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BASCO GRIGIOVERDE ORIGINALE DA SOTTUFFICIALE DELLA "X MAS"
Prezzo: venduto - cod. nr. 23777
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Bellissimo basco in panno grigio-verde da ufficiale o sottufficiale della "X Mas"  con fregio di secondo tipo in canutiglia dorata e ancoretta centrale in metallo dorato, sottopannata di rosso.  L'intero fregio è sottopannato in stoffa grigioverde.


Sottufficiali anziani e ufficiali furono infatti provvisti, nel corso del 1944, del nuovo fregio della Marina Repubblicana, simile al precedente della Regia Marina ma caricato dell'aquila ad ali spiegate. Questi distintivi venivano ricamati a mano, generalmente impiegando filato di canutiglia dorata, e ne esitevano pertanto di varie dimensioni e fogge.
Spesso la scelta degli attributi da basco dipendeva dai gusti personali dei marò e poteva variare dalle semplici ancore da mostrina per la truppa al fregio in canutiglia dorata recante un'ancora dorata su fondo ovale rosso o blu fino a quello in metallo dorato con aquila, distribuito in pochissimi esemplari.
Il basco è sfoderato, con il suo giro di bitta in panno fissato con lo stesso cotone bianco con il quale sono state effettuate le cuciture sui bordi del basco. E' in ottime condizioni di conservazione e non presenta camolature e/o piccoli strappi dovuti al tempo trascorso e all'uso del basco sicuramente indossato all'epoca.


La storia operativa fino all'otto settembre del 1943 della Decima Flottiglia Mas si riassume brillantemente nel suo medagliere: ventisei medaglie d'oro (di cui dieci alla memoria), una medaglia d'oro allo stendardo della Flottiglia e un'altra allo stendardo del sommergibile Sciré fanno della Decima Flottiglia Mas il reparto militare italiano più decorato, insieme al Terzo Reggimento Bersaglieri.

Il Comandante Borghese ha allo studio una nuova azione a Gibilterra e un'incursione con sommergibili oceanici contro gli Stati Uniti, quando arriva la data fatale dell'otto settembre.


L'armistizio viene appreso per caso, accendendo la radio in caserma a La Spezia. Nessun organo superiore aveva dato comunicazione, anche e soprattutto perché gli organi superiori erano stati i primi a sbandarsi. Borghese rimane legato ai suoi doveri di ufficiale con le sue responsabilità;  e la più importante era quella di salvaguardare non solo l'onore della bandiera, ma prima di tutto i suoi uomini.
A La Spezia i soldati della 305° divisione di fanteria tedesca entrano il mattino del 9 e rapidamente sopraffanno le divisioni Alpi Graie e Rovigo, arrestando anche il comandante della piazza, generale Carlo Rossi. I tedeschi impongono il coprifuoco dalle ore 20 alle 6 del mattino e catturano centinaia di soldati italiani che cercano di andarsene. Sulla caserma della Decima Mas invece continua a sventolare il tricolore, e le sentinelle montano, regolarmente armate, la guardia. Il comandante Borghese ha fatto le sue scelte, e le comunica in assemblea ai suoi uomini: "Chi vuole andare in licenza illimitata è libero. Io resto".


E con questa scelta inizia la seconda parte della storia della Decima Flottiglia Mas: Borghese, come un antico capitano di ventura, si mette direttamente in contatto con i tedeschi. Il suo prestigio, la sua amicizia personale con il comandante della Marina tedesca, Doenitz, e con l'ammiraglio Meendsen-Bohlken, gli consentono di stipulare direttamente un patto con i tedeschi, sancito in un documento che porta le firme del tenente di vascello Max Berninghaus, in rappresentanza del generale SS Karl Wolff, plenipotenziario tedesco per l'Italia del Nord e dello stesso Borghese. In questo singolare contratto si prevede che: 
1. La Decima Flottiglia Mas è un'unità complessa appartenente alla Marina Militare Italiana, con piena autonomia in campo logistico, amministrativo, organizzativo, della giustizia e disciplinare;
2. è alleata delle FF.AA. germaniche con parità di diritti e di doveri;
3. batte bandiera da guerra italiana;
4. con riconosciuto a chi ne fa parte il diritto all'uso di ogni arma;
5. è autorizzata a recuperare ed armare, con bandiere ed equipaggi italiani, le unità italiane che si trovano nei porti italiani; il loro impiego operativo dipende dal comando della Marina da guerra germanica;
6. il comandante Borghese ne è il capo riconosciuto, con i diritti e doveri inerenti a tale incarico.

L'accordo entra subito in vigore, al di fuori di ogni interferenza con le nuove gerarchie fasciste che ancora non esistono e che si formeranno poi nell'effimera struttura della Repubblica di Salò.
Ai tedeschi la Decima piace, perché è un'isola di efficienza nel pressappochismo abituale.
Gli uomini che vi sono accorsi si danno delle regole semplici. Sono lì per l'onore, e coscienti per la gran parte di combattere una guerra persa. Ma vogliono perderla bene, e rinunciando a molti orpelli propri della tradizione militare. Una sola divisa per ogni occasione, ed uguale per tutti, come uguale per tutti è il cibo. Promozioni, solo per merito di guerra. Disciplina autoimposta ma semplice: chi diserta, ruba, saccheggia o commette violenza è passato per le armi.
Tagliata fuori da ogni impiego marittimo, la Decima diviene un insieme di reparti, perlopiù usati dai tedeschi nella guerra contro i partigiani, con lo scopo preciso e dichiarato di proteggere le retrovie dell'esercito germanico, o utilizzati con cinismo sul fronte di battaglia, come il Battaglione Fulmine, immolato a Selva di Tarnova, col compito di fermare l'avanzata del IX Corpus jugoslavo.


Arriviamo alla disfatta. Al fatidico 25 aprile di Milano. Anche qui (e lo potrebbe fare) Borghese non fugge, non scappa, non abbandona i suoi 700 uomini alla caserma di piazzale Fiume. Con Pavolini e con altri gerarchi che stanno mettendosi in viaggio verso Como e il confine, è perfino sprezzante: "io non scappo, io mi arrendo, ma alla mia maniera" e se ne ritorna in caserma.  Alle 15 del pomeriggio del giorno dopo a Milano,  Borghese riunisce tutti i suoi uomini, ufficiali e marinai, ed è di poche parole. "La Decima non si arrende, nè scappa; smobilita solo". Fa suonare tre squilli di tromba per onorare i camerati caduti, fa consegnare ai suoi uomini sei mesi di paga, li scioglie dal giuramento e dà il rompete le righe. 
Sono presenti i comandanti Mario Argenton e Federico Serego del CVL; in accordo con gli alleati garantiscono libertà di movimento e l'immunità a tutti i suoi uomini. Poi Borghese si consegna volontariamente. Viene affidato ai comandanti partigiani Sandro Faini e Corrado Bonfantini che lo nascondono a Milano fino al 11 maggio. Poi viene sottratto alla giustizia milanese (con troppi esaltati giustizieri in circolazione) e viene scortato a Roma dal capitano Carlo Resio e da James Angleton dei servizi segreti e da un influente americano: l'ammiraglio Wheeler Stone, governatore militare in Italia. ( Notizie storiche ricavate dai siti cronologia.it e wilkipedia.it. )

 
 

 5-5-2019