Italia fino al 1871
MEDAGLIA PONTIFICIA ORIGINALE COMMEMORATIVA DELLA BATTAGLIA DI MENTANA
Prezzo: venduto - cod. nr. 15822
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Acquarello su carta di T. Rodella che illustra la battaglia di Mentana

Bellissima e rara medaglia in nickel  decretata da Pio X° il 14 novembre 1867 per le sue truppe, senza distinzione di ordine e grado, vittoriose contro i garibaldini nella battaglia di Montana il 3 novembre 1867. Con determinazione del 23 dicembre seguente, il conferimento della croce fu esteso a tutti i partecipanti alla campagna 1867. La croce per sottufficiali e soldati si distingue da quella per ufficiali in argento, essenzialmente nel metallo e nella differente forma dei bracci al centro dei quali il disco è piatto anzicchè bombato. Il modello dell'insegna, ideato e prodotto dalla Zecca di Roma in nickel, non pare piacesse agli ufficiali del Corpo francese comandati dal generale De Failly. A Parigi fu quindi prodotto e messo in vendita un modello in argento, stilisticamente più appariscente, che porta incisi sui bracci al rovescio un numero progressivo e la sigla frl reggimento o battaglione di appartenenza.
Il nastro con tre strisce bianche e due celesti altrenate, è congruo alla medaglia ma non coevo.

La battaglia di Mentana fu uno scontro a fuoco avvenuto presso la cittadina di Mentana, nel Lazio, combattuta il 3 novembre 1867, quando le truppe franco-pontificie si scontrarono con i volontari di Giuseppe Garibaldi, che era diretto a Tivoli per sciogliere la Legione essendo fallita la presa di Roma per la mancata insurrezione dei romani.
Il 12 agosto 1866 a Cormons viene firmato l'armistizio con l'Austria e finisce così la Terza Guerra d'Indipendenza. Il 19 ottobre a Venezia il rappresentante austriaco generale Karl Moring consegna il Veneto al rappresentante di Napoleone III, generale Le Boef, il quale a sua volta lo cede ai rappresentanti della città di Venezia. Il 21 ottobre si svolge il Plebiscito per l'annessione del Veneto al Regno d'Italia. Il 7 novembre Vittorio Emanuele II entra a Venezia.
Il 10 marzo 1967 si svolgono nuove elezioni politiche e Rattazzi è di nuovo capo del governo. Garibaldi ritiene che sia il momento per risolvere definitivamente la questione romana e organizza, sostanzialmente indisturbato, un piccolo esercito di circa 10.000 volontari, predisponendo al contempo, un piano per la sollevazione di Roma. Il 26 ottobre Garibaldi, con il suo piccolo esercito di volontari, decide di occupare Monterotondo dove si ferma prima nella locanda Frosi e poi nel Castello Orsini ospite del principe, arrestando la marcia, nella inutile attesa della sperata insurrezione in Roma.
L'inazione di Garibaldi da il tempo ad un corpo di spedizione francese, sotto il comando del Pierre Louis Charles de Failly, di prendere terra a Civitavecchia il 29 ottobre e di ricongiungersi a Roma con l'esercito del Papa al comando del generale Kanzler (carabinieri esteri o svizzeri, zuavi pontifici, legione di Antibes). Il 3 novembre, alle 2:00 del mattino, al comando del generale Hermann Kanzler, l'esercito del Papa con anticipo e poi le truppe regolari francesi del generale de Polhes escono da Roma in ordine di marcia verso le posizioni garibaldine a Monterotondo. Garibaldi dispone di truppe ridotte dalle diserzioni male equipaggiate e sostanzialmente prive di cavalleria ed artiglieria. Proseguendo lungo l'antica Via Nomentana in direzione Monterotondo, i pontifici prima e i francesi poi giungono in prossimità della tappa intermedia di Mentana nel primo pomeriggio. Di fronte a loro il villaggio si presenta sull'alto di una collina a forma di promontorio, cinto da un muraglione con in fronte un antico castello medioevale, volto proprio verso la Nomentana. Garibaldi aveva schierato la modestissima artiglieria su una altura a nord, il Monte San Lorenzo e la gran parte delle truppe (Frigyesi, Valzania, Cantoni e Elia) all'interno ed intorno al villaggio murato ed al castello, in posizioni fortificate. Contro queste difese si infrangono ripetuti assalti pontifici e francesi, con relativi contrattacchi, continuati sino all'inizio della notte. Nel frattempo tre compagnie di Zuavi che avevano marciato lungo il Tevere occupano la strada fra Mentana e Monterotondo, inducendo Garibaldi a recarsi personalmente sul luogo, lasciando l'esercito a difendere Mentana.
A questo punto il corpo francese attacca le camicie rosse sul loro fronte sinistro, e sfonda le linee. I difensori fuggono verso Monterotondo o si rifugiano asserragliandosi nel castello. difensori del castello si arresero ai papalini la mattina successiva. Garibaldi stesso ripiega nel Regno d'Italia con 5.000 uomini, inseguito sino al confine dai Dragoni Pontifici. Al termine della giornata i franco-pontifici avevano registrato 32 morti e 140 feriti. I garibaldini 150 morti e 220 feriti più 1700 prigionieri.
Mentana assicurò allo Stato Pontificio tre ultimi anni di vita, dei quali il sovrano pontefice profittò per tenere l'allora tanto discusso Concilio Vaticano I (giugno 1868 - luglio 1870). Lì Pio IX ottenne, fra l'altro, la sanzione dei princìpi già espressi nel Sillabo del 1864 e la costituzione apostolica Pastor Aeternus, che impone l'infallibilità del vescovo di Roma quando definisce solennemente un dogma.

 
 

 24-3-2011