Italia (1919-1939)
BELLISSIMA E RARA PLACCHETTA CELEBRATIVA DEL VATE D’ANNUNZIO
Prezzo: Euro 110,00 - cod. nr. 14917

Questa bellissima placchetta in metallo rapresenta un omaggio della “gens italica” di Trieste alla città abruzzese di Pescara, luogo di nascita del Vate.
Il fronte della placchetta ritrae il volto di Gabriele D’Annunzio, di tre quarti, affiancato dalle raffigurazioni di una penna (simbolo del poeta e del letterato) e di un gladio (simbolo del guerriero e del soldato). Sul retro c’è la seguente iscrizione: “Alla città che vide nascere Gabriele D’Annunzio il poeta e l’eroe della Nuova Italia offre riverente la gens italica di Trieste che dalla sponda Giulia tende le braccia alla sorella d’Abruzzo oltre l’Adriatico che il poeta augurava e l’eroe avrebbe saputo conquistare più nostro”. Sotto la dedica, nell’angolo a destra, appare la firma “Sen. A. Hortis”, ovverò senatore Attilio Ortis (1850-1926).

Hortis era un famoso patriotta e storico triestino, amico di D’Annunzio. Dal 1873 dirige la biblioteca civica di Trieste. Nel 1891 viene eletto deputato di Trieste al Parlamento di Vienna, nel quale si adopera con energia in favore della istituzione della Università italiana a Trieste. Nel 1919 è deputato al Parlamento di Vienna e, dopo la Grande Guerra, senatore del Regno d'Italia. Sotto la firma del senatore, ci sono incisi il nome

dell'incisore, Donizzetti Inc. (in basso a sinistra), e il luogo, Milano (in basso a destra).

La storia che lega il poeta alla città di Trieste è assai più lunga e avventurosa di quanto si possa pensare. Durante gli anni romani del suo apprendistato (1881-1890) d’Annunzio intreccia strette relazioni con numerosi irredentisti. Risale al 12 marzo 1882 una poesia scherzosa, dove si menziona Salomone Morpurgo, l’erudito triestino che sarà poi direttore dell’Archivio Storico per Trieste. Anche Leone Fortis, esule da Trieste, giornalista di punta nella Capitale, entra nel novero delle frequentazioni del giovane d’Annunzio, che non mancherà di menzionare più volte il magistero del latinista Onorato Occioni, veneziano di nascita ma "tergestino" d’elezione, avendo vissuto dieci anni a Trieste come preside del primo liceo italiano della città e poi esule a Roma, professore e rettore della Sapienza. E proprio nell’Ateneo romano d’Annunzio avrebbe incontrato Guglielmo Oberdan.

Riferimenti diretti a Trieste si incontrano negli scritti giornalistici dedicati nel 1887 ai problemi della nostra Marina militare (L’Armata d’Italia). Nel febbraio 1902 d’Annunzio invia al "Piccolo della Sera" l’ode A Victor Hugo la cui clausola è rivolta a Trieste; l’ode, poi confluita in Elettra, il secondo libro delle Laudi, viene pubblicata il 26 febbraio sul giornale triestino subito però sequestrato dalle autorità asburgiche. Nel maggio 1902 d’Annunzio è a Trieste con Eleonora Duse. Al Teatro Verdi si rappresentano la Gioconda, la Città morta e Francesca da Rimini. Il giorno 11, all’Hotel de la Ville, dove la celebre coppia è scesa, si svolge un grande banchetto in loro onore, promosso, fra gli altri, da Attilio Hortis, Riccardo Pitteri e Giulio Caprin. Il discorso pronunciato da d’Annunzio nell’occasione (il cui autografo viene donato la sera stessa a Francesco Salata) viene pubblicato dal "Piccolo", ma con l’omissione delle punte irredentiste.

Ai giorni 15 e 16 maggio risale l’escursione in Istria, a bordo del piroscafo "Arsa", da Pirano a Parenzo. Esiste un’immagine fotografica del piroscafo a Parenzo con la folla che sul molo acclama d’Annunzio. Il triestino Silvio Benco stila per l’ "Indipendente" un’estesa cronaca dell’evento: fervente dannunziano, dedicherà all’opera del vate interventi e recensioni su vari periodici di Trieste. Nel gennaio 1903 d’Annunzio incontra a Milano Antonio Smareglia, musicista triestino di cui va in scena alla Scala (20 gennaio), per la direzione di Toscanini, l’opera Oceana, su libretto di Benco. Negli ultimi mesi del 1903 d’Annunzio conclude Alcyone, il terzo libro delle Laudi, con i Sogni di terre lontane, fra i quali la Loggia è dedicato al soggiorno triestino del 1902. Nel numero del 31 luglio 1904 del "Regno" compare una lettera aperta di d’Annunzio a Enrico Corradini in risposta ai quesiti posti dalla Direzione della rivista sui rapporti tra Italia e Austria e sul futuro della politica adriatica italiana. All’inchiesta fanno pervenire le loro risposte, fra gli altri, anche Benco e il letterato giuliano Antonio Cippico, in rapporti con Bahr e Hofmannsthal e più tardi traduttore di Nietzsche. Nell’ottobre 1907 d’Annunzio raggiunge Fiume passando per Trieste: il viaggio, di cui è ampia menzione nelle lettere all’amante Giuseppina Mancini, è finalizzato alla rappresentazione della Nave, tragedia "adriatica", nelle zone irredente. Il 25 aprile 1908, subito dopo il trionfo romano, la Nave va in scena a Venezia. A un banchetto offerto a d’Annunzio il giorno dopo interviene in rappresentanza di Trieste Attilio Hortis. E al simposio offerto il 27 successivo dalla "Lega Navale" veneziana d’Annunzio pronuncia un fervido discorso irredentista alla presenza di Hortis e Pitteri.

In occasione della guerra di Libia, nel gennaio 1912 d’Annunzio pubblica la Canzone dei Dardanelli con violente invettive antiaustriache. Arruolatosi come volontario, nei primi mesi della Greande guerra d’Annunzio caldeggia le azioni aviatorie. Insieme con Giuseppe Miraglia vola su Trieste il 7 agosto 1915 e lascia cadere dall’alto innumerevoli volantini con il messaggio: “Coraggio, fratelli! Coraggio e costanza! Per liberarvi più presto combattiamo senza respiro.” Azione coraggiosa e irriverente che legherà per sempre il none del Vate a quello della città di Trieste. Il 17 gennaio 1916, all’indomani dell’incidente che comporterà la perdita dell’occhio destro, d’Annunzio vola una seconda volta su Trieste su cui lancia nuovi volantini: "Trieste, ti portiamo nel tuo cielo il grande augurio d’Italia per l’anno di liberazione che sarà l’anno primo della tua vita nuova." Alla fine del 1916 l’amante triestina Olga Levi Brünner dona a d’Annunzio una grande bandiera tricolore che verrà issata su San Giusto dopo la vittoria. Nel 1917 inizia una fitta corrispondenza con l’artista triestino Guido Marussig: sarà l’autore delle decorazioni dei velivoli della "Serenissima", la squadriglia al comando di d’Annunzio. Più avanti, negli anni del Vittoriale, Marussig sarà chiamato a decorare la sontuosa residenza dannunziana, concepita come un grande sacrario della guerra vittoriosa. I fuorusciti adriatici offrono a d’Annunzio un velivolo da bombardamento Caproni. La consegna avviene a San Niccolò del Lido, l’aeroporto presso Venezia che ospita la squadriglia dannunziana, il 15 settembre 1918. Nella "Gazzetta di Venezia" del 7 novembre 1918 viene pubblicato il testo del messaggio a Trieste che d’Annunzio ha scritto dopo la vittoria per il terzo volo sulla città: "Trieste, chi ti parlò nell’ansia e nel tumulto non può più parlarti nella felicità troppo subitanea, mentre più degli altri urlano e schiamazzano quelli che ti avevano rinunziata e rinnegata./ Oggi il suo amore è silenzioso./ E’ venuto a guardarti anche una volta dall’alto; e non s’attenta di scendere in te, tanto egli teme il tuo amore…"

Il 20 dicembre 1918 rende omaggio a Oberdan recandosi a Ronchi. In questa occasione incontra Leopoldo Brünner, padre dell’amante, e gli dedica una copia del Martyre de Saint Sébastien con dedica (è conservata presso la Biblioteca civica di Trieste). In queti giorni, come ricorda Benco, d’Annunzio rifiuta di unirsi alle manifestazioni pubbliche che a Trieste salutano la vittoria e la liberazione perché gli appaiono "un basso carnevale". In una lettera a Nella Doria Cambon, poetessa triestina, d’Annunzio scrive in occasione del Natale: "Vengo spesso a Trieste in segreto, quando la città si accende. Sono un amante notturno. La respiro, libero e solo; e non mi sazio.” Durante i mesi dell’occupazione di Fiume (12 settembre 1919-Natale 1920) d’Annunzio si reca più volte a Trieste. 

 
 
   

28-2-2010