Italia (1919-1939)
STUPENDO BREVETTO ORIGINALE "ATLANTICI" DELLA REGIA AERONAUTICA MARCATO JOHNSON CON LA SUA SCATOLA "CRAVANZOLA"
Prezzo: Euro 2300,00 - cod. nr. 23699
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La cartolina della Crociera del Decennale disegnata da Luigi Martinati

(Firenze, 1893 – Roma, 1983)

La colonna eretta nel quartiere della Fiera Internazionale di Chicago nel 1933 in onore di Italo Balbo e degli Atlantici e tuttora esistente
Parte dell'incisione ancora presente sulla base della colonna

Bellissimo e rarissimo esemplare ufficiale del brevetto originale della Regia Aeronautica, modello 1937, riservato ai piloti che lo avevano conseguito attraversando l'Oceano Atlantico in una delle crociere ideate e guidate da Italo Balbo. Questo esemplare faceva parte dei cimeli di un trasvoltore napoletano, insieme ad altri ricordi della trasvolata, ed era stato gelosamente custodito nella sua rarissima scatolina d'epoca del gioielliere Cravanzola di Roma che lo aveva ufficialmente distribuito.


Il distintivo da petto e' costituito da un'aquila in lega metallica dorata, sormontata dalla corona reale, caricata al centro da una "A" azzurra.  Coniate separatamente sono unite tra loro da una saldatura. Il distintivo è stato dorato e lavorato con la pietra pomice per mettere in risalto alcuni particolari. Smalto azzurro della "A" e doratura sono perfetti.
L'aquila coronata tiene tra gli artigli il fascio littorio, in netto anticipo sulle future disposizioni relative a tutti i brevetti da pilota realizzati dopo il 1937 e fino all'8 settembre 1943. Sul retro vi è il marchio del fabbricante "S. Johnson" di Milano, unico a possedere il brevetto di fabbricazione, e lo spillo di sicurezza del tipo a stantuffo presente nella maggior parte dei brevetti da pilota dell'epoca. Il meccanismo di chiusura è perfettamente funzionante.
Si tratta di una delle migliori realizzazioni dell'epoca fascista, un perfetto connubio di grafica e lavorazione che ha reso tali rari distintivi tra i più ambiti dai più importanti collezionisti del settore. Da non confondersi con distintivi non firmati da Johnson che devono considerarsi dei semplici gadget di libera vendita.


Il Regolamento sull'uniforme della Regia Aeronautica (OD-4) del 1937 ribaltò la precedente situazione stabilendo che la testa dell'aquila fosse rivolta verso sinistra e che l'aquila fosse in metallo, stilizzata e con un fascio littorio tra i rostri, aggiungendo in particolare: "Per i piloti militari della R.Aeronautica che abbiano attraversato in volo l'Oceano Atlantico, il distintivo è costituito da una "A" alta millimetri 6 e larga millimetri 7, in smalto azzurro, sovrapposta all'aquila del distintivo di pilota militare, al di sotto della Corona Reale."
Per gli specialisti fu invece previsto un distintivo da petto in stoffa con la sola "A": "Per i militari specialisti della R.Aeronautica che abbiano attraversato in volo l'Oceano Atlantico, il distintivo è costituito da una "A" alta 15 mm e larga altrettanto, ricamata di seta azzurra sulla giubba al disopra ed al centro dei nastrini delle decorazioni."


I distintivi "speciali" di Pilota Militare cessarono di essere consegnati a partire dal 1939, quando fu riconosciuto che il progresso aeronautico aveva ormai permesso ai velivoli di linea di raggiungere normalmente quelle prestazioni che, anni prima, erano considerate di eccezionalità tale da riconoscere ai piloti una particolare distinzione.
Coloro che ne furono destinatari mantennero tuttavia il diritto di indossarli e tale diritto fu mantenuto fino ai giorni nostri. Infatti tutte le successive edizioni della OD 4 sino alla versione attualmente in vigore, hanno mantenuto l'aquila caricata dalle lettere corrispondenti alla specialità , vincolandone però l'uso a "coloro che ne ottennero la concessione prima del 31 dicembre 1939".
Le aquile mod. 1937, nelle diverse varianti dovute alle case costruttrici, rimasero in uso fino al settembre 1943, quando in conseguenza della caduta del Fascismo e della firma dell'Armistizio, subirono modifiche dettate dalla divisione del Paese in Regno d'Italia al sud e Repubblica Sociale Italiana al nord.


Tutto ebbe inizio nel 1928 quando Italo Balbo, sottosegretario di Stato per l'Aeronautica, in un discorso alla camera dei deputati, sottolineò l'importanza dei raid aerei collettivi per "arricchire il personale navigante non soltanto di esperienze preziose in cielo, di clima e di paesi lontani ma di una pratica necessaria per il volo di massa". Motivazioni che avrebbero dato lustro alla blasonata aviazione italiana che gia' aveva collezionato numerose imprese,vedi quella di De Pinedo ed il suo "Gennariello".
Nel 1931 queste frasi divennero realta' e Balbo con la sua squadriglia apri' un nuovo capitolo nella storia delle trasvolate, volando per complessive 61 ore e mezzo di volo in sette tappe da Orbetello a Rio de Janeiro.

Al termine di questa prima impresa, Balbo aveva cominciato da subito a lavorare per la crociera del decennale della creazione della Real Aeronautica (1923-1933). Si pensa ad un'impresa ancora piu' spettacolare, il giro del mondo ma le conseguenze del conflitto cino-giapponese fanno "ripiegare" lo stato maggiore dell'aeronautica ad un'altra impresa ugualmente spettacolare : il raid Roma-Chicago.
Furono convocati circa duecento piloti ad una selezione per determinare quali fossero gli "atlantici" (nome propagandistico del regime) che alla fine risultarono cento e furono avviati alla scuola di navigazione di Orbetello per imparare le nuove tecniche di pilotaggio tra cui il "volo cieco".
Il tragitto previsto era quello dell’Atlantico settentrionale, più difficile rispetto a quello dell’Atlantico meridionale.

I due anni che separavano dall' avvenimento vennero dunque trascorsi nei preparativi, nelle esercitazioni ed addestramenti meticolosi. Il "Siai Marchetti S.55TA" venne modificato e divenne S.55X (dove la X sta per decennale) dotato di serbatoi di piu ampie dimensioni e con un nuovo motore: l’Isotta Fraschini Asso 11 R di 750 cavalli.
La mattina del 30 Giugno 1933 Balbo ordina la partenza e tutte le squadriglie accendono i motori e alle 5:39 con la squadriglia di Balbo in testa si levano in volo tutti i venticinque equipaggi comandati rispettivamente dai comandanti di squadriglia: Gen Pellegrini, Cap.Nannini, Cap.Baldini, Cap Giordano, Cap.Recagno, Cap.Biani, TenCol.Longo.
I ventiquattro idrovolanti seguirono questo percorso, costellato da un solo ma, purtroppo, mortale incidente nel quale perse la vita il motorista Quintavalle: partenza da Orbetello per arrivare ad Amsterdam (1000 Km), da qui con altri 1000 Km si arrivò a Londonderry nell’Irlanda del Nord.
Di seguito, rotta per Reykjavik in Islanda (1500 Km) e da qui la partenza per la trasvolata vera e propria; 2400 Km di oceano per giungere a Cartwright sulle coste del Labrador in Canada.
All’arrivo in Canada il numero dei trasvolatori dell’Atlantico settentrionale passò di colpo da 28 a 127 e l’aeronautica italiana divenne leggendaria in tutto il mondo.
A questo punto, con brevi e trionfali tappe, gli Atlantici fecero il giro del Nord degli Stati Uniti, Montreal, Chicago e New York, per godersi i festeggiamenti che furono veramente impressionanti.
La prima tappa a Chicago, dove si svolgeva l’esposizione universale e si doveva inaugurare il monumento a Colombo; strade straripanti di folla salutarono la giornata che il sindaco proclamò "Italo Balbo’s day".
Al generale Balbo venne intitolata la settima strada ed una targa fu posta sotto il monumento a Colombo. Inoltre Balbo fu protagonista di una cerimonia curiosa; l’incoronamento rituale da parte dell’anziano capo di una tribù Sioux che, postogli un grosso diadema di penne sul capo, lo investì del titolo di "grande capo Aquila Volante". (Finita la guerra accadde che venne nominato ambasciatore a Washington Alberto Tarchiani, il quale era stato uno dei fondatori di Giustizia e Libertà. Avendo in particolare odio le due targhe celebranti l’impresa di Italo Balbo nel 1933, e ovviamente stizzito che un fascista avesse potuto ricevere tali onori all’estero, chiese ufficialmente al sindaco di Chicago che queste venissero rimosse. Lo stupitissimo sindaco americano a tale inusitata richiesta, chiese: "Perché, Balbo non ha trasvolato l’Atlantico?").

Ancora più faraonici i festeggiamenti a New York che contava allora 1.070.000 abitanti di origine italiana: per gli emigranti, partiti da condizioni miserevoli in patria e ancora sofferenti per aver dovuto lasciare la propria terra, era l’occasione per tornare ad essere assolutamente fieri di essere italiani.
Balbo tenne un discorso al Madison Square Bowl gremito da 200.000 persone deliranti (e altrettante fuori), che iniziò con "Italiani di New York, camerati nostri, gente del mio sangue e della mia fede!......per le vie del cielo , da Roma all’America, noi vi portiamo il saluto dell’Italia e di Mussolini.", proseguendo con "siate fieri di essere italiani" e ancora "Mussolini ha chiuso il tempo delle umiliazioni: essere italiani è un titolo d’onore". Parole che sicuramente toccarono nel vivo i cuori semplici degli italiani d’America.
Dopo essere stato ricevuto anche da Roosvelt a Washington e terminati tutti i festeggiamenti gli idrovolanti fecero rotta verso casa seguendo la direttrice delle Azzorre, dove per un'altro tragico incidente perse la vita il Tenente Squaglia, una trasvolata di 2700 Km, da cui giunsero a Lisbona per poi far rotta verso Roma.
Qui ancora una accoglienza trionfale dopo l’ammaraggio sul sacro fiume Tevere; Balbo sfilò sotto l’arco di Costantino, come i generali Romani che avevano conquistato terre nuove alla grandezza di Roma, e gli venne consegnato il bastone di "Maresciallo dell’aria"
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( Notizie storiche tratte dal sito "Cronologia - 2000 Anni di Storia" ) http://www.cronologia.it 
 
 
Chicago - Il gen. Balbo e' nominato Capo degli Indiani Sioux  
 
Gli Atlantici passano in Via dell'Impero, cosparsa di foglie d'alloro, sotto una selva di gagliardetti
 
 

12-4-2019