| Italia (1919-1939) |
| BERRETTO BIANCO PER UNIFORME ESTIVA DA MAGGIORE ( COMMISSARIO CAPO ) DEL CORPO DEGLI AGENTI DI PUBBLICA SICUREZZA ANNI '30 |
| Prezzo: Euro 1400,00 - cod.
nr. 15244 |
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Bellissimo ed altrettanto raro berretto bianco originale per l'uniforme estiva da maggiore, equivalente al gradi di Commissario Capo, del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, con fregio frontale in canottiglia dorata sottopannato in nero, scudo sabaudo rosso e nodo Savoia. Realizzato in tessuto gabardine di cotone bianco, è caratterizzato dalla soprafascia con i due galloni dorati e con i bottoni dorati che fissano il soggolo, Le statistiche degli incidenti di piazza sono impressionanti: dal 1° gennaio al 7 aprile del 1921 i morti furono 102 di cui 20 tra la forza pubblica, dall’8 aprile al 14 maggio - in periodo elettorale - le vittime degli scontri ammontarono a 105. Dopo la “Marcia su Roma” il governo Mussolini decise di liberarsi della Regia Guardia con la motivazione che la situazione dell’ordine pubblico migliorava e, “more solito”, bisognava fare economie. Ministro dell’Interno era Mussolini, Sottosegretario Aldo Finzi ucciso nel 1944 alle Fosse Ardeatine, Capo della polizia il gen. De Bono fucilato a Verona durante la R.S.I. Alla fine del 1922 all’improvviso furono congedati i 40.000 uomini della Regia Guardia e così i Carabinieri rimasero per un po’ unica forza di polizia. La reazione delle guardie regie fu in qualche caso tumultuosa: gli episodi più gravi avvennero a Torino, Genova, Napoli ma un po’ ovunque si dovettero usare le maniere forti per dare corso alla decisione del governo. A Torino le guardie invasero armate il centro città ma la loro disperata protesta fu soffocata nel sangue da carabinieri, reparti di alpini e squadristi armati: a terra rimasero cinque morti e decine di feriti. Nell'ambito della stessa manovra, veniva creata la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Passarono poco più di due anni ed il governo avvertì l'esigenza di avere a disposizione uno strumento di polizia più malleabile dei Carabinieri (dei quali disturbava sia la dipendenza dal ministero della Guerra sia la incondizionata fedeltà alla Corona). Il 2 aprile 1925 con due distinti decreti-legge si pose mano ad una radicale riforma. Il ruolo specializzato dell'Arma dei Carabinieri per i servizi di investigazione e di indagine, tecnici e di vigilanza nonché la Scuola tecnica di polizia per l'abilitazione ai servizi del ruolo specializzato, passarono alla diretta dipendenza del Ministero dell'Interno, a decorrere dal 1° luglio 1925. L'organico dell'Arma fu ridotto a 60.000 uomini. Contestualmente, fu istituito il Corpo degli agenti di Pubblica Sicurezza composto di 12000 uomini, nel quale confluirono gli appartenenti al predetto ruolo specializzato. Militarmente organizzato venne ripartito in Divisioni, Compagnie, Tenenze e Stazioni. Si componeva anche di un reparto a cavallo di stanza nella capitale, di reparti auto-motociclisti e carri veloci leggeri, di uno speciale reparto di frontiera, di Stazioni di Agenti di mare con sede nelle Città marittime più importanti e di una scuola Tecnica con sede in Roma. Successivamente fu istituita un’altra scuola a Caserta e una scuola nautica per gli Allievi di mare a Pola. Gli Agenti di PS indossavano, a seconda del servizio svolto, uniformi diverse. Nelle cerimonie o parate portavano la Grande Uniforme, in panno nero e opportune decorazioni tra cui inserti cremisi; nei servizi quotidiani si utilizzava una uniforme detta “ridotta”, in quanto più idonea al servizio svolto e meno vistosa, per le occasioni di gala e nel periodo estivo la giacca bianca. Per i servizi di caserma o per le esercitazioni invece gli Agenti indossavano una divisa di panno grigio verde. Capo della Polizia era stato nominato Francesco Crispo Moncada il quale preferiva servirsi di persone che, durante la Grande Guerra, avevano fatto parte dei servizi di polizia militare e controspionaggio. Ai migliori collaboratori spettava di sorvegliare i dirigenti fascisti meno affidabili. Il Capo della polizia avviò la riorganizzazione della Direzione generale della Pubblica Sicurezza ed ebbe come vice Elfrido Ramaccini che ottenne successivamente la nomina a prefetto. Già durante la 1ª guerra mondiale aveva operato presso il Ministero dell'Interno un servizio speciale di investigazione, affidato a Giovanni Gasti. Crispo Moncada in qualche modo lo riesumò servendosi dell'Ispettore generale Battioni, tecnico di vasta esperienza. Il successivo Capo della polizia Bocchini organizzò gli "Ispettorati speciali", etichettati in seguito con l'acronimo O.V.R.A. (Opera di vigilanza e repressione antifascista). Dopo una serie di attentati falliti a Mussolini la posizione di Crispo Moncada divenne insostenibili. Mussolini si riprese il ministero dell'Interno ( in precedenza affidato a Federzoni ) e come nuovo Capo della polizia scelse Bocchini prefetto di Genova, uomo pratico ed astuto, "tecnico" per eccellenza, apprezzato anche da Augusto Turati, all'epoca segretario del P.N.F., per l'opera prestata alla prefettura di Brescia. A chi gli chiedeva se fosse fascista, Bocchini rispondeva con la battuta: "Sono fascista fin dalle fasce". Quando successe a Crispo Moncada, Arturo Bocchini organizzò ancora meglio i servizi di polizia, costituì la Segreteria del Capo della Polizia (curava in particolare la corrispondenza particolare, l'apertura e lo smistamento della posta corrente) e la Divisione polizia politica (si occupava di polizia segreta, servizio fiduciario, investigazione politica, spese di pubblica sicurezza e confidenziali). |
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| 20-7-2010 |