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Umberto di Savoia e Maria José del Belgio nel giorno delle nozze |
Le nozze tra Umberto di Savoia, Principe di Piemonte, e Maria Josè del Belgio furono celebrate a Roma l'8 gennaio del 1930 nella Cappella Paolina del palazzo del Quirinale. Dopo la funzione gli sposi furono ricevuti da Pio XI, il Papa che l'anno prima aveva stipulato i Patti Lateranensi, nel quadro di un chiaro disgelo fra Regno d'Italia e Vaticano.
La coppia trascorse i primi anni di matrimonio a Torino, dove Umberto comandava il 92º reggimento di fanteria con il grado di colonnello. Maria José non ebbe mai buoni rapporti con i membri di Casa Savoia. La sua provenienza dal più aperto ambiente reale belga e l'educazione di stampo moderno che aveva ricevuto, si scontravano con il rigore della più chiusa monarchia italiana. La più classica educazione e istruzione dello stesso Umberto e, soprattutto, il ligio ossequio del principe all'etichetta, alle regole e all'autorità paterna, furono tutti fattori di ostacolo alla riuscita della sua unione, già non perfetta, con l'erede al trono.
Diverso e sotto alcuni aspetti più felice fu il periodo trascorso da Maria José e Umberto a Napoli, dove essi si trasferirono nel 1933, complici probabilmente l'ambiente umano e il clima. la vita di coppia venne allietata in questo periodo dalla nascita di tre dei loro quattro figli: Maria Pia il 24 settembre 1934; il futuro erede al trono Vittorio Emanuele il 12 febbraio 1937; Maria Gabriella il 24 febbraio 1940. La quartogenita, la principessa Maria Beatrice, nacque a Roma il 2 febbraio 1943.
Acclamato alla nascita "Principe dell'Impero", Vittorio Emanuele ricevette dal nonno il titolo di Principe di Napoli, come d'uso in Casa Savoia per i principi ereditari e loro primogeniti in alternanza con quello storico di Principe di Piemonte, allora attribuito al padre Umberto, in quel momento erede al trono.
Ecco come diede la notizia "Il Gazzettino" del 14 febbraio 1937: "Fino dal pomeriggio di venerdì si diffuse la notizia del lieto evento che ha allietato Casa Savoia e la nazione intera. La cittadinanza tutta lo apprese con legittima esultanza,ed il tricolore ha sventolato ieri dagli edifici pubblici e dalle case private, come sarà esposto oggi e domani, nei quali giorni sarà fatta anche la illuminazione straordinaria. L'amministrazione comunale , interprete della esultanza della cittadinanza nella auspicata circostanza, ha spedito all'aiutante di campo S.A.R. il Principe di Piemonte a Napoli un vibrante telegramma di felicitazioni e di ossequi."
Migliaia furono i telegrammi e le lettere di felicitazioni inviate da tutt'Italia ai reali genitori e tra esse sicuramente quella dell'insegnante di questa classe alla quale, come era d'obbligo, il Primo Aiutante di Campo, Generale di Corpo d'Armata Aldo Aymonino inviò questa foto del Principe di Napoli con i rigraziamenti dei Principi di Piemonte.
Aldo Aymonino, nato il 20 aprile 1880, iniziò la carriera militare nel 1899 presso il Reggimento Lancieri di Novara. Frequentata la Scuola di guerra, prestò servizio di Stato Maggiore presso il Corpo di Stato Maggiore, il IX Corpo d'armata e la Divisione di Milano. Partecipò quindi al conflitto italo-turco ed alla Prima guerra mondiale, nel corso della quale fu successivamente presso la 4ª Divisione di cavalleria, sottocapo di Stato Maggiore del IX Corpo d'armata e addetto al Comando Supremo.
Colonnello nel 1918, comandò dapprima il Reggimento Savoia Cavalleria, assumendo poi la carica di capo di Stato Maggiore del Corpo d'armata di Roma. Generale di Brigata, resse il 3º Comando Supremo di Cavalleria e fu capo del Servizio Ippico e Veterinario del Ministero della Guerra; generale di divisione, comandò la Divisione Trieste e la 2ª Divisione Celere Emanuele Filiberto Testa di Ferro, finché fu nominato 1° Aiutante di campo del Principe di Piemonte. Generale di corpo d'armata, tenne il comando del Corpo d'armata di Firenze, dal quale passò a quello del VII, mobilitato per le operazioni di guerra alla frontiera occidentale. Il 26 gennaio 1941 assunse il comando della Regia Guardia di Finanza che tenne fino al 12 marzo 1945. Decorato di medaglia di bronzo al valor militare e della medaglia mauriziana per merito militare di dieci lustri, fu nominato cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia e dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Morì a Roma il 16 gennaio 1946.