Libro in lingua spagnola scritto dal Comandante Rodriguez Urbano e pubblicato in Spagna nel 1933 dal titolo "Polemica sobre el combate" ( Dibattito sul combattere ). Quello che rende particolarmente raro e interessante questo particolare volume è la dedica dell'autore, stilata il 19 aprile 1937 a Valladolid, e indirizzata al generale italiano Amerigo Coppi. Il libro è stato donato dall'autore pochi giorni dopo la fine della famosa battaglia di Guadalajara dove il generale Coppi comandava la 2° Divisione "Fiamme Nere".
A Valladolid, il 1° aprile 1937, era stato concentrato il C.T.V. in attesa della sua riorganizzazione e probabilmente il generale Coppi aveva ricevuto l'omaggio dell'autore pochi giorni prima di lasciare la Spagna.
La riorganizzazione del fronte repubblicano spinse Mussolini a sostenere ancor più la propria idea di guerra celere contro i rossi, e la battaglia di Guadalajara doveva appunto rappresentarne la prima significativa tappa.
Il piano della battaglia di Guadalajara era di concentrare la 2a Divisione, rinforzata dai due gruppi di Banderas indipendenti (4° e 5°) e la maggior parte dell'artiglieria su un ristretto fronte di circa 15 km. per sfondare il fronte avversario. Gli italiani avrebbero dovuto pensare a difendere il loro fianco sinistro mentre quello destro sarebbe stato protetto dalla Divisione spagnola di Soria. A sfondamento avvenuto la 2a Divisione sarebbe stata scavalcata dalla 3a (motorizzata) che avrebbe dovuto sfruttare il successo e avanzare su Guadalajara.
La Divisione spagnola doveva seguire il movimento del C.T.V., ma, non essendo motorizzata, era scontato che sarebbe rimasta arretrata. Le divisioni 1a e 4a formavano la riserva.
L’attacco fu intrapreso da 20.000 uomini dell’esercito nazionalista, agli ordini di Moscardò, il difensore dell’Alcazár di Toledo e da circa 30.000 italiani comandati da Roatta, ripartiti in quattro divisioni: le Camicie nere del generale Rossi, le Fiamme nere del generale Coppi, le Frecce nere del generale Nuvolari, e la divisione Littorio del generale Bergonzoli; erano appoggiati da 250 carri armati e da 180 pezzi d’artiglieria mobile di vario tipo, nonché da una compagnia equipaggiata per la guerra chimica e da un compagnia dotata di lancia-fiamme. Inoltre disponevano di 70 camion per battaglione, di 50 caccia e di 12 aerei da ricognizione.
L’avanzata verso Guadalajara iniziò al mattino dell’8 marzo e il primo assalto della divisione di Coppi fu coronato da successo così come quello sferrato da Moscardò.
Ma il maltempo ed una violenta nevicata impedirono all’aviazione nazionalista di decollare e quindi l’attacco si rivelò incompiuto. Solo il giorno dopo gli italiani poterono riprendere l’avanzata, ma viste le ancora pessime condizioni del tempo, progredirono di pochi passi. In compenso Madrid
aveva messo insieme un nuovo corpo d’armata, formato dai «migliori reggimenti repubblicani»: vi figuravano i comandanti più in vista dell’esercito rosso, come il comunista Lister e l’anarchico Cipriano Mera. Agli ordinidi quest’ultimo era una divisione che comprendeva la XII brigata internazionale, con in testa il battaglione Garibaldi.
Nel mezzo ai due eserciti si trovava la città di Brihuega: questa, «dopo una quiete ormai bisecolare» (era stata infatti luogo di una famosa battaglia napoleonica), fu presa d’assalto dalle divisioni delle Fiamme nere e delle Frecce nere italiane e cadde nelle loro mani all’alba del 10 marzo. Lo stesso giorno a pochi chilometri da Brihuega i carri armati del generale Coppi furono attaccati dalle mitragliatrici dei garibaldini e due pattuglie di Fiamme nere mandate all’attacco si arresero ai loro connazionali antifascisti.
L’11 marzo fu giorno di nuovo attacco: le Frecce nere sfondarono le linee protette dalla divisione di Lister, presero Trijueque e puntarono con le loro autoblindo verso Torija, ma non la raggiunsero perché furono respinti, a costo di gravi perdite, dalle divisioni repubblicane. Anche la strada che collegava Brihuega e Trijueque rimase sotto il controllo del battaglione Garibaldi.
l 12 marzo una tempesta di neve bloccò sulle piste l’aviazione nazionalista, mentre quella repubblicana poté muoversi liberamente e disperse, senza alcuna difficoltà, le colonne motorizzate italiane. Poi, seguì il contrattacco: prima le divisioni di Lister avanzarono verso Trijueque, che fu conquistata piuttosto facilmente. Da lì, Cipriano Mera, con un imponente gruppo di carri armati sovietici, si spinse alle porte di Siguenza.
Il 14 si scatenò uno dei combattimenti più aspri e famosi della battaglia: quello del Palazzo Ibarra. Questo era stato occupato il giorno 11 dalla 535a Bandera «Indomita», di circa 500 uomini, e fu attaccato il 14 dalla XI brigata internazionale e circondato. Le CC.NN. resistettero eroicamente malgrado fossero investite anche da carri sovietici; impedirono ai nemici di entrare nell'edificio fino a quando una grossa carica di dinamite non ne fece saltare la torre principale. La lotta disperata durò per due giorni e mezzo e costò alle CC.NN. molte perdite.
Dal 15 al 17 marzo la battaglia sul fronte di Guadalajara subì una sosta, principalmente per colpa delle cattive condizioni metereologiche. Il 18 i repubblicani decisero di iniziare la controffensiva. L’aviazione bombardò i dintorni di Brihuega e a ciò fece seguito un violento fuoco d’artiglieria. Subito dopo, Lister e Cipriano Mera, sempre coadiuvati dai carri sovietici di Pavlov, attaccarono la città da due lati opposti, accerchiandola completamente. Ad operazione quasi ultimata, i legionari italiani ricevettero l’ordine di ritirarsi. Al termine della battaglia di Guadalajara, dei 40 chilometri conquistati 20 rimanevano in mano dei legionari; questi avevano lottato in condizioni avverse, senza un rancio caldo durante tutti quei giorni, a corto di munizioni e senza l'aiuto della nostra aviazione.
Molte cause dell'insuccesso furono attribuite ai comandanti; meno Bergonzoli, gli altri comandanti di divisione vennero tutti sostituiti e così anche il Capo di S.M. del C.T.V. (capro espiatorio di Roatta) fu sostituito dal Generale Molinari. Lo stesso Gen. Roatta dovette lasciare il Comando. Le perdite del C.T.V. furono gravi e questo attesta della durezza dei combattimenti. Tra caduti e feriti andarono perduti circa 3.000 uomini, i prigionieri rimasti nelle mani del nemico furono poco più di trecento, altra prova che gli italiani si erano difesi accanitamente e non si erano arresi.
Il C.T.V. fu sostituito sulla linea tra il 22 ed il 26 marzo; ma il 2° Reggimento della «Littorio» vi rimase fino all'8 aprile.
Per procedere alla sua riorganizzazione il C.T.V. fu concentrato nella zona di Valladolid-Palencia intorno al 1° aprile. Dall'Italia arrivò il nuovo comandante del Corpo Truppe Volontarie, Gen. Ettore Bastico, accompagnato dal Gen. Berti, vicecomandante, e dal Col. Gastone Gambara in qualità di Capo di S.M. Il Generale della Milizia Attilio Teruzzi fu inviato in Spagna come ispettore delle CC.NN.