Rara lista originale di soldati appartenenti ad alcuni reggimenti di Gebirgsjaeger della 7.SS- Freiwilligen-Gebirgs-Division "Prinz Eugen", ai quali il "Poglavik" ( Duce ) Ante Pavelic, Capo Supremo dello Stato Indipendente di Croazia, aveva assegnato i tre gradi della medaglia dell'Ordine della Corona di Re Zvonimir.
L'eccezionale documento, intestato "Io, Capo dello Stato indipendente di Croazia, in nome del Popolo Croato" è firmato sul retro dal Ministro e Comandante delle Forze Armate, Generale di Aviazione Miroslav Navratil e dal Capo dello Stato Indipendente di Croazia, dr. Ante Pavelic.
La "Medaglia d'argento con corona e nastro militare" è stata assegnata all'SS-Oberscharfuehrer Kurt Strebinger, appartenente alla Stab II u. Einheit Freiwilligen-Gebirgsjäger-Regiment 14 (7. SS-Division - Feldpost Nr. 45777), "per gli eccellenti risultati conseguiti nella lotta contro i ribelli".
La "Medaglia di bronzo con corona e nastro militare" è stata assegnata all'SS-Oberscharfuehrer Rudolf Linke della Stab I u. Einheit Freiwilligen-Gebirgsjäger-Regiment 14 (7. SS-Division - Feldpost Nr. 44609) e ad altri tre suoi camerati appartenenti alla Stab II u. Einheit Freiwilligen-Gebirgsjäger-Regiment 14 (7. SS-Division - Feldpost Nr. 45777), "per molto coraggio e sprezzo del pericolo nella lotta contro i ribelli".
La "Medaglia di ferro con corona e due rami di foglie di quercia sul nastro militare" è stata assegnata a 13 appartenenti alla Regimentsstab u. Stabskompanie Freiwilligen-Gebirgsjager-Regiment 14 (7. SS-Division - Feldpost Nr. 44609), a 5 della Stab III u. Einheit Freiwilligen-Gebirgsjäger-Regiment 14 (7.SS-Division - Feldpost Nr. 46194), a 3 della Stab I u. Einheit Freiwilligen-Gebirgsjäger-Regiment 14 (7. SS-Division - Feldpost Nr. 45437), ad 1 della Stab IV u. Einheit Freiwilligen-Gebirgsjäger-Regiment 19 (7. SS-Division - Feldpost Nr. 46824) e ad 1 della Kolonne Freiwilligen-Gebirgsjager-Regiment 14 (7. SS-Division - Feldpost Nr. 37389).
La "Medaglia di ferro con corona e nastro militare" è stata assegnata a 2 appartenenti alla Regimentsstab u. Stabskompanie Freiwilligen-Gebirgsjager-Regiment 14 (7. SS-Division - Feldpost Nr. 44609) e ad uno della Stab IV u. Einheit
Freiwilligen-Gebirgsjäger-Regiment 19 (7. SS-Division - Feldpost Nr. 46824)
Miroslav Navratil era nato il 19 luglio 1893 a Sarajevo in Bosnia-Herzegovina che allora era una provincia dell'Impero Austroungarico. Fece il ginnasio a Sarajevo e poi entrò nella scuola militare per cadetti a Graz in Austria. Partecipò alla prima guerra mondiale come pilota nell'aviazione imperiale conquistando 10 vittorie sul fronte orientale e su quello italiano, diventando uno dei migliori piloti austriaci e venendo promosso al grado di Oberleutnant.
Con la dissoluzione dell'Impero nel 1918, Navratil passò nel nuovo esercito del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Qui raggiunse il grado di generale ma nel 1940 fu costretto a ritirarsi a causa dei suoi dissapori con i pari grado serbi. All'atto della creazione dello Stato Indipendente di Croazia il 10 aprile 1941, Navratil venne richiamato in servizio e nominato Addetto Militare a Bucarest. Nel settembre 1943 divenne Ministro e Capo delle Forze Armate croate. Nel 1944 venne rimosso da questo incarico e, ritiratosi a vita privata, raggiunse Vienna dove vivevano i suoi familiari, e qui rimase fino alla fine della seconda guerra mondiale. Si trasferì poi nel 1945 a Zell am See dove fu arrestato dagli americani nel 1946. Venne consegnato agli jugoslavi nel 1947 e giustiziato nel giugno dello stesso anno a Zagabria.
Ante Pavelic, nato il 14 luglio 1889 a Bradina in Bosnia, dopo gli studi in legge a Zagabria si impegnò in politica nel "Partito croato dei diritti", un movimento nazionalista che si opponeva alla monarchia unitaria jugoslava e si batteva per l'indipendenza della Croazia. Nel 1929 fu costretto all'esilio dalla dittatura pro-unitaria istituita dal re Alessandro I dopo l'assassinio di Stjepan Radic.
Rifugiatosi prima a Vienna, dove prese contatto con ufficiali austriaci anti-jugoslavi, e quindi in Italia, fondò insieme ai membri, anch'essi esiliati, della fazione più estremista del "Partito dei diritti", un nuovo movimento nazionalista, gli "Ustascia" (da ustac, "insorto", o "ribelle"). Il gruppo si dedicò, sotto l'egida del governo italiano, ad attività intimidatorie, e, nel 1934, riuscì ad assassinare il re Alessandro I a Marsiglia. Con l'appoggio del regime fascista italiano il movimento si ampliò, installando campi di addestramento nella stessa Italia (a Siena ed a Borgo Val di Taro, sugli Appennini di Parma) e a Riva del Garda oltre che in Ungheria.
Il 6 aprile 1941 il Regno di Jugoslavia, retto da Pietro II Karageorgevic, che il giorno prima aveva dichiarato la sua neutrlità nel conflitto in corso, fu invaso dalle forze dell'Asse e Pavelic divenne il capo dello Stato Indipendente di Croazia (NDH), comprendente anche la Bosnia ed una piccola parte della Serbia, di fatto dipendente dalla Germania e dall'Italia fascista, da cui riprese le istituzioni.
La corona di Croazia venne offerta ad Aimone di Savoia-Aosta, che la cinse con il nome Tomislavo II, anche se non mise mai piede nella terra di cui era re. Molti croati, in aperta opposizione al governo serbo, accolsero le truppe tedesche come liberatori.
Il 10 aprile 1941 Ante Pavelic venne nominato "Poglavnik" ( Duce ) del nuovo stato mentre Slavko Kvaternik divenne il Comandante in Capo delle forze armate croate ( inesistenti a quel momento ). Il giorno dopo venne emanato un editto che creava la "Hrvatsko Domobranstvo" ( Difesa Nazionale Croata ) costituita da esercito, marina, aviazione, polizia, polizia ferroviaria e servizio lavorativo. Il partito Ustasha creò a sua volta una propria formazione sull'esempio delle Waffen-SS, chiamata "Ustashka Vojnica" e formata per la gran parte da volontari assai motivati che presto si conquistarono la fama di combattenti coraggiosi e brutali.
Nel 1945, dopo aver guidato fino all'ultimo le truppe croate, Pavelic riuscì a fuggire dapprima in Austria, quindi a Roma e infine in Argentina. La Chiesa cattolica di Roma ed il papa Pio XII, che era stato sempre particolarmente benevolo nei suoi confronti, furono sospettati di averne favorito la fuoriuscita. Nel suo paese intanto centinaia di migliaia di croati subivano ora le stragi perpetuate dai serbi e dai partigiani comunisti di Tito.
Nel 1957 un misterioso attentatore esplose contro di lui due colpi di pistola. In seguito, scoperto il suo rifugio, fu costretto nuovamente a fuggire per evitare un'estradizione. Si rifugiò nella Spagna di Francisco Franco, dove morì due anni dopo, il 28 dicembre 1959 a Madrid, in seguito alle ferite riportate nell'attentato.
Mentre per anni l'attentato fu creduto opera di un sicario inviato dal governo jugoslavo, il tentativo di omicidio fu confessato, qualche anno fa, da un nazionalista serbo in punto di morte.
La divisione "Prinz Eugen" venne creata il 1° marzo 1942 con la denominazione "Freiwilligen-Gebirgs-Division" al comando del SS-Brigadefuehrer Artur Phleps. Il nucleo principale della division era formato dallo "Selbschutz" e dalla "Einsatz-Staffel", unità di polizia controllate dalle SS e reclutate tyra le fila della Volkdeutsche di Serbia e di Croazia, mentre il resto era costituito da volontari tedeschi provenienti dalla Jugoslavia.
Un mese dopo assunse la denominazione di SS-Freiwilligen-Division "Prinz Eugen" e nell'ottobre venne trasferita lungo la frontiera serbo-montenegrina ed impiegata contro le unità partigiane della zona. Nel novembre 1942 venne aggregata alla 12.Armee e, il mese successivo, trasferita a sud-ovest di Zagabria in Croazia.
Dall'8 gennaio 1943 prese parte all'operazione "Weiss I" e "Weiss II" contro le formazioni partigiane agli ordini di Tito.
Nel febbraio 1943 la divisione, rinominata SS-Freiwilligen-Gebirgs-Division "Prinz Eugen", fu trasferita alle dipendenze del Comando Tedesco in Croazia. Nel marzo evitò l'accerchiamento da parte delle forze partigiane jugoslave e fu costretta a trasferirsi verso sud-est dove in maggio partecipò all'operazione "Schwarz" nel settore occidentale del Montenegro. Il 15 maggio il comando della divisione venne assunto dal SS-Brigadefuehrer Carl "Reichsritter" von Oberkamp e nel luglio la divisione si trasferì a Mostar per rimpiazzare le unità italiane. In settembre, aggregata al XV.Gebirgskorps, stazionò nel settore di Dubrovnik, Spalato e Metkovic dove procedette al disarmo di circa 18.000 soldati italiani. In settembre con il V.Gebirgskorps venne impegnata nell'occupazione delle isole dalmate di Brazza, Curzola e Hvar. In dicembre si battè di nuovo contro le forze di Tito nel settore di Sarajevo.
Nel gennaio 1944 venne ritirata per essere riorganizzata e affidata al comando dell'SS-Brigadefuehrer Otto Kum con il quale venne trasferita a marzo nella Bosnia centrale per partecipare, con il V.SS-Gebirgskorps alle operazioni "Waldrausch", "Bergfest" e "Mailbaum", essendo stata rinominata 7.SS- Freiwilligen-Gebirgs-Division "Prinz Eugen". Nell'agosto 1944 venne ritirata dal fronte e posta in riserva d'armata nella regione di Uzice-Plevlja-Visegrad assicurando la sorveglianza alla linea ferroviaria Sarajevo-Visegrad. Nel settembre si oppose all'avanzata delle truppe sovietiche nella regione di Nis subendo pesanti perdite. Nel gennaio del 1945, passata sotto il comando del SS-Brigadefuehrer August Schmidhuber combattè contro i partigiani nel settore di Otok e, in seguito, a sud di Vukovar contro le truppe russe, bulgare e le formazioni partigiane.
In aprile, fu costretta a ritirarsi da Sarajevo, da Zagabria poi da Karlovac continuando a combattere fino all'8 maggio non volendo arrendersi ai partigiani. In questa data stipulò un accordo di resa purchè le fosse consentito di raggiungere l'Austria e arrendersi agli alleati. Il patto non venne però rispettato e la divisione continuò a combattere ferocemente, unica formazione tedesca a farlo, fino al 12 maggio quando il suo comandante lasciò liberi gli uomini di scegliersi il loro destino individualmente. Solo alcuni piccoli gruppi riuscirono a raggiungere l'Austria e gli altri furono catturati vicino a Cilli in Slovenia il 16 maggio 1945, 8 giorni dopo la fine delle ostilità.Quasi nessuno di loro si salvò dalla vendetta dei partigiani per le atrocità commesse durante la loro permanenza sul territorio jugoslavo.