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| Addis Abeba - 1940 - Alla vigilia della guerra, il colonnello ( Questore ) Umberto Presti parla ai sottufficiali della PAI. La calotta circolare del berretto doveva essere assolutamente piatta. |
Bellissimo berretto rigido appartenuto ad un Colonnello della Polizia dell'Africa Italiana, in eccezionali condizioni di conservazione. Come si può vedere dall'organico più sotto pubblicato, i colonnelli ( Questori ) della P.A.I. in Africa erano solamente 14, il che rende questo berretto uno dei più rari dell'unifomologia italiana.
Il berretto, esclusivo della PAI, è chiaramente ispirato a modelli inglesi. Da notare le dimensioni particolari dell'aquila che non invade la calotta, a differenza dei fregi delle altre Forze armate. Il berretto doveva rimanere così ed era proibitissimo modificarne la forma; il diametro superiore della calotta doveva essere maggiore di quello inferiore dai sette ai dieci centimetri. L'aquila della PAI per il berretto degli ufficiali, misura 65 x 45 mm. Corona reale, scudo sabaudo e nodo di Savoia dichiarano apertamente la vocazione monarchica della PAI. Tra le tante aquile della uniformologia italiana di tutti i tempi, questa, ad ali abbassate, è una delle più raccolte ed armoniose, specie se la paragoniamo ad altre aquile dell'epoca. Il berreto è di taglia medio/piccola, circa 56 cm. ma è di grandissimo impatto, probabilmente uno dei più belli presentati su questo sito.
Il "Regolamento sull'uniforme", approvato dal Ministero delle Colonie il 1° novembre 1937 e rimasto pressocchè invariato fino alla soppressione del Corpo, prevedeva delle uniformi moderne ed eleganti per l'epoca, eguali per tutti i gradi a prescindere dai distintivi. Sia la foggia che la stoffa erano infatti le stesse per il Comandante generale e per l'Allievo guardia. Tanto la divisa ordinaria "diagonale" cachi ( confezionata su misura per tutti ) che quella da campagna di foggia sahariana, rappresentavano capi di vestiario di un certo pregio se paragonati a quelli degli altri Corpi.
Erano previsti quattro tipi di uniformi: da campagna, ordinaria, grande uniforme e da società. Le prime tre uniformi erano previste di colore kaki ( bianche per le zone calde ) mentre l'uniforme da società , riservata ai soli ufficiali, era in panno blu scuro con distintivi di grado sulle manopole ma, per le zone calde, poteva essere utilizzata la grande uniforme bianca con qualche accessorio aggiunto.
Il Consiglio dei Ministri del 4 luglio 1936, stabilì ufficialmente la costituzione di un Corpo di Polizia Coloniale, poi formalizzata giuridicamente con l'emanazione del Regio decreto-legge del 14 dicembre 1936 n.2374. L'organismo che si andava creando era chiamato a fronteggiare le nuove esigenze e doveva essere caratterizzato da specifiche qualità di preparazione e di idoneità tecniche.
Si voleva disporre di una forza di pubblica sicurezza che nei territori dell'impero potesse fronteggiare tutti quei problemi che non potevano essere risolti dai carabinieri i cui organici nelle colonie, erano piuttosto contenuti. Al tempo stesso il nuovo Corpo avrebbe assunto tutte le funzioni di polizia coloniale, escludendo da tale campo Carabinieri, Finanza e Forestale che avrebbero dovuto mantenere solo le mansioni pertinenti alle loro precipue attività istituzionali .
Il 25 gennaio 1937 veniva nominato il capo della polizia coloniale nella persona di Riccardo Maraffa, colonnello di artiglieria che, con questo incarico, assumeva una qualifica equiparata al grado di generale di divisione.
Si trattava di un ufficiale di quarantasette anni ritenuto in possesso di grandi capacità di organizzatore e dotato di vasta cultura.
Era nato in provincia di Gorizia da famiglia di tradizioni militari, di origine piemontese. Viene ricordato dai suoi collaboratori come un organizzatore nato, ricco di intuizioni in anticipo sui tempi, lavoratore accanito. l predetto ufficiale aveva avuto modo di maturare una notevole esperienza nel settore dell'amministrazione delle colonie, avendo ricoperto per diversi anni l'incarico di capo dell'Ufficio Militare nell'ambito del ministero delle Colonie.
A lui viene unanimamente riconosciuto il merito di avere creato, grazie alle sue spiccate doti personali, una struttura organizzata ed efficiente, rafforzata da un saldo spirito di corpo. Si era battuto per assicurare alla PA.I. quanto di meglio si potesse reperire in fatto di armamenti, vestiario ed equipaggiamento (invidiati dalle altre forze armate) ed, inoltre, ebbe modo di avvalersi di personale particolarmente selezionato (ufficiali, sottufficiali e guardie) attraverso rigorose procedure concorsuali.
( Notizie storiche ricavate dal sito "CSP Storia della Polizia" e dal volume "PAI" di Raffaele Girlando edito da Italia Editrice )