorgio", dopo aver esaurito tutte le munizioni a loro disposizione, fecero saltare le bocche da fuoco. La 3a compagnia ripiegava da Terracina ricongiungendosi al resto del battaglione. La postazione del plotone comandato dal guardiamarina Alessandro Tognoloni (251 compagnia) venne accerchiata da carri Sherman americani. Al grido di "Decima! Barbarigo!", i marò andarono all'assalto dei carri. Tognoloni lanciò una bomba a mano e cadde colpito squarciato nel torace. Prima di perdere i sensi scaricò i colpi della sua pistola e, vuoto il caricatore, la lanciò contro il carro avanzante. Per gli atti di valore compiuti sul fronte di Nettuno gli fu concessa la Medaglia d'Oro.
Il 31 maggio il "Barbarigo" giunse a Roma e si radunò nella caserma di Maridist, in Piazza Randaccio. La sera del 4 giugno le avanguardie della 5a Armata americana entrarono in città (a porta San Paolo la folla era già in strada ad applauidire gli anglo-americani), primo fra tutti il l° Distaccamento della Special Service Force a cui il "Barbarigo" si era opposto strenuamente per tre mesi. La mattina del 5 giugno i resti del "Barbarigo" si inquadrarono e, divisi in piccoli gruppi, marciarono in direzione di La Spezia. La gente li vide, li riconobbe... ci fù il gelo... un marò ebbe l'idea di lanciare in aria una manciata di caramelle alla folla. Altri lo imitarono. La gente iniziò a battere le mani... fu così che i resti del battaglione lasciarono la città... città che non li amava e per la quale si erano battuti, senza che gle lo avesse chiesto... Roma era stata per mesi alle loro spalle, muta ed ostile.
( Notizie storiche tratte dal sito dell'Associazione Combattenti Decima Flottiglia Mas e dall'opera di Giorgio Pisanò "Gli ultimi in grigioverde".)