Italia (1919-1939)
BERRETTO BIANCO PER UNIFORME ESTIVA DA MAGGIORE
( COMMISSARIO CAPO ) DEL CORPO DEGLI AGENTI DI PUBBLICA SICUREZZA ANNI '30

Prezzo: Euro 1400,00 - cod. nr. 15244
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Bellissimo ed altrettanto raro berretto bianco originale per l'uniforme estiva da maggiore, equivalente al gradi di Commissario Capo, del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, con fregio frontale in canottiglia dorata sottopannato in nero, scudo sabaudo rosso e nodo Savoia. Realizzato in tessuto gabardine di cotone bianco, è caratterizzato dalla soprafascia con i due galloni dorati e con i bottoni dorati che fissano il soggolo,
La fodera è realizzata in rete di cotone color panna sulla quale è il rombo con il marchio della sartoria che l'ha confezionata: il "Berrettificio Piedimonte 1927 " Roma - Via del Tritone 62.  L'interno è protetto da una fascia para sudore in "marocchino" marrone scuro. Il soggolo è in cuoio nero con due passanti e bottoni dorati. La visiera è realizzata in fibra vulcanizzata nera con la parte inferiore di colore verde scuro. Il berretto e' in eccezionali condizioni di conservazione con i fregi intatti. La taglia è media. 

Prima dell’avvento del fascismo, l’ultima importante riforma della P.S. fu attuata da Nitti nel 1919 con l’abolizione del Corpo delle Guardie di Città, l’istituzione del Corpo degli agenti d’investigazione operanti in abiti civili e della Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza che era organizzata militarmente.
L’organico iniziale di 24.000 uomini salì in due anni a 40.000, per lo più concentrati nel centro nord (7.000 a Roma, 3.000 a Milano altrettanti a Torino). La Regia Guardia affrontò prima il “biennio rosso” con un’ondata mai vista di agitazioni e scioperi. A partire dal 1921 s’affermò lo squadrismo fascista. Dal punto di vista tecnico-operativo la situazione cambiò: non c’erano da fronteggiare solo manifestazioni di tipo tradizionale, conosciute in anticipo anzi annunziate, quando al massimo si usavano le biciclette e raramente armi da fuoco. Gli squadristi erano in buona parte ex-combattenti, si muovevano con autocarri, affluivano da località anche lontane, avevano dimestichezza con armi e bombe. Come ha scritto lo storico De Felice «in questa situazione – anche volendo – la reazione della forza pubblica era necessariamente insufficiente e tardiva».

Le statistiche degli incidenti di piazza sono impressionanti: dal 1° gennaio al 7 aprile del 1921 i morti furono 102 di cui 20 tra la forza pubblica, dall’8 aprile al 14 maggio - in periodo elettorale - le vittime degli scontri ammontarono a 105. Dopo la “Marcia su Roma” il governo Mussolini decise di liberarsi della Regia Guardia con la motivazione che la situazione dell’ordine pubblico migliorava e, “more solito”, bisognava fare economie. Ministro dell’Interno era Mussolini, Sottosegretario Aldo Finzi ucciso nel 1944 alle Fosse Ardeatine, Capo della polizia il gen. De Bono fucilato a Verona durante la R.S.I.

Alla fine del 1922 all’improvviso furono congedati i 40.000 uomini della Regia Guardia e così i Carabinieri rimasero per un po’ unica forza di polizia. La reazione delle guardie regie fu in qualche caso tumultuosa: gli episodi più gravi avvennero a Torino, Genova, Napoli ma un po’ ovunque si dovettero usare le maniere forti per dare corso alla decisione del governo. A Torino le guardie invasero armate il centro città ma la loro disperata protesta fu soffocata nel sangue da carabinieri, reparti di alpini e squadristi armati: a terra rimasero cinque morti e decine di feriti. Nell'ambito della stessa manovra, veniva creata la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

Passarono poco più di due anni ed il governo avvertì l'esigenza di avere a disposizione uno strumento di polizia più malleabile dei Carabinieri (dei quali disturbava sia la dipendenza dal ministero della Guerra sia la incondizionata fedeltà alla Corona). Il 2 aprile 1925 con due distinti decreti-legge si pose mano ad una radicale riforma. Il ruolo specializzato dell'Arma dei Carabinieri per i servizi di investigazione e di indagine, tecnici e di vigilanza nonché la Scuola tecnica di polizia per l'abilitazione ai servizi del ruolo specializzato, passarono alla diretta dipendenza del Ministero dell'Interno, a decorrere dal 1° luglio 1925. L'organico dell'Arma fu ridotto a 60.000 uomini. Contestualmente, fu istituito il Corpo degli agenti di Pubblica Sicurezza composto di 12000 uomini, nel quale confluirono gli appartenenti al predetto ruolo specializzato. Militarmente organizzato venne ripartito in Divisioni, Compagnie, Tenenze e Stazioni. Si componeva anche di un reparto a cavallo di stanza nella capitale, di reparti auto-motociclisti e carri veloci leggeri, di uno speciale reparto di frontiera, di Stazioni di Agenti di mare con sede nelle Città marittime più importanti e di una scuola Tecnica con sede in Roma. Successivamente fu istituita un’altra scuola a Caserta e una scuola nautica per gli Allievi di mare a Pola.

Gli Agenti di PS indossavano, a seconda del servizio svolto, uniformi diverse. Nelle cerimonie o parate portavano la Grande Uniforme, in panno nero e opportune decorazioni tra cui inserti cremisi; nei servizi quotidiani si utilizzava una uniforme detta “ridotta”, in quanto più idonea al servizio svolto e meno vistosa, per le occasioni di gala e nel periodo estivo la giacca bianca. Per i servizi di caserma o per le esercitazioni invece gli Agenti indossavano una divisa di panno grigio verde.
Il Ministero dell'Interno riaveva così, dopo la Regia guardia, un corpo armato alle sue dipendenze dirette. Si consentì anche, per straordinarie esigenze di servizio, che fossero conferite le funzioni di Questore a persone estranee all'amministrazione di pubblica sicurezza e affidati a estranei incarichi speciali per indagini riservate, secondo valutazioni discrezionali del Capo della polizia, che fissava anche il compenso. Con circolare del 4 agosto 1925 venne chiesto ai prefetti, per un migliore controllo della vita sociale, di organizzare un servizio di informatori fiduciari, accuratamente selezionati, per seguire "gli atteggiamenti e i propositi dei partiti sovversivi". Nello stesso tempo si pensò al potenziamento del Servizio speciale riservato per il controllo delle comunicazioni telefoniche. Al Viminale le apparecchiature di intercettazione furono provvisoriamente sistemate in locali al primo piano, fuori dalla vista di estranei. Diresse in quegli anni il servizio il Vice questore Michele Di Guglielmo, poi il pari grado Salvatore Introna. Erano controllati ex Presidenti del Consiglio, alti prelati vaticani, generali ed ammiragli, giornalisti, avvocati, letterati. Erano ascoltate e stenografate persino le telefonate di Mussolini ( come si vede niente di nuovo sotto il sole! ).

Capo della Polizia era stato nominato Francesco Crispo Moncada il quale preferiva servirsi di persone che, durante la Grande Guerra, avevano fatto parte dei servizi di polizia militare e controspionaggio. Ai migliori collaboratori spettava di sorvegliare i dirigenti fascisti meno affidabili. Il Capo della polizia avviò la riorganizzazione della Direzione generale della Pubblica Sicurezza ed ebbe come vice Elfrido Ramaccini che ottenne successivamente la nomina a prefetto. Già durante la 1ª guerra mondiale aveva operato presso il Ministero dell'Interno un servizio speciale di investigazione, affidato a Giovanni Gasti. Crispo Moncada in qualche modo lo riesumò servendosi dell'Ispettore generale Battioni, tecnico di vasta esperienza. Il successivo Capo della polizia Bocchini organizzò gli "Ispettorati speciali", etichettati in seguito con l'acronimo O.V.R.A. (Opera di vigilanza e repressione antifascista).
In quegli anni, la Divisione affari generali e riservati del Ministero dell'Interno, affidata prima a Filippo Ravenna e poi a Giuseppe Marzano, era organizzata in tre sezioni: 1ª Ufficio riservato speciale per il movimento sovversivo, la stampa sovversiva, le associazioni sovversive - 2ª Ordine pubblico, stampa non sovversiva, associazioni in genere, viaggi dei sovrani ed alti personaggi, revisione cinematografica - 3ª Stranieri, cittadinanza, affari vari.

Dopo una serie di attentati falliti a Mussolini la posizione di Crispo Moncada divenne insostenibili. Mussolini si riprese il ministero dell'Interno ( in precedenza affidato a Federzoni ) e come nuovo Capo della polizia scelse Bocchini prefetto di Genova, uomo pratico ed astuto, "tecnico" per eccellenza, apprezzato anche da Augusto Turati, all'epoca segretario del P.N.F., per l'opera prestata alla prefettura di Brescia. A chi gli chiedeva se fosse fascista, Bocchini rispondeva con la battuta: "Sono fascista fin dalle fasce". Quando successe a Crispo Moncada, Arturo Bocchini organizzò ancora meglio i servizi di polizia, costituì la Segreteria del Capo della Polizia (curava in particolare la corrispondenza particolare, l'apertura e lo smistamento della posta corrente) e la Divisione polizia politica (si occupava di polizia segreta, servizio fiduciario, investigazione politica, spese di pubblica sicurezza e confidenziali).
Le spese per la sicurezza pubblica che sino al 1926 si erano mantenute stabili, nei successivi quattro anni passarono da 134 milioni a più di un miliardo di lire del tempo. Più che rapine ed omicidi alla Direzione generale della Pubblica Sicurezza destavano allarme e preoccupazione le offese al duce, le emigrazioni clandestine o una qualsiasi attività antifascista. In questi casi, arrivavano gratifiche e promozioni per i funzionari diligenti ovvero punizioni e trasferimenti per i pigri. Ma la polizia evitò sempre la completa fascistizzazione, come dimostrarono gli avvenimenti del 25 luglio 1943.
La guerra condusse le forze di polizia ad aggiornare le proprie finalità d'impiego, per far fronte a situazioni di ordine pubblico ovviamente eccezionali. In questo, è stato notato, lo zelo repressorio fu portato quasi fisiologicamente a scadere, registrandosi un'infinito numero di reati comuni commessi per reali cause di grave necessità, mentre per quanto riguardava i reati politici la competenza era stata quasi completamente ceduta alle forze militari.
Il 6 settembre 1943, quando l'armistizio di Cassibile era già stato firmato in segreto, prima di darne notizia pubblica era stata sciolta la Milizia, riconferendo tutte le sue principali funzioni alla polizia.
Il 2 novembre 1944, interrompendo la tradizione che aveva visto la polizia sempre come corpo civile armato (salvo nel periodo del breve assorbimento nell'Arma dei Carabinieri), con un decreto legislativo luogotenenziale, venne nuovamente istituito il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, che aveva stavolta status di corpo militare.
( Notizie storiche tratte dal sito di "Wilkipedia" e da "Storia in Network" )  ) 

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 20-7-2010