Italia (1919-1939)
"FAZZOLETTO DEL DUCE" ORIGINALE INDOSSATO DALLE DONNE DEI COLONI ITALIANI CHE SI RECAVANO IN LIBIA
Prezzo: Euro 200,00 - cod. nr. 19465
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Dipinto aero-futurista di Renato Di Bosso del 1938 raffigurante il Villaggio M.Bianchi-Azzahra

Il Governatore della Libia, Italo Balbo, in mezzo ai coloni appena arrivati

Bellissimo fazzoletto da collo in cotone con disegni legati all'agricoltura, al tricolore italiano, al Fascismo e al Duce che fu realizzato in occasione della "Battaglia del Grano" e indossato dalle donne dei coloni italiani che si recavano in Libia a prendere possesso delle terre loro assegnate.
Il fazzoletto tessuto in cotone robusto, misura circa 70 cm di lato. Il disegno stampato è costituito da uan cornice esterna con motivi geometrici verdi, all'interno della quale si trova una seconda cornice tricolore con un grande fascio dorato al centro di ogni lato. Ai quattro angoli sono presenti dei mazzi di fiori di campo e spighe di grano. L'interno, color panna, è costellato dalle parole "DUCE" disposte in modo casuale. Questa disposizione ha la particolarità che, pur essendo il fazzoletto stampato da un solo lato, la parola "DUCE" viene egualmente letta correttamente anche dal lato opposto, semplicemente capovolgendolo.


La colonizzazione agricola italiana della Libia ebbe un crescendo di intensità a partire pressappoco dalla metà degli anni Venti, quando si cominciò a parlare di colonizzazione demografica.
Il 1° gennaio del 1934 il Maresciallo dell’Aria Italo Balbo sostituisce Badoglio come Governatore delle due colonie libiche, che alla fine di quello stesso anno vengono completamente unificate nella colonia Libia. E da quel momento la colonizzazione subisce un’ulteriore accelerazione. Con il R.D. n. 896 del 3.4.1937 viene definita la legislazione organica per i Mussulmani della Libia, che, fra l’altro, disciplina l’assegnazione delle concessioni agricole ai cittadini libici sia Italiani che Mussulmani. E, finalmente, il R.D. n. 701 del 17.5.1938 dà la formulazione giuridica alla “colonizzazione demografica intensiva”, con cui lo Stato si accolla tutti gli oneri della bonifica e della colonizzazione, nonché la esecuzione di tutte le infrastrutture necessarie come strade, acquedotti, edifici, scuole, chiese, servizi pubblici.


La colonizzazione subì un vero e proprio balzo con la famosa migrazione dei “ventimila” di Balbo.
I ventimila furono uno dei momenti spettacolari del fascismo, importanti sia dal punto di vista propagandistico sia da quello pratico.
Il programma prevedeva, nella sua fase iniziale, l’immissione sul territorio libico di 100.000 coloni italiani nell’arco di 5 anni, a partire dal 1938. L’obiettivo finale di Balbo era portare a mezzo milione l’insediamento di cittadini metropolitani in Libia. Lo scopo era di bilanciare il forte squilibrio esistente con la popolazione libica e di raggiungere entro il 1950 l’autosufficenza alimentare mediante lo sviluppo di un’agricoltura intensiva.

Questo ambizioso progetto, iniziato il 28.10.1938 con il trasporto dall’Italia sulla Quarta sponda di ventimila coloni, proseguì l’anno successivo con l’arrivo di altri 11.000 coloni, ma oramai stava per scoppiare la 2° Guerra Mondiale, per cui dovette essere completamente abbandonato con l’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno 1940 e la quasi immediata fine di Balbo, vittima del “fuoco amico” sul cielo di Tobruk.
I lavori per la realizzazione delle infrastrutture necessarie a ricevere i ventimila impiegarono circa 10.000 operai italiani ed oltre 20.000 lavoratori libici. E, mentre in Libia si lavorava alacremente a ciò, in Italia veniva costituito un comitato col compito di reclutare i coloni, posto sotto la supervisione personale di Balbo. I coloni dovevano portare con sé solamente gli abiti, la biancheria per il letto e per la tavola e gli utensili di cucina. Tutto il resto lo avrebbero trovato nelle fattorie che li avrebbero ospitati in Libia.
Nel 1938 i coloni del Nord Italia furono imbarcati a Genova su 9 navi, quelli del Mezzogiorno a Napoli su 6 navi. A Tripoli arrivarono il 2 novembre e, dopo una sosta in quella città per cerimonie e festeggiamenti, il 4 novembre furono diretti verso le loro nuove residenze. I coloni destinati in Cirenaica partirono su autocarri per Bengasi, da dove il giorno dopo furono distribuiti nelle loro fattorie sul Gebel Akhdar.
Il risultato di questa nuova politica fu che, ai 4 villaggi agricoli esistenti alla fine del 1934, se ne aggiunsero, tra il 1935 ed il 1939, altri 23. Da notare che il R.D. n. 896, sopra citato, riconosceva ai cittadini italiani mussulmani la facoltà di chiedere in concessione lotti di terreni indemaniati fruendo dei contributi dello Stato per il loro avvaloramento agrario ed il successivo trasferimento in loro proprietà. Successivamente Balbo estese ai Mussulmani gli stessi principi della colonizzazione demografica intensiva adottata per i metropolitani; di creare cioè anche per i Mussulmani dei villaggi agricoli e, in attuazione di tali principi, l’E.C.L.  ( Ente Colonizzazione Libia ) nel 1939 aveva avviato due villaggi agricoli in Tripolitania: Nahamura e Zavia.

( Foto tratte dal sito di Paolo Cason e notizie storiche da quello di Francesco Prestopino )

Consegna delle chiavi della casa colonica del podere N° 569 di Breviglieri ai coloni appena giunti dall'Italia.

Le donne indossano al collo un fazzoletto come questo.

L'arrivo di parte dei 20000 coloni al porto di Tripoli con i piroscafi "Calabria", "Toscana", "Sicilia" e "Umbria"
 

 6-2-2019