Italia (1919-1939)
ECCEZIONALE UNIFORME ESTIVA APPARTENUTA AD UN "CAPORALE D'ONORE" DEL FASCISMO, SENATORE DEL REGNO, GIORNALISTA E SCRITTORE.
Prezzo: venduto - cod. nr. 13834
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Il Caporale d'Onore S.E.Maurizio Maraviglia

Si tratta di "pezzo" unico e di eccezionale valore storico-collezionistico, appartenuto, come indicato nell'etichetta interna della sartoria, a S.E. Maurizio Maraviglia, uno dei personaggi di maggior spicco del fascismo della prima ora.
La divisa da grande uniforme estiva ( 1931 ) è costituita dalla giacca ( priva delle controspalline ) e dai pantaloni lunghi con risvolto in tela di cotone pregiato bianco. Il collezionista che l'ha affidata a MyMilitaria per la vendita ritiene di poter eventualmente aggiungere, in un secondo tempo, anche le controspalline e il berretto originali.
La giacca è quella adottata con il regolamento del 1931, in tela bianca, con finte tasche contornate da gallone bianco, chiusa sul davanti da quattro bottoni dorati con aquila; i quarti posteriori sono uniti da una sola cucitura centrale senza cinturino nè martingala sul dietro e maniche senza manopole. Sul bavero sono posti i fascetti rossi ( adesso dorati avendo perso quasi tutta la vernice originale ) su fiamme nere e sulla manica sinistra è applicato il distintivo da Caporale d'Onore a V rovesciata con il grande fascio al centro. Su entrambe le maniche è presente il gallone in filo rosso, alto 15 mm, che gira intorno alla manica e che indica l'appartenenza agli ex-squadristi. Sulla manica destra sono presenti due piccoli galloni dorati obliqui ( distintivi di ferita ) che stanno ad indicare le due ferite ricevute nel corso della prima guerra mondiale. Sul petto sinistro i nastrini delle decorazioni,  delle medaglie ricevute e delle campagne di guerra effettuate.

Secondo l'ordine stabilito dal regolamento, nella prima barretta troviamo il nastrino verde dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro, seguito da quello dell'Ordine della Corona d'Italia e dalla Benemerenza dell'Opera Nazionale Dopolavoro. Nella seconda barretta a sinistra il nastrino della Croce di Guerra 1915-1918, poi quello della Campagna di Guerra ( tre stellette ad indicare tre anni di campagne ) ed infine quello dell'Unità d'Italia. Nella barretta più bassa il nastrino di anzianità nella Milizia con gladio in bronzo per 10 anni di servizio, seguito da quello per la Marcia su Roma e da quello per la Croce di Guerra Fascista ( Campagna d'Etiopia ).

Sul bavero sono presenti le fiamme nere con i fascetti aventi la scure rivolta verso l'esterno. La giacca è un vero esemplare di alta sartoria, estremamente curato in tutti i particolari e con tutti gli attributi applicati con bottoni automatici, così da facilitarne la rimozione in caso di lavaggio della giacca

Maurizio Maraviglia, nato il 15 gennaio 1878 a Paola (Cosenza), si laureò in giurisprudenza diventando Docente universitario a Roma dove, nel 1911, fu tra i fondatori del giornale "L'Idea nazionale" insieme ad altri importanti esponenti del nazionalismo italiano quali Francesco Coppola, Enrico Corradini, Luigi Federzoni e Alfredo Rocco. I sostenitori del nazionalismo si organizzarono nell'Associazione Nazionalista Italiana, nata dopo un congresso tenutosi a Firenze nel 1910, della quale Maraviglia fu uno dei dirigenti e che raccolse, almeno all'inizio, consensi ampi in tutti i settori della politica e tra gli intellettuali..
Negli anni tra il I e il II congresso nazionalista avvenne l'impresa libica (1911-12) e l'avvenimento venne esaltato e sostenuto dalla campagna di stampa nazionalista che vide in prima linea il settimanale "L'Idea Nazionale", che era l'organo ufficiale del movimento nazionalista, e della quale Maraviglia aveva assunto la condirezione. I nazionalisti avevano un loro peculiare programma di azione, con il quale venire in soccorso alla patria, e che nasceva dalla preoccupazione di suscitare in Italia una coscienza nazionale collettiva, la cui mancanza costituiva un elemento di inferiorità rispetto ad altri popoli.
Il settimanale divenne quotidiano nel 1914, sotto la direzione di Roberto Forges Davanzati, con il compito di sostenere l'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale. In questa ottica di "destra", i nazionalisti parteciparono alle elezioni politiche del 1913, alleandosi in un blocco con moderati e cattolici e riuscendo a far eleggere cinque deputati.
Il 28 dicembre 1913, per i meriti acquisiti nei confronti di Casa Savoia, venne nominato Cavaliere della Corona d'Italia. Nello stesso tempo Mussolini, espulso dal Partito Socialista nel 1914 aveva fondato "Il Popolo d'Italia", attraverso il quale portò avanti una forte campagna interventista. All'entrata in guerra dell'Italia, Maraviglia si arruolò volontario nell'Esercito come ufficiale di Artiglieria partecipando agli eventi bellici fino alla fine delle ostilità nel 1918, venendo ferito due volte ( come indicano i due distintivi sulla manica sinistra della giacca ) e meritandosi la Croce di Guerra.

Dopo la guerra, i nazionalisti furono fra i principali sostenitori della tesi della "vittoria mutilata", secondo cui l'accordo di pace fra gli Stati vincitori, stipulato a Versailles nel 1919, avrebbe perpetrato un'ingiustizia ai danni dell'Italia. Sulla base di questa tesi i nazionalisti accusavano la classe politica italiana d'incapacità nella difesa degli interessi nazionali e, dopo aver presentato un'alternativa ideologica con il Manifesto nazionalista, redatto da Rocco e da Francesco Coppola nel dicembre del 1918, ne proposero una politica con il Programma nazionalista dell'aprile del 1919. Tuttavia, l'ANI rimaneva un ristretto gruppo di intellettuali alla ricerca, consapevole o meno, di un movimento di massa sul quale inserire le proprie capacità intellettuali e politiche. Così, dopo un infruttuoso tentativo di utilizzare l'impresa realizzata a Fiume, nel 1919-1920, da Gabriele D'Annunzio , avvenne l'incontro con il fascismo, prima con l'elezione di una decina di deputati nazionalisti nella lista fascista alle elezioni del 1921, poi con la partecipazione alla Marcia su Roma, l'anno successivo. Nel primo governo guidato da Benito Mussolini il movimento nazionalista era rappresentato, oltre che dal ministro delle Colonie Federzoni, dal generale Armando Diaz , ministro della Guerra, e dall'ammiraglio Paolo Thaon de Revel , ministro della Marina. Quindi, nel 1923, l'ANI confluì nel PNF, il Partito Nazionale Fascista, senza ottenere, come avrebbero desiderato i dirigenti nazionalisti, il riconoscimento di una specifica identità all'interno del partito stesso, a causa del veto posto da Benito Mussolini..

Nelle elezioni del 6 aprile 1924, Maurizio Maraviglia venne eletto alla Camera dei Deputati per il Collegio unico nazionale ( Calabria e Basilicata ) nella Lista Nazionale e il 30 maggio 1924 intervenne duramente nei confronti di Giacomo Matteotti durante il suo famoso discorso alla Camera che terminò con la profetica frase "Ed ora, potete preparare il mio funerale".
Nel 1924 entrò a far parte del Direttorio provvisorio del Partito Nazionale Fascista insieme a Farinacci, Grandi e Panunzio.
Il 30 marzo 1926, terminato il processo Matteotti dove aveva difeso gli imputati, Farinacci annunciò le dimissioni dal direttorio nazionale del partito. Il Gran Consiglio del Fascismo, nella seduta indetta la sera stessa, accettò le dimissioni. Mussolini non gli affidò più nessun incarico e lo rispedì a Cremona senza un lavoro per quasi 10 anni. Nominò Augusto Turati nuovo segretario del partito. Vicesegretari furono eletti Arpinati, Melchiori, Ricci e Starace. Tra i membri del direttorio era ancora presente Maraviglia. Il 29 giugno 1928 divenne Professore di Storia e Dottrina generale del Fascismo all'Università di Perugia e un anno dopo Professore di Diritto pubblico interno all'Università di Roma.
Il 24 marzo 1929 venne nuovamente eletto alla Camera dei Deputati nello stesso Collegio Calabria e Basilicata.
Il 18 maggio 1933 ricevette la Commenda dell'Ordine della Corona d'Italia. Il 25 marzo 1934 venne nuovamente eletto alla Camera nella successiva legislatura. Nel 1935 partecipò alla campagna d'Etiopia in Africa Orientale con il grado di generale comandante il II Corpo d'Armata, composto quasi esclusivamente da soldati nazionali. L'8 aprile 1939 divenne Senatore del Regno e pochi giorni dopo venne nominato Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia e membro della Commissione Finanze e della Commissione degli Affari Interni e della Giustizia e il 22 gennaio 1941 anche della Commissione dell'Educazione Nazionale e della Cultura Popolare.
Il 24 agosto 1941 ricevette il Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia e venne infine nominato Commendatore dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro l'8 ottobre 1942.

Il 7 agosto 1944 venne deferito all'Alta Corte di Giustizia per le Sanzioni contro il Fascismo e venne dichiarato decaduto dalla carica di senatore il 29 marzo 1946, provvedimento confermatao dalla sentenza della Cassazione dell'8 luglio 1948. Ritiratosi dalla vita politica è morto a Roma il 26 maggio 1955. Nella sua lunga carriera pubblica Maraviglia ha scritto numerosi saggi sulla storia del fascismo ed esercitato il mestiere di giornalista occupando anche il posto di Vicedirettore de la "Tribuna".

 

 
 
   

 

   
   

 30-4-2008