Italia (R.S.I.)
RARO MANIFESTO DI PROPAGANDA DELLA RSI ORIGINALE DEL 1944
“I RAGAZZI DI BIR EL-GOBI”

Prezzo: Euro 600,00 - cod. nr. 15001
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Il Generale Bastico decora uno dei "Ragazzi di Bir-el-Gobi"
Il manifesto occupa da sempre un posto di rilievo nel campo della propaganda. Durante la Seconda guerra mondiale questo formidabile arma psicologica non venne trascurata da nessuna delle forze belligeranti. La Repubblica Sociale, nella sua breve esistenza, ha profuso un altissimo sforzo, impiegando numerose delle già scarse risorse a propria disposizione, nella produzione di manifesti di propaganda per il reclutamento nelle fila delle proprie Forze Armate e per il rafforzamento ideologico di alcuni dei punti chiave della retorica di Salò come il “tradimendo dell’otto settembre” o i crimini dei “liberatori”. La riorganizzazione dello stato nella nuova repubblica fascista sul finire del 1943, forniva i canali indispensabili per la diffusione capillare e tempestiva in tutte le città e province della grande mole di materiale eterogeneo di propaganda edito dal Ministero e dalla "Propaganda Staffel" tedesca sotto forma di manifesti murali, volantini, opuscoli, cartellini, cartoline, calendari, libri, giornali, ripiegati, numeri unici e persino giochi, mobilitando grafici, illustratori, compositori e addetti stampa.

Il manifesto, prodotto e distribuito nel 1944 a cura del Nucleo Propaganda (N.P.) della Repubblica Sociale Italiana, diretto da Giorgio Almirante, e appositamente creato per lo svolgimento e la direzione sul fronte della «guerra psicologica», raffigura i militi italiani (Bersaglieri e Giovani Fascisti) che esultanti mostrano fieri il Tricolore sulle sabbie d’Africa. La scritta recita: “ALLE ARMI!!! – I RAGAZZI DI BIR EL-GOBI VI CHIAMANO”. Durante i durissimi combattimenti a Bir el-Gobi (3-7 dicembre 1941), i soldati italiani trincerati in posizioni difensive opposero una fiera resistenza agli attacchi delle truppe corazzate britanniche e delle agguerrite fanterie indiane e scozzesi.

La campagna d’Africa non fu solo Rommel e l’Africa Korps, non si possono non menzionare quei soldati italiani che per il loro comportamento eroico furono elogiati anche dai loro avversari. Si tratta di quel battaglione passato alla storia come "i ragazzi di Bir el Gobi". Gli inglesi in particolare li definirono il più bel reggimento contro il quale si fossero battuti in Africa. In 1388 morirono su 2204.Erano ragazzi tra i 18 e i 19 anni al loro primo vero incarico, di fronte avevano le più imponenti e intrepide truppe dell’Impero britannico.
Si arruolarono volontari nel giugno del 1940 dopo la dichiarazione di guerra rispondendo all'invito della Gil (Gioventù Italiana del Littorio). I comandi militari non si dimostrarono però entusiasti di questi arruolamenti di massa di ragazzini inesperti, così il maresciallo Badoglio, Capo di Stato Maggiore, per tenerli buoni organizzò una " marcia della giovinezza". Si trattava di una maratona di 450 Km dalla Liguria a Padova. Erano partiti in ventimila e nel Veneto arrivarono in venticinquemila. Furono passati in rassegna da Mussolini e successivamente Badoglio ordinò loro di ritornare a casa.
Fu solo con la nomina di Adelchi Serena alla direzione del partito che avvenne la svolta. Il sostituto della medaglia d’oro Ettore Muti infatti effettuò dei ricambi ai vertici della Gil, nominando nuovo comandante del settore militare il federale di Verona, Sandro Buonamici, che inquadrò quei ragazzi in battaglioni e li trasferì a Formia, Gaeta e Minturno in colonie estive della Gil. Iniziò un lungo periodo di addestramento con munizioni vere. Visto che i volontari erano minorenni per ognuno venne richiesto il nulla osta paterno per l’arruolamento e fu fatta anche una selezione molto severa dal punto di vista fisico. Nel marzo del 1941 un ispettore del Regio Esercito, il gen. Orlando Taddeo, fece verificare il loro grado di preparazione. Il 12 aprile, su disposizione dello Stato Maggiore dell’Esercito, venne costituita la 201ma Legione Camicie Nere.
Il 19 aprile, dopo un ennesimo contrordine, dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dei volontari non aveva ancora adempiuto agli obblighi di leva, si decise di costituire quale unità del Regio Esercito il gruppo battaglioni "Giovani Fascisti". Il nome venne scelto non con intento politico ma solo per indicarne la provenienza. Dopo la formazione del battaglione si svolse il giuramento al Re e vennero date le stellette e le uniformi.

Il 27 luglio 1941 furono imbarcati a Taranto e partirono per la Libia. Giunti in Africa non furono spediti subito in prima linea ma procedettero con l’addestramento. Il 10 settembre vennero assegnati al Recam ( Reggimento Esplorante del Corpo d’Armata di Manovra) ed ebbero l’incarico di presidiare Bir el Gobi, dove qualche settimana prima si era svolto un violento combattimento fra la Divisione Corazzata "Ariete" e gli Inglesi. Questi ultimi il 18 novembre avevano iniziato la controffensiva e Rommel aveva deciso di ritirarsi per meglio resistere. Bir el Gobi era un nodo carovaniero importante e un passo obbligato per gli Inglesi che volevano rompere l’assedio di Tobruk. Giunti sul posto il 2 dicembre, i battaglioni dei giovani fascisti vennero schierati a caposaldo. Si trattava cioè di uno schieramento difensivo in grado di resistere su 360°, composto da una seria di postazioni in buca di tutte le armi unite di camminamenti.
Il 3 dicembre gli inglesi cominciarono ad attaccare e durante la notte le truppe italiane vennero circondate, tutti gli autocarri rimasti fuori dal caposaldo andarono distrutti. Gli ordini furono di resistere, ma se la pressione si fosse fatta troppo violenta, bisognava ritirarsi. Quei ragazzi erano completamente isolati e gli alti comandi non sapevano niente di loro. Erano digiuni da diversi giorni e sparavano solo a distanza ravvicinata perché scarseggiavano le munizioni. Rispetto all’asprezza e alla durata dei combattimenti, le perdite furono irrisorie: 52 caduti, 31 dispersi e 117 feriti. Quell'eroica resistenza salvò temporaneamente l’armata italo-tedesca.

L’8 novembre arrivò improvvisamente l’ordine di ripiegare su Giarabub. Le notizie erano confuse, si sapeva solo che gli inglesi avevano sfondato sulla costa a El Alamein e che le loro truppe erano in ritirata. Qui persero sia il comandante della divisione, ricoverato d’urgenza per un attacco di fegato, sia la stazione radio tedesca. Erano completamente isolati. All’alba del 10 novembre iniziò il ripiegamento lungo il 30° parallelo ai margini del deserto sabbioso. Il 16 novembre arrivarono ad Antelat e vennero schierati a difesa dell’armata in ritirata. In 8 giorni avevano superato oltre 1.100km di un deserto inesplorato e insidioso, ma avevano evitato l’accerchiamento. Da allora fino alla fine della campagna d’Africa resteranno sempre in retroguardia, ultimo reparto fra gli inglesi e l’armata italo tedesca .
Arrivarono così a Tripoli e di lì si diressero verso la Tunisia. Mareth, in Tunisia, era una posizione fortificata costruita dai francesi per difendersi, ribattezzata "La piccola Maginot del deserto". Qui combatterono duramente dal 17 al 30 marzo senza mai perdere una posizione. Dovettero però ritirarsi perché gli inglesi, che non erano riusciti a sfondare frontalmente, erano lì vicino. Si fermarono sull’Uadi Akarit, un piccolo fiume in secca. Il 5 e 6 aprile combatterono duramente respingendo tutti gli attacchi, ma poi l’Alto Comando decise di ripiegare su Enfidaville, perché le posizioni non erano difendibili a lungo. Enfidaville si trovava a sud di Capo Bon nell’entroterra tunisino. Si schierarono sulle colline della zona e ad ogni nuova posizione che raggiungevano, i "giovani fascisti" si mettevano subito al lavoro con accanimento a scavare buche e camminamenti, stendere reticolati, piazzare mine anticarro e antiuomo. Dal 19 al 30 aprile gli inglesi attaccarono pesantemente. Il 9 maggio ripresero gli attacchi: erano arrivati gli americani. Questi attacchi continuarono fino al 13 maggio quando arrivò l’ordine di resa: la campagna d’Africa era finita. In quei 35 mesi di campagna quei volontari non persero mai una posizione e si ritirarono solo su ordine superiore. (  Notizie storiche tratte dal sito www.storiaxxisecolo.it )
 
  
   

 7-4-2010