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| Milano, aprile 1945, presidio stradale del Battaglione Luigi Russo |
Bellissima e rarissima cartolina originale , viaggiata in franchigia militare il 18 marzo 1945, e realizzata dal disegnatore Dante Coscia nel 1944 per conto del Nucleo Propaganda della R.S.I. per essere utilizzata in franchigia da tutti i militari. La cartolina, stampata negli anni 1944/45 riproduce la figura di un ardito della Legione Autonoma "Ettore Muti" in assetto di combattimento, con alle spalle un'aquila ad ali spiegate e sullo sfondo il profilo di Ettore Muti. In alto il motto della Legione "siam fatti così!" ed in basso la frase "PRENDETECI COME SIAMO E QUANDO VOGLIAMO". Con lo stesso soggetto fu stampato anche un manifesto che, con la cartolina, si proponeva di incentivare l'arruolamento di giovani volontari nella Legione.
La cartolina era stata indirizzata "al Duce d'Italia" presso il "Quartiere Generale" e spedita dall'Ardito Gilberto Fontana del Battaglione di Riserva "Luigi Russo". Il Battaglione fu costituito il 1º luglio 1944 e, intitolato all'ardito Luigi Russo, fu posto al comando del capitano Carlo Bonomi. In luglio, a seguito allo scioglimento di tutti i battaglioni "ausiliari" in esso confluirono tutti gli arditi che non intendevano smobilitare in attesa di essere destinati ad una compagnia operativa. Si occupò dell'ordine pubblico a Milano creando presidi stradali. Ed infatti l'indirizzo indicato sulla cartolina è quello di Via Rovello 2, dove si trovava il comando della L.A.M.
Era un'usanza abbastanza diffusa tra i militi della RSI, quella di inviare cartoline di saluto al Duce, pur sapendo che ben difficilmente sarebbero state viste dal destinatario. Nella parte riservata al messaggio troviamo scritto: "I ragazzi di Poncy Casalini sempre presenti. W il Duce. T.I.R.E.M." Seguono la firma ed un piccolo disegno stilizzato
che richiama lo stemma della Muti, costituito da un fascio repubblicano verticale e due gladi incrociati. Questa frase lascia supporre che il nostro ardito fosse stato alle dirette dipendenze del Comandante Conte Giovanni Battista Poncy Casalini, cioè fosse uno dei cinque giovani militi della Muti distaccati a Malcesine, presso il Comando del misterioso "Ufficio stralcio Zeta-A", l'organizzazione voluta da Mussolini a Salò, nella primavera del 1944, per difendere l'identità italiana dell'Alto Adige. Né il partito fascista, né il suo capo potevano comparire direttamente in un'iniziativa militare ancor più radicale di quella avviata in Friuli con i partigiani della Osoppo; e nella quale è previsto non il coordinamento tra forze armate «nemiche», ma l'armamento diretto di nuclei partigiani a carattere «apolitico» e «nazionale» Negli ultimi mesi di guerra ci fu anche la fornitura di armi - anche attraverso la Decima Mas - ad alcune formazioni partigiane di orientamento nazionale. Armi che dovevano servire a contrastare i tedeschi. Carlo Rivolta, uno dei cinque giovani militi della Muti distaccati a Malcesine, racconta in un suo libro: "il 4 giugno 1944 Casalini fa una puntata a Verona e ritira presso lo Stab Waldemar - ufficio tedesco del controspionaggio - un documento che riguardava papa Pio XII e che che provava l'esistenza di un piano dei nazisti rivolto contro il papa. Il 5 giugno 1944, un giorno dopo la caduta di Roma in mano agli Alleati, i tedeschi invitano a pranzo Casalini e l'autista allo Stab Waldemar, poi il comandante e gli altri, cioè il suo autista Beppe Meschiari e Gianni Asti, ripartono per Malcesine. La sera cenano in una villa posto-tappa tedesco, tra Peschiera e Castelnuovo. In auto sono messi: davanti l'autista e il comandante Casalini con il mitra in piedi tra le gambe pronto all'uso, dietro Gianni Asti sdraiato con la borsa del comandante. All'altezza di una grande curva la macchina esce di strada e si schianta contro un albero: il comandante e il suo autista muoiono sul colpo… Quando rinviene l'Asti c'è la macchina con dentro i morti ancora. Tutti gli effetti personali che c'erano in auto sono sparsi in giro nel raggio di cento metri. C'è proprio tutto quanto stava sulla macchina, salvo una cosa: la borsa del comandante Casalini, con quel documento su Pio XII ritirato a Verona”. "Che l'“incidente” a Casalini sia stato un attentato organizzato dai tedeschi dello Stab Waldemar, ce l'ha confermato Caesar ( un personaggio tedesco romanzesco ), quando l'abbiamo incontrato una volta alla stazione Centrale di Milano, negli anni '50", aggiunge Rivolta: "Ci ha detto che secondo quel che sapeva non era stato un incidente, ma il risultato di un sabotaggio perché l'autista Beppe Meschiari era stato drogato alla villa del posto-tappa tedesco, tra Peschiera e Castelnuovo, dove avevano cenato. E anche l'apparato dello sterzo dell'auto del comandante Casalini sarebbe stato manomesso per provocare l'“incidente”.