Italia (1919-1939)
BELLISSIMO CIONDOLO IN BACHELITE NERA E ARGENTO DEI FASCI DI COMBATTIMENTO DI BOLZANO
Prezzo: Euro 250,00 - cod. nr. 13739

Cliccare sulle immagini per ingrandirle

Click on the images to enlarge them

Splendido ciondolo in bachelite nera e inserimenti in argento realizzato probabilmente alla fine degli anni '20 o nei primi anni '30 per conto della Federazione dei Fasci di Combattimento di Bolzano.
Sul fronte un fascio littorio appoggiato su di un gallone da caporale, entrambi in argento, sul quale sono scolpite le parole "P.N.F. FEDERAZ. DEI FASCI DI COMBATT. BOLZANO" su due righe.
Sul retro, sempre in argento un profilo montagnoso che sembra essere quello del massiccio dello Scilliar vicino a Bolzano ed uno dei simboli dell'Alto Adige.
Il ciondolo è completo del suo cordoncino in pelle e dell'anello di aggancio.

Nell'aprile del 1919 la Lega tedesca organizzò una grande manifestazione in Piazza Walther, i soldati italiani, capitanati dai giovani ufficiali, irruppero nella piazza, bastonando la gente.
Nella primavera del 1920 i tenenti Altenburger e Valcanover ebbero colloqui col dott. Bernardelli di Trento per la costituzione del primo nucleo fascista nella Venezia Tridentina: in settembre o in ottobre una trentina di persone fondò nell'Hotel Kaiserkronen il primo nucleo fascista dell'Alto Adige con dirigenti il cav. Vito Radina e il ferroviere Carlo Barbieri.
Nel febbraio del 1921 venne però costituito ufficialmente, con l'intervento di Starace, il Fascio di Combattimento di Bolzano: il primo direttorio
era formato dal dr. Moggio , l'ing. Valcanover, il barone Altenburger, Radina, Lazzaroni, Siciliani e Conti. Il fascismo bolzanino ebbe subito contro due nemici, i "rossi" italiani che, specialmente nell'ambito ferroviario, venivano dalle sedi delle vecchie provincie inviati a Bolzano, considerata come residenza disagiata e quindi adatta quale sede di punizione, ed i pangermanisti tedeschi.
Fino alla Mrarcia su Roma, alla quale parteciparono 250 fascisti bolzanini, la vita del P.N.F. di Bolzano fu difficile e pericolosa, fatta di continui scntri con i "sovversivi" rossi italiani e con i nativi di lingua e cultura tedesca, capeggiati dal sindaco di Bolzano Perathoner, e riuniti nelle associazioni pangermaniste che sfilavano cantando l'inno "La guardia al Reno". Gli scontri furono assai cruenti con agguati reciproci e morti e feriti dalle due parti.
Anche a Trento la situazione non era rosea per i fascisti; la popolazione, egemonizzata dal Partito Popolare Italiano, era sensibile solamente al
sentimento autonomista, che caratterizzava tutte le forze politiche. I contatti con Bolzano non esistevano, a Salorno i Carabinieri di Guardia domandavano le carte di identità. Il 1° giugno 1921 venne pubblicato il proclama di Starace, segretario politico di Trento, organizzato in 20 punti. I fascisti si adoperano per fare fallire lo sciopero dell'agosto ed obbligano violentemente i ferrovieri a lavorare.
Il 22 settembre il direttorio inviò un telegramma al Duce, rassegnando le dimissioni, qualora non si fosse pensato di aiutarli nell'occupazione della città. Ovviamente queste difficoltà cessarono poco dopo il 28 ottobre 1922, quando Mussolini assunse il potere e il Partito Nazionale Fascista divenne il padrone della vita politica italiana. 
 
 

 16-2-2008