Italia R.S.I.
ECCEZIONALE E RARISSIMO SCUDETTO DA BRACCIO DELLA 163° BATTERIA JULIA DEL 3° REGGIMENTO ARTIGLIERIA ALPINA DELLA R.S.I. 1944
Prezzo: Euro 1350,00 - cod. nr. 19106
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Questo rarissimo scudetto da braccio, noto erroneamente come insegna della 3° Batteria "Julia", in realtà è il distintivo della 163° Batteria, numero insolito in artiglieria alpina che ha però un'affascinante storia alle sue spalle.

Nella primavera del 1943 il 3° Rgt. Artiglieria Alpina "Julia" si riorganizza, anche in base alle esperienze fatte in Ucraina, con il proposito di un potenziamento delle sue bocche di fuoco: ai due gruppi tradizionali ( Conegliano e Udine ) su tre batterie e al gruppo Valle ( Valpiave ) su due batterie, se ne aggiunse un quarto, detto "misto", su 4 batterie e precisamente due con 8 mitragliere da 20 mm ciascuna, una con 6 pezzi anticarro da 75 e una con 12 mortai da 81. Ma le cose andavano a rilento per la difficoltà di reperire materiali e quadrupedi per cui, almeno per iniziare, si partì con una batteria per ognuno dei nuovi gruppi misti e precisamente la 162° per il 2° Rgt. della Tridentina, la 163° per il 3° Rgt. della Julia e la 164° per il 4° Rgt. della Cuneense, con personale tratto dall'organico del reggimento e soprattutto tra quello che aveva già fatto esperienza in Russia. La numerazione delle batterie era considerata provvisoria ma i drammatici eventi del 25 luglio 1943 impedirono la definizione dell'organico e della numerazione.
Per tutta la storiografia ufficiale, di ogni colore o tendenza, il 3° Rgt. Art. Alpina non esisteva più dopo l'8 settembre 1943. In realtà esisteva, eccome, con i numeri di Posta da Campo 799 e 871 operava tra Novara e Vercelli con compiti di antiguerriglia. La conferma di ciò si è avuta dal ritrovamente negli archivi Lorioli di uno straordinario ordine di fabbricazione per 750 scudetti realizzati con i conii reggimentali depositati presso la Lorioli, datato 11 luglio 1944 su carta intestata e timbro repubblicano del comando di reggimento e firma del comandante, il Tenente Colonnello Rosolino Oddo.

Qui inizia la storia della 163° Batteria "Julia" nel periodo della Repubblica Sociale Italiana, storia che difficilmente si trova nei testi "ufficiali" o nei siti che raccontano le vicende degli alpini della Julia che sembrano essere stati tutti smobilitati dopo l'8 settembre 1943.
In realtà una batteria di artiglieria alpina non si fece travolgere dallo sfascio seguito a quella data ma continuò a combattere sino alla fine di aprile del 1945 per contenere l'avanzata delle truppe di Tito volte all'occupazione di Fiume. Questa era la 163° Batteria "Julia" al cui comando si trovava il Sottotenente Franco Geja che caparbiamente portò la sua batteria intatta sino alla fine della guerra e che fece personalmente saltare pezzi e installazioni quando non ci furono più colpi da sparare. Il 30 aprile 1945 sciolse ordinatamente il suo reparto a Trieste, nella caserma Rojano, dopo essersi messo in tasca la fiamma della Batteria e se ne tornò a casa, attraverso mille pericoli, fermamente convinto di aver fatto tutto quello che si doveva fare.
Lo scudetto da braccio della 163° Batteria Julia fu sicuramente ordinato dal comandante della Batteria e certamente consegnato dalla Lorioli e distribuito agli artiglieri. La consegna avvenne quando la Batteria faceva parte della cintura difensiva esterna della città di Fiume.  Lo scudetto fu realizzato in ottone patinato controstampato con il disegno di montagne bianche stilizzate su fondo azzurro e, al centro, un'aquila con una bocca da fuoco negli artigli. In alto "BTR IULIA" e subito sotto il numero "3" grande con fondo bianco contornato. Questi numero è un chiaro riferimento alla vecchia appartenenza al 3° Rgt. Art. Alpina e non certo il numero della batteria che avrebbe richiesto la piccola "a" dopo il "3". Alla base dello scudo il motto della batteria "SIMPRI DURS" ( sempre duri in friulano ). Le sue dimenbsioni sono di 73 x 51 mm.
Questo esemplare, in condizioni perfette, è stato ritrovato negli archivi della Ditta Lorioli e manca della "doratura" dell'aquila e delle scritte. Non sappiamo se si sia trattato di mancata rifinitura o se questa "brunitura" fosse effettivamente voluta. In ogni caso l'eccezionalità di questo scudetto e la sua importanza collezionistica rimangono inalterate se non addirittura maggiori.

(Notizie storico-collezionistiche tratte dall'articolo di Carlo Andrea Castellina pubblicato sul numero 96 della rivista "Uniformi & Armi" del Marzo 1999 )
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 16-12-2013