Italia (1919-1939)
SAHARIANA ORIGINALE APPARTENUTA AL SEGRETARIO DEL PARTITO NAZIONALE FASCISTA ADELCHI SERENA
Prezzo: venduto - cod. nr. 14511

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Adelchi Serena, Segretario Nazionale del P.N.F., in una foto ufficiale dove sono riconoscibili i nastrini

Eccezionale, di fatto unica, sahariana nera sartoriale appartenuta a S.E: Adelchi Serena, Segretario Nazionale del Partito Nazionale Fascista, che occupò tale carica dall'ottobre 1940 al dicembre 1941.

La sahariana, completa delle rarissime spalline originali e dei nastrini ( riposti staccati nel taschino ) fa parte di un lotto di oggetti appartenuti a Serena e recentemente proposti sul mercato collezionistico tra i quali il suo berretto già presentato su questo sito.
E' stata realizzata in elegante tessuto di lana diagonale nera, dalla sartoria "Zenobi", che aveva atelier a Roma in via Condotti 61 e a Trieste in Corso Vittorio Emanuele III 29, come compare sull'etichetta posta all'interno del colletto. Con una lente di ingrandimento è ancora possibile leggere l'ultima parte del nome "Serena" nella prima riga e una data che sembra essere "1940" nella seconda. Purtroppo la foto non evidenzia questi particolari.

Le spalline originali sono quelle di ordinanza in broccato da Segretario Nazionale del P.N.F. con le tre stelle e il fascio bordati di rosso per distinguerle dai gradi inferiori (Membro del Gran Consiglio, Ministro, Sottosegretari. etc...).

I nastrini di campagna sono gli stessi raffigurati nella sua foto ufficiale da Segretario Nazionale e corrispondono pienamente alla carriera militare e civile di Adelchi Serena. Nell'ordine troviamo, partendo dalla sinistra in alto:

- Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

- Ordine della Corona d'Italia

- Ordine Coloniale della Stella d'Italia

- Ordine di Skanderberg

- Croce al Merito di Guerra

- Medaglia di Benemerenza per i volontari della guerra italo-austriaca 1915-1918

- Medaglia commemorativa nazionale della guerra 1915 – 1918 con 4 anni di campagna

- Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918

- Medaglia commemorativa della Marcia su Roma

- Croce di anzianità di servizio nella MVSN (20 anni)

- Sovrano Militare Ordine di Malta

I primi quattro nastrini si riferiscono tutti a decorazioni con il grado di "Cavaliere di Gran Croce".


La fodera è realizzata in "satin"

( cotone lucido simile alla seta )  di colore nero sulla quale è cucita in alto l'etichetta della sartoria che l'ha confezionata: "Zenobi" casa fondata nel 1910".

La taglia è medio-grande.

Adelchi Serena nasce a L'Aquila nel 1895. Laureatosi in giurisprudenza e sostenuti gli esami da avvocato, parte volontario nella Prima guerra mondiale e viene decorato al Valor militare.
Nel 1921 si iscrive al Partito nazionale Fascista. Ad Aquila (oggi L'Aquila) è prima segretario federale (1922 - 1923) poi podestà (1926 - 1934). Dal 1924 è anche deputato (fino al 1939), poi consigliere nazionale fino alla fine del regime.
La sua ascesa politica all'interno del P.N.F. passa attraverso le cariche di membro del Direttorio del partito; membro del Gran Consiglio del fascismo e Console Generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. È anche membro della Corporazione delle Costruzioni edili.
Dal 1933 al 1939 è vicesegretario del partito e si occupa soprattutto di politiche sociali. Nel biennio 1935 - 1936, mentre Achille Starace è impegnato nella guerra d'Etiopia, diventa 'reggente' del P.N.F. e gestisce con impegno la macchina propagandista e burocratica del partito.
"In Italia la gente aveva comnciato a capire che la guerra d'Abissinia era giunta alla sua vittoriosa conclusione quando, il 4 maggio, i gionali annunciarono che il negus era fuggito a Gibuti. Non si parlava d'altro. L'attesa della grande notizia era vivissima e il vicesegretario del Partito, Adelchi Serena, si rivelò un abile "regista" della manifestazione. Prima diede via libera alle voci per far salire la tensione, poi ordinò che alle 17.45 le sirene delle fabbriche e le campane delle chiese cominciassero a suonare a distesa. Era il segnale della "grande adunata" e nel giro di pochi minuti gl'italiani si riversarono nelle piazze delle città e dei borghi, dove già erano stati approntanti gli altoparlanti. Si calcolò che fossero venti milioni, ma forse il calcolo peccava per difetto. Dopo un'ora, quando la temperatura della folla era salita al punto giusto, il "regista" Serena fece sapere - e la notizia come per miracolo si diffuse in pochi istanti - che il Duce avrebbe parlato alle 18.30." ( Tratto da Faccetta Nera, di Arrigo Petacco ).
Nel biennio 1939 - 1940 è ministro dei Lavori Pubblici poi subentra ad Ettore Muti assumendo la segreteria del P.N.F. Il 28 ottobre 1940 Ciano, nei suoi "Diari", riporta "Il Duce è di ottimo umore: parla a lungo della situazione del Partito, scarta una candidatura Ricci, e si fissa sul nome di Serena. Aveva pensato anche al Prefetto di Milano Marziali, ma lo sconsiglio: sarebbe un disastro peggio di Muti".

Come segretario del partito, Serena effettua un ampio rinnovamento dei quadri federali e, per assicurarsi un più diretto controllo sul partito nelle province, istituisce la carica di ispettore del P.N.F. Suo obiettivo principale è restituire al partito una posizione di predominio nella vita del regime, sotto il pieno controllo della segreteria. "Serena può essere considerato senz’altro uno staraciano, poiché di Achille Starace ripropone la crescita ipertrofica della macchina del PNF, la sua ramificazione e la sua centralità all’interno del fascismo. A differenza di Starace, però, Serena rifiuta i noti eccessi formali e le ridicole regole di comportamento militaresco estese anche alla vita privata. Come sostiene Emilio Gentile, attualmente uno dei massimi studiosi del fascismo, quello di Serena fu uno “staracismo sobrio” e atipico. Volendo riprendere il pieno potere sul partito dopo la disastrosa segreteria di Ettore Muti, Mussolini ha scelto Serena nella convinzione che egli sia solo un buon amministratore, un solerte esecutore, un burocrate onesto, ma inoffensivo, perché privo di iniziativa politica. Al contrario, la segreteria di Serena (ancora oggi piuttosto sottovalutata dalla storiografia), si rivelerà, nonostante la sua breve durata, una delle più attive di tutto il fascismo. E questo per il semplice motivo che Adelchi Serena, da sempre simpatizzante del fascismo legalitario e moderato di Grandi e Bottai, aveva idee del tutto autonome e progetti politici tutt’altro che modesti, tali da indurre Mussolini a deporlo con un pretesto ed inviarlo a combattere in Croazia" ( Tratto da un saggio di Walter Cavalieri e Francesco Marrella ).
Nel 1941 la situazione alimentare in Italia comincia a farsi difficile. Adelchi Serena, responsabile della politica annonaria, cerca di scaricare ogni colpa sul Ministro dell'Agricoltura, Tassinari. Il 23 dicembre Ciano scrive "Serena e Tassinari si sono insultati davanti al Duce e mezzo accapigliati in anticamera. Sembra che il Duce stia per abbassare il pollice nei confronti di Serena, istigato da Buffarini, che, come sempre, lavora nell'ombra. E' un aspide." Il 24 dicembre aggiunge "All'interno, l'attenzione comincia a concentrarsi sul "caso Serena", il quale da due giorni non è ricevuto dal Duce. Spuntano le candidature. Riccardi fa suggerire la sua da Osio. Ma a me il Capo non ha parlato dell'accaduto ed io non prendo iniziative in merito. Poi considererei un segretariato Riccardi un vero e proprio disastro. Serena, che ho visto nel pomeriggio, continua a dire che è stato un intrigo di Buffarini, il quale avrebbe ormai nelle mani il Duce manovrando per vie oblique e sleali. Darebbe, con il pretesto della beneficenza, per oltre 100.000 lire al mese alla Petacci, sulla quale poi agisce tramite un certo Donadio, il cui ruolo non è ben definito. Insomma, Serena dice che intorno al Duce si è formata una banda a tinta petacciana, mossa nell'ombra da Buffarini e servita dal De Cesare, che ogni giorno acquista influenza e opera in modo sinistro. E' calmo per quanto lo riguarda: vorrebbe solo che una decisione venisse presa al più presto perchè non ritiene utile per la dignità del Partito che il segretario sia lasciato "mijoter" per un così lungo tempo".

Il 26 dicembre 1941 termina il breve mandato di Adelchi Serena come segretario del P.N.F. e Ciano scrive "Serena e Tassinari sono stati sostituiti. Il primo va al fronte, il secondo torna all'insegnamento universitario. All'Agricoltura va Pareschi, che è un tecnico e mi sembra buono se pure parolaio e ambizioso; al partito va un certo Vidussoni, che ha la medaglia d'oro, ventisei anni ed è laureando. Di più non saprei narrare...".
Negli anni di guerra ha la responsabilità militare di un campo di concentramento a Campagna, in provincia di Salerno, distinguendosi per aver scritto una lettera in cui si lamentava del trattamento troppo benevolo riservato ai prigionieri di religione ebraica. Dopo il 25 luglio del 1943 e la caduta del regime, Adelchi Serena si allontana dalla politica attiva e si ritira a vita privata. Muore a Roma nel 1970.
Il suo nome torna all'onore delle cronache politiche nel 2001 quando l'allora sindaco dell'Aquila, Biagio Tempesta, alla guida di una coalizione di centrodestra, gli intitola la piscina comunale suscitando le proteste dell'opposizione.

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Il nuovo segretario del partito Adelchi Serena osserva il plastico dell'Esposizione Universale del 1942. 
 

 12-7-2009