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| Il Generale Gaetano Giardino, comandante della 4° Armata del Grappa |
Splendida placchetta in oro 18 Kt. che raffigura la Madonnina del Grappa con sullo sfondo l'omonimo massiccio dove combattè vittoriosamente la 4° Armata del Generale Gaetano Giardino e un cielo di smalto azzurro con una stelletta militare in alto ed un cartiglio con la scritta "Armata del Grappa".
La placchetta, che misura 29 x 23 mm e pesa 4,75 grammi, era considerata un emblema dell'Armata e, come tale, veniva portata sulla divisa degli ufficiali o dello stesso Generale Giardino
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Sulla placchetta sono presenti il punzone, in basso a sinistra, e la firma dello Stabilimento E. Pagani a destra. Subito dopo la vittoria fu realizzata da Pagani anche una medaglia in bronzo o argento con la stessa effige.
Il Generale Cadorna, fin dal 1913, aveva preso in esame il massiccio del Grappa per la sua funzione tattico strategica di appoggio ai monti nel caso di una nostra ritirata sul Piave, proponendo che l’area fosse presidiata da truppe alpine. Dopo l’offensiva austriaca in Trentino, Cadorna riprese in considerazione il Grappa come ultimo appoggio d’ala per una eventuale difesa del Piave, sebbene questo fiume, rispetto al fronte dell’Isonzo non costituisse che la quinta linea di difesa. Sta di fatto, però, che ancora al 4 novembre del 1917, giorno in cui fu deciso il ripiegamento sul Piave, i lavori eseguiti sul Grappa erano scarsissimi e tutti tendenti ad appoggiare la difesa dell’altopiano di Asiago.
La 4° Armata, nata il 17 aprile 1918, venne affidata al comando del Generale Giardino, che le assegnò il nome di "Armata del Grappa", il 26 aprile e che così scriveva nelle sue memorie: "In sei mesi ebbe il privilegio, essa sola, di due grandi battaglie: Il 15 giugno, la sua bella battaglia difensiva: di lunga mano preparata, breve, tenace, mordente, vittoriosa, solo con le sue forze. Dal 24 ottobre al 3 novembre, la sua dura battaglia offensiva: improvvisa, lunga, sanguinosa, il sacrificio di se, senza limiti, per la salvezza di tutti; essa sola il 70% delle perdite dell’intero esercito in quella battaglia. L’Armata del Grappa non morrà, è stata un formidabile strumento di guerra, più ancora, è stato e sarà, un fascio meraviglioso di anime, la sua gloria ha le radici nel vivo cuore del popolo italiano, che del Grappa e dei suoi soldati, ha fatto il simbolo della patria fede e della patria fortuna. Non morrà!” (ordine dell’armata, 15 novembre). Il generale Giardino non andava ad assumere il comando della nuova armata. Firmato l’armistizio nostro e quello della Germania con gli Alleati, la guerra era finita, e, per ragioni di salute, documentate, chiedeva e otteneva di lasciare il comando. Scompariva, quindi, con la sua armata. I suoi resti riposano nel Sacrario del Monte Grappa, tra il 4° e il 5° girone, in posizione centrale, alla sommità della monumentale scalea che adduce al vertice del monumento, dove, prima di morire nel 1935, aveva espresso il desiderio di essere sepolto tra i suoi soldati della 4a Armata. Sull'ultimo ripiano, a cui si accede dal quarto girone a mezzo delle gradinate che fiancheggiano la tomba del Maresciallo Giardino, sorge un sacello circolare sormontato da una cupola metallica e da una grande croce di acciaio.
Nella cappella, elevata a Santuario, è custodita la statua della Madonnina del Grappa a cui è legata una storia di guerra che narra come essa venne mutilata da una granata nemica nel gennaio 1918..