Italia (1914-1918)
ELMO ITALIANO "ADRIAN" APPARTENUTO AD UN MITRAGLIERE DI UNA COMPAGNIA ST. ETIENNE DECORATO CON MEDAGLIA D'ARGENTO IL GIORNO DI CAPORETTO
Prezzo: venduto - cod. nr. 12981
Cliccare sulle immagini piccole per ingrandirle
Mitragliatrice Saint Etienne mod. 1907 calibro 8 mm Lebel
Rarissimo elmo Adrian italiano modello 1915-16, appartenuto ad un mitragliere di una compagnia St.Etienne, come si può vedere dal fregio da manica in stoffa, incollato, come spesso accadeva all'epoca, sopra il fregio nero dipinto.
Quello che rende unico ed eccezionale questo elmo, oltre alle sue caratteristiche, è il fatto che faceva parte dei cimeli di un mitragliere italiano di una compagnia "St.Etienne" che aveva combattuto sul fronte francese prima di trovarsi sul Dosso Faiti, il 27 ottobre 1927, proprio quando le truppe austriache lanciarono il loro assalto che doveva portare l'Esercito Italiano alla "Disfatta di Caporetto".
Il soldato Marino Giglioni, da Masciano Papiano ( Perugia ), matricola n. 392, appartenente alla 594° compagnia mitragliatrici, venne decorato con la medaglia d'argento proprio il 27 ottobre 1917 per il suo comportamento a Dosso faiti, come descritto nella motivazione: "senza alcun incitamento, magnifico esempio di virtù militare per infondere coraggio negli ultimi difensori della posizione, rimaneva in piedi sulla sconvolta trincea fulminando con il suo fucile i più vicini assalitori - Dosso Faiti, 27 ottobre 1917."
La medaglia, la copia dell'attestato unitamente alle medaglie ricevute in Francia, sono visibili qui
.

Il 27 ottobre 1927 è infatti una data che milioni di sopravvissuti non hanno più dimenticato. Da ventinove mesi il nostro Esercito, impegnato in una guerra quanto mai aspra, si batteva disperatamente su luoghi impervi, per avanzare passo passo o per mantenere il poco terreno strappato al nemico dopo strenua lotta. In quel giorno, milioni di uomini, quasi all'oscuro di quanto era avvenuto nell'Alto Isonzo, seppero d'un tratto che dovevano abbandonare senza indugio i luoghi dove avevavno tenacemente combattuto, dove erano caduti i loro compagni, dove rimanevano 300.000 croci a testimoniare il sacrificio estremo.
Nell'attestato non vi sono indicazioni sul reggimento di appartenenza ma in considerazione della provenienza da Perugia del mitragliere e della zona dei combattimenti, si può ragionevolmente supporre che fosse in forza al 129° reggimento di Fanteria della Brigata Perugia che il 24 agosto aveva occupato le primissime linee fra Dosso Faiti e quota 464.

Gli ordini emanati da Cadorna durante le primissime ore del 27 ottobre prevedevano la strenua resistenza dell'ala sinistra della 2° Armata sulle montagne del Cividalese, mentre le truppe del generale Capello avrebbero dovuto trattenere l'invasore lungo il Medio Isonzo.
La sera del 27, quando ebbe l'ordine di ripiegare, i soldati del reggimento abbandonarono le linee dove come altrove e sempre avevano dato prova di tenacia, di valore e di resistenza eroica. I gruppi di arditi rimasti in trincea per celare il movimento all'avversario e proteggere la ritirata, seppero assoggettarsi a sacrifici eroici onde permettere ai vari reparti del reggimento di ritirarsi indisturbati, molti di essi rimasero sul campo e i supersiti raggiunsero poi i compagni alla prima tappa. Nei vari spostamenti il reggimento, a turno col 130°, fu di retroguardia divisionale, occupò successivamente la linea del Tagliamento, della Livenza e del Piave. Al Tagliamento alcuni reparti diedero prove splendide di abnegazione, sacrificio e valore nel cooperare al trasporto con barconi di militari che erano rimasti al di là del fiume dopo fatti saltare i ponti di Latisana. Durante la ritirata rifulsero le virtù militari e di disciplina del reggimento; nessun accenno di panico o di disordine; pochissimi i dispersi, tanto che appena fu segnalata la necessità di truppe su altro fronte, il reggimento e l'intera brigata, perchè quasi al completo ed in efficienza, poterono con mezzi celeri essere trasportati sugli Altipiani dove il 129° reggimento scrisse un'altra bellissima pagina della sua storia. 

Raffreddata ad aria come la Hotchkiss, la Saint Etienne aveva una gittata utile di 1500 metri (la massima era di 4500 metri). Utilizzava caricatori da 25 colpi a lastrina metallica oppure a nastro da 150 colpi. L’arma in dotazione all’Italia pesava 23,3 Kg era appoggiata su un treppiede del pedo di 26,5 kg (nella foto il modello 1915 Omnibus). Si trattava di un’arma poco affidabile, soggetta a frequenti inceppamenti. I mitraglieri armati con le Saint Etienne si distinguevano per le mostrine bianco-azzurre, mentre i mitraglieri armati con le Fiat avevano mostrine bianco.rosse.

L'elmo, costruito in soli due pezzi saldati insieme, ha ancora l'imbottitura originale di pelle marrone. Mancano il feltro e il soggolo. Il fregio della St.Etienne, che era stato incollato sul fregio originale verniciato di nero, verrà fornito separatamente insieme all'elmo.

Il retro del fregio da mitragliere che era incollato sul fronte dell'elmo
 
Manifestino austriaco destinato alle nostre truppe in ritirata dopo Caporetto. Nel volantino si citano i combattimenti sul "Faiti" avvenuti nei giorni 26 e 27 ottobre 1917 per i quali è stata assegnata questa medaglia d'argento al valor militare
 
 

 26-3-2008