Italia (1914-1918)
CASCO ORIGINALE DA OSSERVATORE DI AEROSTATO DATABILE ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Prezzo: venduto - cod. nr. 14533

Cliccare sulle immagini piccole per ingrandirle

Click on the small images to enlarge them

Bellissimo casco in cuoio e pelle proveniente dai cimeli della famiglia di un ufficiale di artiglieria impiegato sul Carso ( 1917-1918 ) come osservatore sugli Aerostati. Il casco veniva indossato sopra una cuffia in pelle da pilota. Si tratta di un modello particolare ed inconsueto, simile ad un altro esposto al Museo di Rovereto. Il casco, malgrado il tempo trascorso, è in condizioni eccezionali di conservazione.

Durante la Prima Guerra Mondiale i palloni-aerostato da osservazione vennero impiegati da tutte le fazioni in lotta, soprattutto dopo aver raggiunto lo stallo della guerra di trincea: serviva infatti un modo per spiare ed osservare continuamente i movimenti del nemico, nonche’ un minimo di difesa aerea statica, per intercettare, per tempo, le squadriglie di caccia avversari.

Gli aerostati erano nati molto prima della Grande Guerra e gia’ nel 18esimo secolo se ne erano visti numerosi prototipi, riempiti di gas o di aria calda. Sul Fronte Occidentale, dal 1915 al 1918, vennero impiegati i primi esemplari realizzati a scopo bellico, anche se qualche timido esperimento era gia’ stato fatto durante la Guerra Civile Americana.

Solitamente ogni aerostato frenato, agganciato a terra cioe’, con un cavo in acciaio, veniva innalzato in gruppi di 3 unita’, in modo da poter effettuare osservazioni comparate e piu’ dettagliate.

Tramite segnalazioni manuali, con bandiere e, piu’ tardi, anche con radiotelefoni, gli equipaggi degli aerostati riuscivano a segnalare in tempo reale cio’ che stava avvenendo ben oltre gli sguardi dei fanti, perennemente puntati sulla terra di nessuno e sulle trincee avversarie. Si trattava di un lavoro molto pericoloso: gli osservatori rimanevano sospesi nel vuoto per ore ed ore, mentre il pallone frenato risultava facile preda dell’artiglieria e dell’aviazione nemica. Contrariamente a quanto accadeva per gli aviatori, l’equipaggio di un aerostato, in quanto privo di strumenti di offesa e facile bersaglio passivo del nemico, era autorizzato ad indossare il paracadute: mentre per i primi sarebbe stato vile e codardo “salvarsi” in combattimento (!), per gli osservatori era prevista quest’ancora di salvezza, in caso l’aerostato venisse colpito e rovinasse a terra in pochi secondi ed in preda alle fiamme.

Per cercare di difendere gli aerostati stazionari si impiegarono artiglierie, contraeree e persino vere e proprie “ragnatele” di cavi in acciaio, ancorate sotto i palloni, a guisa di rete per “imprigionare” e distruggere i caccia nemici.

Abbattere un pallone frenato infatti, costituiva una vittoria analoga a quella riportata in duello aereo e molti piloti si guadagnarono il titolo di “specialisti” nell’abbattimento di questi preziosi strumenti di osservazione – il belga Willy Coppens riusci’ a distruggerne ben 35, raggiungendo un primato mai eguagliato durante tutto il corso della Grande Guerra.

Per colpire ed abbattere un aerostato non bastavano proiettili normali: questi, infatti, si sarebbero limitati a perforarne l’involucro, senza tuttavia incendiarlo. Si svilupparono allora cartucce incendiarie che avrebbero potuto distruggere ogni pallone gia’ al primo colpo, senza dare al nemico il tempo di riavvolgerne il cavo di ancoraggio, ritirandolo immediatamente al suolo.

( Notizie storiche tratte dall'ottimo sito "La Grande Guerra 1914-1918" edito da Alessandro Gualtieri )

.

 

 
 
 
 

29-7-2009