Italia (1914-1918)
RARO "ORDINE DEL GIORNO N. 45" ORIGINALE DELLA TERZA ARMATA DEL 9 MAGGIO 1917
Prezzo: venduto - cod. nr. 14992
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La fucilazione di un disertore

Eccezionale documento storico costituito da una copia dell'Ordine del Giorno N. 45, emesso il 9 maggio 1917 dallo Stato Maggiore della 3° Armata, firmato dal Tenente Generale Comandante dell'Armata, Emanuele Filiberto di Savoia e distribuito a tutti i comandi.
In questo straordinario Ordine del Giorno, il Duca D'Aosta portava a conoscenza delle truppe la diserzione di alcuni soldati di una brigata. I colpevoli del "turpe reato di diserzione in presenza del nemico" furono puniti con la fucilazione o con l'ergastolo. Il Comandante invitava tutte le autorità dipoendenti "a reprimere con la massima energia simili delitti contro la Patria".

La prima circolare emanata da Cadorna all’esercito Italiano, fu scritta il 19 maggio 1915 riguardante la disciplina militare. Fra le convinzioni di Cadorna, vi era quella di reagire immediatamente e con forza ad ogni atto che avrebbe potuto destabilizzare il già precario equilibrio di ubbidienza da parte di tutti i militari coinvolti nel conflitto. Generale di vecchio stampo, non aveva molta fiducia nei suoi dipendenti, tanto meno nella truppa. Durante tutto il suo mandato tenne un comportamento ferreo e rigidissimo, questo portò all'effetto contrario, moltissimi i casi di ammutinamento, famoso l’episodio dello sciopero della Brigata Catanzaro.
Nella volontà del Capo delle Forze Armate, vi era quella di non lasciare niente di impunito anzi…. Nella circolare del Maggio infatti si legge: "Nessuna tolleranza,mai per nessun motivo,sia lasciata impunita, la si colpisca anzi, con rigore esemplare. La punizione intervenga pronta, l’immediatezza nel colpire risulta di salutare esempio. Il comando supremo ritiene responsabili i comandanti delle Grandi Unità che si dimostreranno titubanti." Per poter dare maggior vigore alle sentenze di morte, Cadorna istituì i Tribunali Straordinari (art. 559) , i quali potevano essere richiesti dai comandanti che ritenevano indispensabile una punizione immediata, essendo l’imputato colto in flagrante o arrestato a furor di popolo.
Questi tribunali erano costituiti dai Giudici, l’istruttore, l’ufficiale fiscale e il segretario. A tutto il processo e all’esecuzione che veniva eseguita immediatamente, assisteva la truppa al completo. Gli imputati potevano scegliere l’avvocato difensore che doveva essere un Ufficiale non più alto in grado di Capitano, questo comportava un altro ostacolo visto che il difensore doveva controbattere con ufficiali più alti in grado. Emanata la sentenza e presa visione dal comandante, egli dava il suo nullaosta all’avvocato fiscale Militare che stabiliva tempi e modi per l'esecuzione. La sentenza di morte veniva eseguita per mezzo di fucilazione, al petto se il condannato aveva l’onore di appartenere alle forze armate, sulla schiena se era ritenuto indegno di appartenere all’esercito. Nonostante tutto ciò Cadorna non era del tutto soddisfatto del lavoro dei Tribunali, lo si legge nella circolare n° 10.261 del 22 marzo 1916 in cui incitava i propri comandanti ad istituire senza riguardo Tribunali Straordinari. Come se non bastasse, con un preciso ordine Cadorna rese ufficiali le fucilazione per decimazione scrivendo in una circolare "……mezzo idoneo a reprimere il reato collettivo è quello della immediata fucilazione dei maggiori responsabili, allorché l’accertamento dei responsabili non è possibile, rimane il dovere e il diritto dei comandati di estrarre a sorte tra gli indiziati alcuni militari e punirli con la pena di morte......"

Tutto ciò non fece altro che aggravare la già ampia frattura che esisteva tra Comandi e la semplice truppa. Da una statistica del Ministero della Guerra, in tutto il periodo del conflitto si ebbero circa 4000 sentenze di cui solo 300 non furono eseguite e la maggior parte dei capi d’accusa fu quella della diserzione.

.( Notizie storiche tratte dall'ottimo sito "Cime e Trincee "  )

 
 

4-4-2010