Germania (1919-1945)
ECCEZIONALE LOTTO DI TRE ATTESTATI DI UN PANZER-JAEGER FIRMATI DAL GENERALMAJOR KARL EIBL UCCISO PER ERRORE DA ALPINI ITALIANI NELLA RITIRATA DEL DON NEL 1943
Prezzo: venduto ( 3 attestati ) - cod. nr. 15987
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L'attestato di conferimento della Croce di Ferro di 2° Classe firmato a penna dal Generalmajor und Divisionkommandeur Karl Eibl, comandante della 385.Infanterie Division che il 17 luglio 1942 combatteva nell'area di Woronesh  
L'attestato di conferimento del "Verwundetenabzeiche in schwarz" ( Distintivo di Ferita nero ) dal Colonnello medico comandante del Reservelazarett di Kattowiz in Polonia, dove deve essere stato trasportato da Woronesch dopo essere rimasto ferito pochi giorni dopo aver ricevuto la Croce di Ferro
L'attestato di conferimento dello "Sturmabzeichen" ( Distintivo di Assalto generico ), rilasciato il 21 agosto 1942.
Il Generalmajor Karl Eibl, poco dopo aver ricevuto le Foglie di Quercia per la sua Ritterkreuz
Il generalleutnant Karl Eibl (XXIV Panzerkorp) saluta il capitano D'Amico (13° Batteria della Tridentina ). A sinistra il comandante del Conegliano,
colonnello Rossotto.
Il Generalmajor Eberhard von Schuckmann, ultimo comandante della 385.Infanterie Division

Eccezionale opportunità di aggiudicarsi tre attestati di conferimento in ottimo stato di una "Eiserneskreuz 2.Klasse" ( Croce di Ferro di 2.Classe ), di uno "Sturmabzeichen"
( Distintivo di assalto generico ) e di un "Verwundentenabzeichen in Schwarz" ( Distintivo di ferita nero ) all'Obergefreiten ( Caporalmaggiore ) Helmut Pfeiffer della 2./Pz.jg.abt. 385
( 2° Compagnia del Panzer-Jaeger-Abteilung 385 in forza alla 385.Infanterie Division.
E' molto probabile che Helmut Pfeiffer sia caduto il 4 gennaio 1943 nell'area di Dimitrijewka, durante la ritirata del XXIV. Panzerkorps del quale faceva parte la sua divisione e sia sepolto insieme ad altre migliaia di soldati tedeschi ignoti nel cimitero russo di Rossoschka.

L'eccezionalità di questo lotto è data dai due attestati più importanti ( Croce di Ferro e Distintivo d'Assalto ), datati nel luglio e agosto 1942, e firmati a penna di suo pugno dal Generalmajor und Divisionskommandeur der 385.Infanterie Division Karl Eibl destinato pochi mesi dopo a diventare Generalleutnant e comandante del XXIV.Panzerkorps dell'Heeresgruppe B del quale faceva parte anche il Corpo d'Armata Alpino del Generale Nasci.
Karl Eibl faceva parte degli ufficiali austriaci dell'esercito tedesco. Aveva infatti terminato la prima guerra mondiale con il grado di tenente dell'esercito austriaco ed era diventato capitano nel nuovo Bundesheeres repubblicano. Dopo l'Anschluss era passato nelle fila dell'esercito di Hitler raggiungendo il grado di Oberstleutnant ( Tenente Colonnello ) e assumendo il comando dell'Infanterieregiment 131 della 44. Infanterie Division, con la quale parteciò alla Campagna di Polonia meritandosi la Croce di Ferro di 2° e 1° classe.
Durante la Campagna di Francia assunse brevemente il comando dell'Infanterie Regiment 131 con il quale sfondò la resistenza di una brigata francese e conquistò la cittadina di Chuignolles, strategicamente importante. Per questa azione venne decorato con la Ritterkreuz
( Croce di cavaliere ) il 15 agosto 1940. Dopo la fine della campagna, Eibl rimase con il suo reggimento dapprima in Francia e poi in Slovacchia. Nell'estate del 1941 fu promosso Oberst ( Colonnello ).
Sempre al comando del suo Infanterie-Regiment 132, prese parte all'invasione della Russia con l'Operazione Barbarossa, combattendo a Zhitomir e sulla testa di ponte di Zwiahel, con tale successo da meritarsi le Foglie di Quercia il 31 dicembre 1941. Il primo febbraio 1942 venne promosso Generalmajor lasciando il comando del suo reggimento per assumere quello della 385.Infanterie Division con la quale fu subito impegnato nei violenti combattimenti a Voronezh e sulla testa di ponte del fiume Don. Poco dopo seguì la 6.Armee nell'attaco a Stalingrado, posizionandosi a nord della città. Nel 1943, in seguito alla controffensiva russa che porterà alla cattura della 6.Armee di von Paulus, riuscì a rompere l'accerchiamento e a portare in salvo la sua divisione. Per questa azione, secondo soldato tedesco dopo Rommel, venne decorato con le Spade per la sua Ritterkreuz. La 385.Infanterie Division tuttavia, a causa dei terribili combattimenti sostenuti, aveva subito moltissime perdite riducendosi ad una forza di soli 2000 uomini.
Il 1° gennaio 1943 venne promosso Generalleutnant e due settimane dopo assunse il comando del XXIV Panzerkorps che, con la 4 e 6.Panzerarmee avrebbe dovuto liberare le unità tedesche accerchiate a Stalingrado.
Il tentativo fallì a circa 48 km dall'obiettivo per la resistenza delle truppe russe.
Il 17 gennaio 1943 infatti, le truppe russe del fronte di Voronezh effettuarono una controffensiva con la quale superarono a Nikolajevka l'intero XXIV.Panzerkorps  e il Corpo d'Armata Alpino italiano, prendendoli alle spalle. Qui la storia personale del Generalleutnant Eibl si intreccia con quella degli alpini italiani rendendo questi documenti estremamente preziosi per chi ama la storia dei nostri soldati in Russia.

Il 14 gennaio 1943 iniziò l'attacco contro le linee del XXIV Panzer Korps sul fronte tenuto dal Gruppo Fegelein e della 27.Panzerdivision, in corrispondenza del Fuhrer Begleit Battalion. Con il favore della nebbia, carri e fanteria russi si infiltrarono nella linea tedesca ed alle 14.30 l'avevano penetrata con circa 20-30 carri, che proseguirono verso nord tenendosi ad ovest della linea ferroviaria. Sebbene fossero stati scoperti, non poterono essere attaccati: non c'erano riserve disponibili. Si pensò perciò solo ad un accorciamento del fronte per guadagnare come riserva la 385.ID e fu ordinato alla 320.ID di approntare un gruppo di intervento da portare su Nowo Markowka. Fu ordinato anche alla 19.Panzer Div. di attaccare sul fianco il nemico che avanzava, ma la divisione era già troppo premuta dai russi. La proposta fu quindi girata al Gruppo di Armate B, insieme alla proposta di ritirare il XXIV Pz. Korps verso Rossoch. Intanto, nella serata, parte della 387.ID era stata accerchiata insieme al Fuhrer Begleit Batallion ed alla Brigata Fegelein. Quella sera, verso le ore 20.00, il Generale Nasci, Comandante del Corpo d'Armata Alpino, fu informato, ma in termini molto vaghi dal Generalleutnant Schlemmer, comandante della 134.Infanterie Division, della penetrazione russa. Ma la gravità dello sfondamento non era chiara nemmeno al comando del XXIV Pz.Korps ed infatti, nella sera stessa carri e fanterie russi piombarono di sorpresa sul posto di comando tattico della XXIV Pz Korps a Shilin. Il Comandante, Generalleutnant Martin Wandel, si era incamminato incontro ai russi senza saperlo. Dall'attacco improvviso si salvarono solo il Capo di Stato Maggiore Colonnello Heidkamper e pochi altri ufficiali. Le perdite ammontarono a 10 ufficiali e 68 tra sottufficiali e soldati. Tutti furono fucilati sulla piazza del paese, compreso Wendel.
Il 15 gennaio, giorno successivo, la situazione diventò grave anche per il Corpo d'Armata Alpino perché alle ore 05.30 entrarono a Rossoch una ventina di carri russi con fanteria montata, realizzando una sorpresa completa. Grazie all'intervento del personale di comando, ma soprattutto del Btg. Monte Cervino e di due semoventi tedeschi e degli Stuka, 12 carri vennero distrutti e gli altri si ritirarono. 40 soldati russi furono presi prigionieri e molti altri uccisi in battaglia. La situazione, a questo punto, apparve grave agli occhi del Generale  Gariboldi che chiese al comando di Gruppo di Armate B di poter arretrare la linea dell'8° Armata italiana in armonia con la 2° Armata Ungherese, però l'accoglimento della richiesta da parte del Comando di Gruppo d'Armate B arrivò solo in serata anche se il Gen. Gariboldi lo aveva già emanato di propria iniziativa. Nasci ed il Corpo d'Armata Alpino furono informati dell'ordine con un radiogramma. Intanto, al XXIV Pz-Korps, il cui comando era stato assunto dal Generalleutnant Eibl, iniziò il movimento autorizzato verso la Kalitwa alle ore 20.00 del 15 gennaio. Nelle stesse ore il Kamfgruppe Cramer, a nord del Corpo d'Armata Alpino, predispose un contrattacco contro i russi, contrattacco però che fallirà. Il giorno 16 gennaio proseguì il ritiro del XXIV PZ.Korps, ma le notizie di sfondamenti a sud e a nord continuavano ad arrivare. Nel corso di questa giornata i russi lanciarono il loro XII Corpo Corazzato contro Rossoch, che la sera cadde in mano russa, con gravi perdite per il Btg. Monte Cervino, il Btg. Complementi del 1° Rgt. alpini, il XXX Btg Guastatori Alpini, nonché un battaglione della Divisione Vicenza. Alle 20.00 il Generale. Nasci incontrò il Generale Eibl, comandante del XXIV Pz.Korps, che gli confermò la gravità della situazione anche perché le truppe tedesche, erano ridottissime di numero e prive di munizioni.
Il giorno 17 gennaio. tuttavia, il XXIV Pzkorps tentò effettivamente di prendere Rossoch, senza riuscirci ed è per questo che nel corso della ritirata le sue colonne si frammischieranno a quelle del CAA in ritirata, creando spesso problemi di coordinamento e qualche frizione fra i reparti. Alle 17.30 il Comando dell'8° Armata inviò al CAA l'ordine che imponeva la resistenza sul Don, attribuendo al Gen. Nasci la responsabilità del suo rispetto. A quest'ordine, palesemente impossibile da essere eseguito, e per di più emesso quando l'ala a nord, costituita dall'Armata Ungherese, era in dissolvimento, è stata attribuita la responsabilità del disastro e del dissolvimento in cui incorse il CAA nella sacca. Va però detto che già il 16 gennaio sera al Gen. Jàny era arrivato un ordine simile da parte del Maresciallo Von Weichs, di resistere sul Don per permettere l'afflusso di rinforzi tedeschi, che sarebbero arrivati. Era questo un ordine identico a quello che il comando dell'8° Armata aveva dato al CAA. E' chiaro che è la testarda decisione di Hitler a non voler manovrare o indietreggiare, che sarà la causa di tutto il disastro. L'ordine infatti voleva tenere sul posto una linea di difesa ad est, quando i carri russi di ben due corpi corazzati scorazzavano ormai in profondità alle spalle delle divisioni schierate sul Don, che erano, in pratica, accerchiate. Forse Il comando tedesco appariva convinto che la forza del XXIV Panzer Korps fosse ben diversa da quella reale, oppure era stato sottostimato l'intervento russo.
Sul fronte alpino i russi attaccarono in forze i giorni 15, 16, 17 i battaglioni Vestone ed Edolo della Tridentina; il solo Vestone ebbe 800 morti davanti alle linee nel solo giorno 15, quando venne attaccato per ben sei volte. Il 17 gennaio alle ore 03.00, appena iniziato il movimento di ritirata ungherese, il Gen. Nasci apprese dall'ufficiale di collegamento tedesco presso la Div. Tridentina che il VII Corpo d'Armata ungherese aveva avuto l'ordine di ritirarsi. Restò in attesa che al suo corpo d'armata giungesse l'ordine di ritirata ed invece, alle ore 09.00, ricevette l'ordine di restare a presidio sul Don con l'intero Corpo d'Armata Alpino. Finalmente, dopo due ore, per radio ricevette dal comando dell'8° Armata italiana l'autorizzazione a ritirare le sue truppe. Il limite dell'ordine però consisteva nel fatto che il movimento ebbe inizio quando i russi si erano già insediati nella maggiore base logistica del corpo e lungo la cosiddetta Armeestrasse, cioè la strada di arroccamento dell'armata. Non solo, ma alle tre divisioni del corpo si aggiunsero presto i resti delle divisioni tedesche e della Julia. Per fortuna degli italo-tedeschi anche la situazione dei russi non appariva così rosea nella realtà come sembravano confermare i rapporti delle truppe con cui si stavano scontrando, sia per la mancanza di carburante, che però trovarono a Rossoch, sia per il logoramento subito dal XII Corpo. Comunque, le divisioni del XXIV Pz.korps e la Julia in ritirata poterono aggirare Rossoch verso nord, per piegare poi a sinistra verso ovest. A nordest di Rossoch avvenne il grosso inconveniente della confluenza nelle colonne della Cuneense in ripiegamento e della Julia con le unità tedesche. Il movimento, a dir la verità, era stato concordato tra il Gen. Eibl ed il Gen Battisti, con il risultato però che solo la Div. Tridentina riuscì a districarsi bene, mentre per gli altri la situazione diventò sempre più caotica.  Il 18 gennaio la marcia delle 4 divisioni italiane e di tutto il corpo tedesco sulle poche strade disponibili, già controllate dai russi, e che all'inizio erano destinate a tre divisioni, costrinse alla decisione di abbandonare tutti i veicoli che non fossero capaci di muovere fuoristrada e di sfruttare così le doti di mobilità alpine per portarsi verso ovest, cercando di salvare gli elementi essenziali per proseguire, cioè i cannoni anticarro. 
Il 20 gennaio, alle 7 del mattino, i comandi dei due corpi d'armata, l'Alpino ed il XXIV Pz.korps vengono attaccati ad Opyt, perdendo tutti i mezzi di comando e tutte le radio disponibili, meno una appartenente alla 385.Infanterie Division. La colonna principale, costituita dai comandi mutilati del XXIV Pz.korps e del corpo d'Armata alpino, dalla Tridentina e dalle armi pesanti tedesche, oltre che dai carreggi e slitte delle divisioni tedesche e da una innumerevole coda di sbandati, si portò celermente dopo la presa di Postojalli fino a Nowo Charkowka. Questa fu raggiunta nel tardo pomeriggio del 20 e presa la sera stessa, contro la resistenza di circa 2 battaglioni russi dal Val Chiese e dal Vestone, appoggiati dai Gruppi di artiglieria Bergamo e Vicenza e dai semoventi tedeschi, con un'azione tanto brillante che nessun russo riuscì a sfuggire.
Mentre si combatteva a Nowo Chrkowka, il Generalleutnant Eibl, che si trovava in fondo alla colonna con le retroguardie, cercò di risalire la colonna a bordo di un semicingolato, seduto su un parafango. Voleva far avanzare più celermente la colonna che ristagnava e gridava "avanti!": Alle 4,30 il generale rimase ferito dallo scoppio di una bomba. Sulla sua morte ci sono state varie versioni. Secondo qualcuno si trattò di una mina calpestata a ferire Eibl, secondo altri non si resce a capire la causa. La versione del Generale Nasci parla di una bomba inesplosa, mentre il Colonnello Heidkamper riferì che fu una bomba a mano italiana a ferirlo. Qualcuno è arrivato ad affermare che nessuno si fece avanti per soccorrerlo, mentre il sottotenente medico Adelfo Crosta della 5° sezione di sanità intervenne immediatamente insieme al collega Aldeghi della compagnia comando 5° alpini, ma non poterono fare granché, essndo sprovvisti financo di morfina. Stando alla versione dei medici la ferita fu prodotta da una grossa scheggia, cosa che escluderebbe la bomba a mano. Anzi, il Col. Adami, comandante del 5° Rgt. Alpini parlò nell'occasione, di diverse perdite dovute a tiri occasionali di artiglieria e di mortaio che provenivano sulla colonna dai dossi circondanti la via di marcia. I Tedeschi però rimasero convinti della responsabilità italiana, al punto che il Gen. Schmundt, aiutante per la Wehrmacht presso Hitler effettuò un'inchiesta sui particolari della morte del Generale Eibl. Il col. Heidkamper, nel frattempo diventato capo di SM della 3.PzArmee, concluse il suo rapporto dicendo che, a suo parere, lo scoppio non poteva non imputarsi che ad una bomba a a mano italiana. In ogni modo, al Gen Eibl dovette essere amputata la gamba ed alle 18,45 del 21 gennaio, dopo essersi confessato, morì.
L'ultima fase della marcia verso ovest avrebbe visto la sanguinosa epopea della Battaglia di Nikolaevka (26 gennaio) , dove le colonne guidate dai resti della Tridentina e dai semoventi tedeschi riuscirono a superare con gravi perdite l'ultimo sbarramento sovietico e a guadagnare la salvezza verso Shebekino; e la triste fine delle altre due divisioni alpine e della Vicenza che furono definitivamente intrappolate e costrette alla resa a Valujki ( a sud di Nikolaevka) dai reparti del 7°Corpo di cavalleria sovietico che era giunto in quella localita fin dal 19 gennaio.

La 385.Infanterie Division era stata costituita il 10 gennaio 1942 nel campo di addestramento di Bergen ed immediatamente affidata al comando del Generalmajor Karl Eibl con il quale venne trasferita sul fronte orientale nell'aprile del 1942, combattendo nell'area di Woronesch fino a settembre e quindi sul fronte del Don a fianco del nostro Corpo d'Armata Alpino, subordinata al XXIV Panzerkorps insieme alla Divisione Julia. Il 18 dicembre 1942 il comando venne assunto dal Generalmajor Eberhard von Schuckmann che lo mantenne fino al marzo 1943 quando la divisione venne dissolta e i pochi superstiti, insieme a quelli della 298.Infanterie Division andarono a ricostituire la 387.Infanterie Division che era stata decimata. Schuckmann assunse il comando della 387.ID che mantenne fino al 1° agosto 1944 quando fu trasferito alla 352.Infanterie Division. Nel febbraio 1944, mentre la divisione si trovava nella zona di Ossokorewka, stremata dai pesanti combattimenti quotidiani, su suggerimento del suo ufficiale medico, la ritirò dalle sue posizioni contravvenendo al solito ordine superiore di mantenerle a tutti i costi. Per questa disobbedienza fu processato e condannato dalla Corte Marziale a sei mesi di detenzione anche se la pena venne sospesa.


( Notizie storiche tratte dal sito "Operazione
OSTROGOSHSK- ROSSOCH" )

 

 13-6-2011