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| Il Generale Tito Agosti, comandante della "Littorio", fotografato a colloquio con Vittorio Mussolini durante la sua visita al campo di Sennelager |
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| Alcuni soldati della "Littorio" che indossano l'elmetto con il tricolore a sinistra |
Splendido elmetto Mod.33 originale appartenuto ad un granatiere della "Divisione Littorio" della Repubblica Sociale Italiana. L'elmetto, garantito originale al 100% come facilmente intuibile dalle foto, e' in ottime condizioni e completo di interno marcato "59" e la sigla "AT 42" ( Arsenale di Torino ) sull'astina reggisoggolo.
I due fregi, applicati a decalcomania, sono visibili all'95% ed hanno mantenuto intatta la lucentezza dei colori.
Dalla fine del maggio 1944 fu prescritto che sul lato destro dell'elmo fosse apposto uno scudo tricolore. Tale disposizione fu applicata solo parzialmente, e spesso in modo inesatto, poiché talora lo scudetto in questione risulta posto sul lato sinistro come in questo caso e per tutti gli elmi della "Littorio".
Il guscio, di colore grigio-verde, è in condizioni eccezionali senza colpi e incocciature e presenta il giusto grado di usura. L'interno di pelle è di colore marrone scuro con i bordi consumati che ne testimoniano l' uso, pur breve, nel tempo. Sui lati vi sono alcune parole, scritte a matita copiativa o inchiostro blu dal soldato che lo possedeva: la prima ben leggibile è "Viva il Duce", la seconda probabilmente il nome del soldato che sembrerebbe essere "Tito o Totò Filumeni" e la terza, quasi illegibile, composta da alcune lettere e numeri che potrebbe indicare la classe di leva "Classe 1926".
Sul lato destro è visibile il numero "59" traforato ad indicare la misura della cuffia. Le otto lingue di pelle sono legate insieme da un cordino marrone originale d'epoca che è stato sciolto per permettere di meglio fotografare l'interno dove è presente un timbro rotondo a tampone perfettamente leggibile: al centro il fascio repubblicano della R.S.I. con sotto la parola "COMANDO". Al bordo superiore la scritta "REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA" e sotto "DEPOSITO DIVISIONE LITTORIO".
L'elmo Mod. 1933 era l'elmo delle Forze Armate Italiane durante la seconda guerra mondiale e venne indossato anche da tutti i soldati dell'Esercito Nazionale Repubblicano ( ENR ), costituitosi di fatto in Germania nel 1944 con la creazione e l'addestramente della quattro "Grandi Divisioni": Monterosa, San Marco, Littorio e Italia.
Costruito in nickel e acciao, il suo inventore fu l'ing.Nicola Leszl che lo concepi' con un'imbottitura di pelle marrone, montata su un'armatura metallica sorretta da tre bulloni d'aerazione, due anteriori e uno posteriore.
Nessun fregio metallico venne ufficialmente impiegato tuttavia vennero adottati fregi "a mascherina" per le varie specialita'. La colorazione fu grigio verde chiaro fiono al 1940; successivamente venne usata una tonalita' piu' scura.
La data ufficiale di fondazione delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana risale al 28 ottobre 1943, con decreto retroattivo dal 9 settembre 1943, anche se molti furono i reparti che, nonostante l'armistizio, continuarono a combattere a fianco dell'alleato tedesco. Il programma militare aveva per cardine la costituzione di alcune Grandi Unita' che avrebbero ricevuto l'adeguata istruzione in Germania, nei campi di addestramento e secondo i collaudati metodi della Wehrmacht, in base ad un accordo con il governo tedesco.
Nel primo e unico turno vennero approntate quattro divisioni di fanteria: Monterosa, Littorio, San Marco e Italia, assegnate rispettivamente ai campi di Muensigen, Sennelager, Grafenwoehr e Heuberg dove, sotto il controllo della missione militare R.S.I., furono addestrate da istruttori tedeschi. Complessivamente si trattava di 57.000 uomini, di cui 13.100 "volontari" provenienti dai lager tedeschi dove erano stati imprigionati dopo l'8 settembre e 44.300 soldati provenienti dall'Italia, nella grande maggioranza precettati con le ultime leve.
Tra i volontari c'era di tutto: chi aveva aderito alla R.S.I. per fede fascista ma anche chi aveva colto al balzo l'occasione per tornare in Italia. L'addestramento con i sistemi tedeschi era durissimo e il rancio era quello consentito dalla situazione di fame in cui versa sempre più la popolazione locale.
Trascorsa l'estate 1944 le prime divisioni a rientrare in Italia furono la "Monte Rosa" e la "San Marco" che andarono a formare l'"Armata Liguria", schierata dalla Garfagnana al San Bernardo sotto il comando del generale Graziani; dall'1.12.1944 l'Armata cambio' nome in "Gruppo Armate Liguria".
La Divisione "Littorio" rientrò in patria tra il 20 ottobre e il 1° novembre 1944 attraverso enormi difficoltà, con lunghissime marce a piedi per l'interruzione della ferrovia del Brennero in Val d'Adige. La forza era costituita da 18.500 uomini al comando del generale Tito Agosti, marchigiano, pluridecorato della ‘Grande Guerra’, poi combattente in Africa settentrionale catturato dagli inglesi, ma scambiato prima dell’armistizio. Circostanza questa che gli permise, dopo l’8 settembre, di aderire alla R.S.I.
Il 23 aprile 1945 il Maresciallo Graziani ordinò l'operazione "Nebbia Artificiale". Il nome in codice stava a significare che quel che restava dell'esercito di Salò doveva ripiegare sulla sinistra del Po e quin di sulla linea delle Prealpi. Fu un ordine tardivo che i soldati dovettero cercare di portar a termine sotto la pressione del nemico e dell'insurrezione antifascista che ormai si accendeva ovunque. La "Littorio" si trovava in Piemonte.
Il comandante Agosti aveva dovuto affrontare un problema spinoso: molti dei suoi uomini, compresi diversi ufficiali, si erano rifiutati di effettuare operazioni di rastrellamento e di polizia. La divisione era stata quindi trasferita al fronte, fra il Cuneese e la Val d'Aosta su di un arco molto esteso. Il 29 aprile 1945 la "Littorio" depose le armi a Cuneo e venne catturato anche il generale Agosti che dichiarò ai suoi uomini: "Io non lascerò che un branco di traditori mi processi". Fu di parola: il 26 gennaio 1946 si suicidò, impiccandosi, nel carcere di Forte Boccea dove era rinchiuso in attesa del processo.