Italia (1919-1939)
SPLENDIDA "STELLAD'ORO" DI FIUME ORIGINALE 1920 IN ORO 18 KT. INCISA SUL RETRO
Prezzo: venduto - cod. nr. 20627
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Durante la "Reggenza Italiana del Carnaro" lo Stato libero di Fiume funzionò e legiferò sotto il comando di Gabriele D'Annunzio che aveva assunto la carica di Reggente.
Nel suo bilancio una somma cospicua era destinata all'acquisto delle "Stelle d'Oro", un'onoreficienza istituita da D'Annunzio consistente in una stella a cinque punte su cui poggiava in rilievo lo stemma di Fiume concesso da Leopoldo I nel 1659, cioè l'aquila che stringe tra gli artigli l'anfora rovesciata da cui fluisce "indeficienter"
( senza fine ) la vena d'acqua. "Indeficienter" fu uno dei motti più usati da d'Annunziuo durante l'occupazione di Fiume.
"L’Urna inesausta” del vecchio stemma fu ripresa da d’Annunzio come simbolo della città occupata dai legionari e impressa sui francobolli della “Reggenza del Carnaro” oltre che utilizzata per le Stelle d'Oro concesse in dono ai legionari e ai sostenitori della causa.
Più l'orefice ne coniava nella sua officina e più il Comandante ne distribuiva. Fu allora che per ridurre le spese troppo rilevanti per le stelle coniata in oro, il Colonnello Sani volle ricorrere al ripiego dell'argento dorato, ma D'Annunzio che pure era stato informato del ripiego non consentì questa mistificazione.

Le Stelle d'Oro in lastra sottile furono fabbricate artigianalmente da uno o più orefici locali. Le prime Stelle d'Oro avevano l'aquila bicipite dello stemma di Fiume con sovrapposto sul petto uno stemmino coronato e smaltato con la Croce di Savoia in campo rosso. In seguito ad un episodio durante il quale alcuni legionari decapitarono un'aquila bicipite marmorea, poichè la ritenevano asburgica, le stelle ebbero l'Aquila con una testa sola.
Alcune, come questa, nel rovescio avevano incisa la firma di D'Annunzio, altre avevano scritte e date oppure una semplice iniziale o erano completamente lisce. Questo eccezionale esemplare, che riporta inciso sul retro il facsilile della firma di D'Annunzio, èstato sicuramente prodotto nel 1919 o 1920, poichè oltre alla firma del Vate presenta anche la data 5/9 1920, cioè 5 settembre del 1920. Il suo peso in oro è di circa 3,5 grammi. La "Stella d'Oro di Fiume" rimase una distinzione e un ricordo che D'Annunzio distribuì a sua discrezione fino al 1938.
Il 5 settembre 1920 gli "uscocchi" ( i pirati di D'Annunzio ) del capitano Romano Manzutto avevano preso possesso del piroscafo "Cogne" che, partito da Catania, era diretto in Argentina e lo avevano portato a Fiume dove rimase per più di un mese finchè non venne pagato il riscatto per liberarlo. Il piroscafo, ufficialmente a Fiume per un'avaria, venne restituito al governo italiano in cambo di dodici milioni ( cifra due volte superiore al costo dell'intera impresa fiumana ) messi a disposizione dagli industriali milanesi dietro la sottoscrizione di cartelle del prestito fiumano che impegnavano il patrimonio statale. Non è escluso quindi che la data incisa indichi l'assegnazione di questa stella proprio ad uno degli "uscocchi" che avevano portato a termine questa azione. 
 
Fiume era una delle più floride città dell'impero austro - ungarico e quando questo si decompose alla fine della Grande Guerra e la città venne occupata dalle truppe iugoslave, gli irredentisti insorsero, accampando il fatto che Fiume era un centro etnicamente italiano.
Il 12 settembre 1919 D'Annunzio era a Ronchi con un seguito di poche centinaia di uomini; ma ad essi si unirono i legionari di Venturi e buona parte dei Granatieri di Sardegna, che avevano da pochi giorni smobilitato da Fiume. A loro si aggiunsero gli Arditi del generale Zoppi e una compagnia di fanteria. Alle porte della città contesa gli uomini al seguito di D'Annunzio erano oltre duemila, tra granatieri, arditi e fanti.
Il generale Pittaluga, successore del generale Grazioli come comandante della piazza di Fiume, avrebbe dovuto obbedire agli ordini del suo superiore Badoglio e fermare con le armi questo esercito privato, formato da disertori e comandato da un uomo che si poneva in rotta col governo. Ma al gesto teatrale di D'Annunzio, che aprì il pastrano mostrando la medaglia d'oro e proclamando "Lei non ha che a far tirare su di me, Generale!", Pittaluga rispose abbracciando il poeta ed entrando con lui in Fiume.
Dopo un anno Giolitti, tornato al potere, concluse con gli alleati il Trattato di Rapallo che lasciava Fiume indipendente. D'Annunzio restava fermo nell'accettare solo ed unicamente l'annessione all'Italia del territorio di Fiume. L'ultimo atto politico rilevante del poeta fu la costituzione della Reggenza, a significare che il potere veniva comunque esercitato in nome del Re d'Italia. Il giorno di Natale del 1920 le truppe regolari entrarono in Fiume, dopo che una cannonata, sparata da una corazzata, aveva colpito la stessa residenza del Comandante. Dopo il “Natale di Sangue” i legionari, che avevano perso una cinquantina di uomini, abbandonarono Fiume indisturbati; D'Annunzio si trattenne ancora per poche settimane e poi se ne andò, indisturbato anche lui.

Una carellata di "Stelle d'Oro di Fiume" realizzate da diversi artigiani o fabbricanti in periodi diversi
( Foto tratta dalla rivista "Militaria" del marzo 1994 )
 
   

20-5-2015